Rendimento del 12,5% cumulabile in sterline con l’obbligazione callable di Barclays

L’emittente inglese mette sul mercato un’obbligazione ad altissimo rendimento, un Fixed Rate Callable con Isin XS3256660302, richiamabile dal primo anno. La durata massima è 25 anni ma sul mercato è sempre rivendibile e ogni anno cumula delle cedole del 12,50% in sterline.
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Rendimento del 12,50% annuo in sterline (GBP) e richiamabile in anticipo con durata massima 25 anni: il nuovo bond callable di Barclays con Isin XS3256660302, strutturato come zero coupon è tra i titoli con un ritorno più elevato nella propria categoria. L’investimento prevede un taglio minimo di 1.000 sterline, rendendolo accessibile anche alla clientela retail con una soglia contenuta rispetto ad altre emissioni in valuta britannica.
Il bond incorpora un’opzione di rimborso anticipato a discrezione dell’emittente già al termine del primo anno di vita. In uno scenario di riduzione dei tassi di interesse nel Regno Unito, Barclays avrebbe convenienza a esercitare il richiamo anticipato e rifinanziarsi a condizioni più favorevoli, chiudendo prima della scadenza naturale l’obbligazione. Questo è uno scenario positivo per l’investitore perché prima richiama Barclays, maggiore sarà il rendimento implicito del bond come vedremo dalla tabella più avanti.
Per l’investitore orientato al mantenimento fino a scadenza, la struttura consente di trasformare un capitale iniziale di 1.000 sterline in un rimborso alla scadenza naturale dei 25 anni previsti pari a 4.125 sterline. In alternativa, l’investitore può uscire in qualsiasi momento cedendo il titolo al corso tel quel, quindi a un prezzo che incorpora anche le cedole maturate fino a quel momento. In caso di calo dei tassi e a parità di solidità dell’emittente, il prezzo del bond tenderà ad aumentare in caso di rialzo a scendere.
Incasso fino a 4.125 sterline su 1.000 investite in 25 anni
In un contesto segnato da minacce di guerre commerciali combattute a colpi di dazi, da un lato, e dall’altro una concorrenza spietata sui prezzi dalla Cina, la crescita economica in tutta Europa langue, soprattutto quando i tavoli diplomatici si trasformano in arene negoziali ad alta tensione. In presenza di persistenti incognite tariffarie e probabili contraccolpi sulla crescita, inflazione e tassi, i rendimenti dei titoli governativi potrebbero ridursi con l’avanzare del ciclo di allentamento monetario da parte delle banche centrali.
La risposta più efficace all’aumento dell’incertezza resta una diversificazione ben costruita del portafoglio, che includa anche obbligazioni bancarie. Si tratta di una soluzione adatta a chi ricerca rendimenti superiori rispetto ai titoli di Stato, mantenendo un profilo di rischio più contenuto rispetto all’azionario, che dall’inizio dell’anno ha mostrato una volatilità significativa. Anche l’esposizione a valute diverse dall’euro può rappresentare un’opportunità, purché il rapporto tra rischio e rendimento risulti equilibrato.
In questa direzione si inserisce la nuova obbligazione in sterline collocata in Italia da Barclays, denominata GBP 25y Fixed Rate Callable Notes, codice Isin XS3256660302, con una durata naturale di 25 anni e possibilità di rimborso anticipato a discrezione dell’emittente, dopo i primi dodici mesi. L’elemento distintivo è il rendimento del 12,50% annuo lordo (zero coupon), con cedole cumulabili all'interno del prodotto lungo l’intero orizzonte temporale. Il titolo è negoziabile dal 18 febbraio sul segmento Bond-X di EuroTLX di Borsa Italiana ed è accessibile alla clientela retail con un taglio minimo di 1.000 sterline.
L’emittente è Barclays Bank PLC (Barclays), attualmente nella top 20 delle banche a livello mondiale e al quinto posto in Europa con oltre 2.000 miliardi di dollari di total asset. Le agenzie di rating esprimono giudizi solidi su Barclays: Standard & Poor’s assegna un rating A+ (outlook stabile), Moody’s valuta il gruppo come A1 (stabile) e Fitch lo classifica con un rating A+ (stabile). Con valutazioni di questo livello, strumenti capaci di offrire rendimenti così elevati senza assumere un rischio superiore risultano poco frequenti sul mercato.
Per sostenere una remunerazione così elevata, l’obbligazione è stata strutturata come zero coupon; quindi, privo di cedole periodiche distribuite nel corso della vita del bond. L’intero rendimento viene corrisposto in un’unica soluzione alla scadenza finale o in caso di rimborso anticipato. Ogni anno il valore del titolo incorpora un rendimento pari a 125 sterline, cosicché un investimento iniziale di 1.000 sterline si tradurrà, alla scadenza del 20 febbraio 2051, in un rimborso complessivo di 4.125 sterline, somma che include 3.125 sterline di rendimento cumulato (125 GBP per 25 anni) oltre al capitale investito (1.000 GBP).
