13° notte di raid sull’Iran, petrolio a 100 dollari

24/07/2026 06:30
13° notte di raid sull’Iran, petrolio a 100 dollari

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire intorno alla parità, future del Dax di Francoforte +0,2%.

Il presidente Donald Trump minaccia di intensificare gli attacchi contro l'Iran e ha affermato che riterrà il Paese responsabile di qualsiasi ulteriore attacco da parte degli Houthi dello Yemen, contro le navi nel Mar Rosso.

Il petrolio Brent è scambiato stamattina a 100,7 dollari il barile, in lieve calo dopo il balzo di ieri.

L'Iran ha respinto ieri una proposta di cessate il fuoco avanzata dal presidente americano Donald Trump e veicolata a Teheran dal premier iracheno, Ali al-Zaidi. Lo riporta il New York Times.

Gli Stati Uniti applicano da stanotte dazi doganali compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti dalla maggior parte dei principali partner commerciali.

Ieri il Nasdaq ha perso oltre il 2% ed è stata una seduta pesante per le grandi del tech. Gerald Gan, responsabile degli investimenti presso Reed Capital a Singapore, ritiene probabile che qualsiasi correzione a breve termine attiri nuovamente gli acquirenti a prezzi scontati. “Per ora, la musica non si è fermata."

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La possibilità di una chiusura dello Stretto di Bab el Mandeb, via d’acqua strategica per i flussi del petrolio quasi quanto Hormuz, ha spinto ieri i prezzi del petrolio tipo Brent oltre i cento dollari, dieci in più dei valori di inizio settimana. Questi prezzi sono una pericolosa minaccia inflazionistica globale, un elemento di forte disturbo per la crescita economica ed anche un tema negativo per la presidenza Donald Trump in vista delle elezioni di medio termine al Congresso.

Forse nella speranza di riguadagnare terreno nell’elettorato, scontento dalla guerra con l’Iran e colpito nella parte più debole dalla persistenza di alti livelli di inflazione, la Casa Bianca ha tirato di nuovo fuori le politiche protezionistiche bocciate dalla Corte Suprema.

TORNANO I DAZI DI TRUMP

Gli Stati Uniti applicano da stanotte dazi doganali compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti dalla maggior parte dei principali partner commerciali. La misura segue un'indagine sulla presunta incapacità di circa 60 economie di prevenire il lavoro forzato nelle loro catene di approvvigionamento, a danno dei lavoratori americani. Le merci provenienti da circa 10 partner commerciali ritenuti responsabili dell'adozione di restrizioni al lavoro forzato saranno soggette a dazi del 10%, tra cui Messico, Regno Unito, Canada e India.

I dazi sui prodotti provenienti dall'Unione Europea e da Taiwan non supereranno il 10%, mentre i prodotti provenienti da Giappone, Svizzera e Corea del Sud saranno limitati al 12,5%, in conformità con gli accordi commerciali stipulati con gli Stati Uniti, secondo un avviso pubblicato giovedì sul Federal Register. I prodotti di decine di altri paesi saranno soggetti a un'imposta del 12,5%, a cui si aggiungeranno altri dazi. La formula prevede anche alcune esenzioni tariffarie, ad esempio per i prodotti che non possono essere prodotti negli Stati Uniti o per i quali i dazi causerebbero perturbazioni a livello economico.

MEDIO ORIENTE

Il presidente Donald Trump minaccia di intensificare gli attacchi contro l'Iran e ha affermato che riterrà il Paese responsabile di qualsiasi ulteriore attacco da parte degli Houthi dello Yemen, contro le navi nel Mar Rosso. Il petrolio Brent è scambiato stamattina a 100,7 dollari il barile, in lieve calo dopo il balzo di ieri. La settimana, a questi prezzi, si chiuderebbe con un guadagno del 14%.

In un'intervista ad Axios, Trump ha dichiarato di stare valutando un "attacco massiccio" e di essere "vicino a prendere una decisione" in merito. Le forze americane “hanno avviato oggi, alle 18:45" di Washington (le 00:45 di venerdì in Italia), un'altra notte di attacchi contro obiettivi militari iraniani". Lo riferisce il Comando militare centrale delle Forze Usa (Centcom), in un post su X. Si tratta, si legge ancora, "della tredicesima notte consecutiva di raid".

L'Iran ha respinto ieri una proposta di cessate il fuoco avanzata dal presidente americana Donald Trump e veicolata a Teheran dal premier iracheno, Ali al-Zaidi. Lo riporta il New York Times. Il tentativo di mediazione, fallito, è avvenuto mentre Trump minacciava di intensificare il conflitto e di colpire le infrastrutture critiche iraniane.