La struttura prevede che le cedole restino integrate nel valore del titolo, accrescendone l’efficienza finanziaria perché non essendo distribuite generano ulteriore rendimento, senza precludere la possibilità di uscita anticipata. Barclays opera come market maker, garantendo la presenza continuativa di prezzi in acquisto e in vendita. In caso di disinvestimento prima della scadenza, il prezzo sarà determinato al corso tel quel, includendo il valore delle cedole maturate, consentendo così all’investitore di capitalizzare il rendimento accumulato fino a quel momento.
Il confronto con il GILT britannico a 25 anni
La struttura del bond, che non prevede la distribuzione di cedole annuali ma concentra l’intero pagamento alla scadenza o in caso di rimborso anticipato, consente a Barclays di impiegare in modo più efficiente il capitale all’interno dello strumento, con un impatto diretto sul rendimento complessivo. L’assenza di flussi periodici in uscita permette infatti di capitalizzare gli interessi anno dopo anno.
In termini semplici, gli interessi maturati nel primo anno vengono reinvestiti nel secondo, e il meccanismo si ripete lungo tutta la durata del prodotto (meccanismo degli interessi composti). Questo processo incrementa progressivamente la base su cui si calcola il rendimento, generando un effetto cumulativo che accresce il valore finale in modo significativo, secondo una dinamica assimilabile a un effetto valanga che si amplia con il passare del tempo.
Per chiarire il funzionamento, il confronto (vedi tabella sottostante) è stato effettuato tra due strumenti: un GILT britannico a 25 anni, con cedola annuale e rendimento lordo del 5%, e il nuovo bond di Barclays con Isin XS3256660302. Dall’analisi emerge che l’obbligazione bancaria offre un rendimento superiore rispetto al GILT in qualsiasi anno venga esercitato l’eventuale richiamo. Quanto più anticipato sarà il rimborso, tanto più elevato risulterà il rendimento medio annuo (vedi tabella sottostante).
Guardiamo riga per riga, ipotizzando al primo anno un richiamo anticipato da parte dell’emittente: il nuovo bond di Barclays renderà il 12,50%. Con il richiamo al 2° anno siamo a un rendimento dell'11,80%, al 3° dell’11,19%, al 4° del 10,66%, al 5° del 10,19%, al 6° del 9,77, al 7° del 9,39%, all’8° del 9,04%, al 9° dell’8,73%, al 10° dell’8,44%, all’11° dell’8,17%, al 12° del 7,93%, al 13° del 7,70%, al 14° del 7,49%, al 15° del 7,29%, al 16° del 7,10%, al 17° del 6,93%, al 18° del 6,76%, al 19° del 6,61%, al 20° del 6,46%, al 21° del 6,32%, al 22° del 6,19%, al 23° del 6,06%, al 24° del 5,94% e al 25° del 5,83%.
Chi sceglie questa obbligazione scommette su una discesa dei tassi di interesse nel Regno Unito, scenario che renderebbe conveniente per Barclays procedere con il rimborso anticipato prima della scadenza naturale fissata al 2051. In un orizzonte che va dal primo al venticinquesimo anno, il bond zero coupon della banca supera il rendimento del Gilt a 25 anni.
Il confronto è stato costruito ipotizzando che l’investitore nel GILT reinvesta ogni cedola in modo immediato e puntuale, versando anche le imposte dovute a ogni stacco. Un’ipotesi teorica che raramente trova piena applicazione nella pratica. Uno dei vantaggi dello zero coupon risiede proprio nella semplicità di gestione: il reinvestimento avviene automaticamente all’interno del prodotto, affidando a Barclays l’onere operativo e rendendo l’investimento più comodo.
Possibilità di rimborso anticipato dalla fine del primo anno
Il bond di Barclays con Isin XS3256660302 potrebbe non arrivare alla scadenza finale. Infatti, l’emittente si è riservato la possibilità di rimborsarlo anticipatamente a sua discrezione. Grazie all’opzione “callable”, a partire dalla fine del primo anno di vita (18 febbraio 2027) e poi con cadenza annuale, Barclays potrà decidere di richiamare l’obbligazione, riconoscendo agli investitori un importo di rimborso pari al 100% del valore nominale (1.000 sterline) a cui si aggiunge la cedola maturata nell’anno in cui viene esercitata l’opzione.
Il 18 febbraio di ogni anno Barclays potrà comunicare l’eventuale decisione di richiamare il bond. Per ogni anno trascorso, il valore del rimborso salirà di 125 sterline, come mostra la tabella sottostante.
In caso, invece, di mancato esercizio dell’opzione di richiamo anticipato da parte dell’emittente durante la vita dell’obbligazione, alla data di scadenza (20 febbraio 2051) l’obbligazione corrisponderà un importo pari al 100% del valore nominale (1.000 sterline) maggiorato della cedola annua relativa all’ultimo anno.
In presenza di un calo significativo dei tassi di interesse rispetto ai livelli attuali, per Barclays diventerebbe più conveniente rimborsare anticipatamente il bond e ricorrere a nuove forme di finanziamento a condizioni meno onerose. In uno scenario di rialzo dei tassi, lo strumento resterebbe invece in vita fino alla scadenza finale. Le attese del mercato indicano una riduzione del costo del denaro da parte della Bank of England (BoE). L’idea di fondo è che con un rendimento così elevato il bond dovrebbe essere in grado di navigare anche in acque incerte come quelle sui tassi, offrendo un buon ritorno.
BoE verso il taglio dei tassi a marzo o aprile
Nell’ultima riunione del 5 febbraio scorso, la Bank of England (BoE) ha lasciato i tassi al 3,75%, una scelta che fotografa il delicato passaggio tra un’inflazione ancora resistente e un’economia che perde slancio. Il voto del Comitato di Politica Monetaria, cinque membri per lo status quo e quattro per un taglio, racconta una banca centrale divisa. Da una parte pesa l’aumento della disoccupazione, che per alcuni giustifica un allentamento; dall’altra restano i timori legati alle pressioni salariali, ritenute capaci di sostenere livelli di inflazione elevati. L’istituto preferisce attendere segnali più solidi di rientro dei prezzi prima di intervenire, pur considerando probabili nuovi tagli nel corso dell’anno. Per famiglie e imprese, la prospettiva è quella di un’attesa legata a dati più convincenti sul ritorno dell’inflazione verso il target.
I numeri dell’inflazione di gennaio, rilasciati di recente, hanno offerto un segnale di cauto ottimismo. Il CPI è sceso dal 3,4% al 3%, minimo dallo scorso marzo e dato in linea con le attese, anche se leggermente sopra il 2,9% stimato dalla banca centrale. A trainare il calo sono stati carburanti, alimentari e tariffe aeree. Resta più rigida l’inflazione dei servizi, al 4,4%, sopra le previsioni di mercato e dei policymaker, indicatore di tensioni interne ancora presenti e collegate alla dinamica dei salari e alla domanda di lavoro.
Il dato di gennaio, l’ultimo prima della prossima riunione del 19 marzo, rafforza le posizioni dei membri più accomodanti, anche alla luce di un mercato del lavoro in indebolimento: la crescita salariale rallenta e la disoccupazione ha raggiunto il 5,2%, massimo da cinque anni. I mercati si orientano verso un taglio di 25 punti base, fino al 3,5%, proseguendo il ciclo avviato nel 2025. Il confronto interno resta acceso. La narrativa disinflazionistica guadagna spazio. Il quadro combina rallentamento dell’inflazione complessiva, rigidità nel terziario e mercato del lavoro più debole, elementi che rendono la prossima decisione particolarmente incerta mentre l’istituto punta a riportare il CPI al 2% entro la primavera.
Le valutazioni degli analisti convergono su uno scenario di graduale allentamento, pur con accenti diversi. ING parla di “quadro misto”: incoraggiante il calo dell’inflazione alimentare dal 4,5% al 3,6%, meno rassicurante la persistenza dei servizi. La banca prevede un’inflazione temporaneamente sotto il 2% ad aprile e conferma attese di tagli a marzo e giugno.
Jefferies osserva che i dati offrono agli “hawks” margini per sostenere la cautela, ma vede una disinflazione in atto, con prezzi dei beni contenuti e slancio dei servizi in attenuazione; stima un percorso di riduzioni più incisivo di quanto il mercato sconti, con tassi intorno al 3% entro fine 2026.
Capital Economics guarda al possibile calo sotto il 2% ad aprile, quando gli aumenti amministrati del 2025 usciranno dal confronto annuo, e prevede un CPI medio all’1,8% nel quarto trimestre, scenario che aprirebbe la strada a tagli più ampi fino al 3% già quest’anno.
Deutsche Bank parla di dati con “buone notizie e cattive notizie”: headline in calo al 3%, servizi ancora al 4,4%, ma percorso disinflazionistico considerato intatto grazie all’uscita degli aumenti amministrati e a salari in raffreddamento.
Nel complesso, il consenso indica una banca centrale avviata verso nuovi tagli nei prossimi mesi, con marzo o aprile come prime finestre utili, mentre l’attenzione resta concentrata sulla traiettoria dell’inflazione dei servizi e sulla capacità dell’economia britannica di assorbire un allentamento senza riaccendere le tensioni sui prezzi.
I mercati stimano un calo dei tassi dal 3,75% attuale al 3,25% entro dicembre, come evidenziato nella tabella qui sotto costruita analizzando il tasso overnight implicito.
Attenzione. L’obbligazione di Barclays è soggetta al rischio default dell'emittente, che in linea teorica potrebbe non essere in grado di rimborsare in tutto o in parte il capitale. Tuttavia, a Barclays Bank PLC (l’emittente) Standard & Poor’s attribuisce un rating A+, mentre per Moody’s e Fitch la valutazione del rischio di credito dell’istituto britannico è simile, rispettivamente A1 e A+. Si tratta quindi di valutazioni che rientrano nell’area “investment grade”, cioè credito di buona qualità. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.
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