L'AZIONARIO ATTENDE I COMPRATORI SUL RIBASSO

Ieri a Wall Street, il Nasdaq ha perso oltre il 2% e l’S&P500 l’1,2%.

Proprio mentre la ripresa della guerra in Iran offusca le prospettive macroeconomiche globali, cresce la preoccupazione di fronte alle centinaia di miliardi di dollari che le grandi aziende tecnologiche stanno spendendo nell'intelligenza artificiale.

I sette colossi tecnologici hanno subito giovedì il loro più grande calo giornaliero dal "tariff tantrum" dell'aprile 2025, con un indice del gruppo in ribasso del 4,8% e una perdita di 797 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. "Il vero problema è l'entità delle spese in corso", ha affermato Ken Mahoney, amministratore delegato di Mahoney Asset Management. "Nessuno sa quale sarà il ritorno sull’investimento".

"Gli investitori sono già sempre più nervosi riguardo alla sostenibilità del rally dell'IA", ha affermato Gerald Gan, responsabile degli investimenti presso Reed Capital a Singapore. "Detto questo, è probabile che qualsiasi correzione a breve termine attiri nuovamente gli acquirenti a prezzi scontati. Per ora, la musica non si è fermata.”

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire intorno alla parità, future del Dax di Francoforte +0,2%.

BUND E BTP

Il mercato delle obbligazioni, soprattutto quello dell’Europa, ha per il momento mostrato di essere più sensibile alla minaccia inflazionistica, piuttosto che al tema del possibile rallentamento della crescita, il tasso di rendimento del Bund a dieci anni è arrivato ieri a 3,20%, tasso di rendimento che non si vedeva dal 2011. Il BTP è al 4,04%, massimo da marzo. Secondo J. Safra Sarasin, in Europa i tassi di rendimento sono arrivati al picco e non dovrebbero esserci ulteriori aumenti. Alex Rohner, Fixed Income Strategist ritiene ci sia spazio per un calo moderato nel medio termine: per il 2026 la casa svizzera continua a puntare sul carry come principale motore di rendimento, privilegiando le scadenze intermedie. Rohner prevede dinamiche economiche deboli nell'area euro nel 2026, con la Germania in difficoltà: manifatturiero in ripresa, servizi in calo per fiducia dei consumatori ed energia cara. La sorpresa al ribasso dell'inflazione e una crescita salariale in linea con l'obiettivo BCE del 2% mantengono ben ancorate le aspettative di mercato.

TREASURY

Il Treasury Note a dieci anni è sui massimi dall’insediamento di Trump nel suo secondo mandato presidenziale, a 4,60%. Il governativo del Stati Uniti a trent’anni è a 5,17%: da moltissimi anni, non si registrava una simile sequenza di giorni oltre quota 5%.

I rendimenti dei Treasury USA sono destinati a salire ulteriormente: secondo Cindy Beaulieu, chief investment officer per il Nord America di Conning, il decennale è avviato verso un range più alto, vicino al 5%. La società non prevede un rientro dell'inflazione al 2% e nel lungo termine considera appropriata una fascia tra il 2,5% e il 3%. Con una crescita economica al 2% o superiore, "si inizia a pensare a un Treasury decennale che deve collocarsi tra il 4,5% e il 5%", ha spiegato Beaulieu ieri a Bloomberg aggiungendo che questo spingerebbe più in alto "l'intera curva dei tassi anche rispetto ai livelli attuali”. Secondo John Briggs, responsabile della strategia sui tassi USA di Natixis North America, le incertezze sulla risposta della Fed a un'impennata dell'inflazione legata all'energia "contribuiscono a un mercato avverso al possesso di obbligazioni di fronte a prezzi del petrolio più alti”.

In Asia Pacifico. Nikkei di Tokyo -3%, mentre lo yen tocca nuovi minimi e il governo alza la voce contro la speculazione. Borsa di Shanghai -1,3%. Hang Seng di Hong Kong -1,5%. Kospi di Seul -5%.

TITOLI

Poste italiane. Nel primo semestre dell'anno ha realizzato ricavi per 6,8 miliardi, in crescita del 5,9% rispetto al primo semestre del 2025. L'Ebit adjusted ha raggiunto 1,8 miliardi, con una crescita del 6,8% e l'utile netto si è attestato a 1,2 miliardi, con una crescita del 3,5%. Nel dettaglio, i ricavi da terzi di Corrispondenza, pacchi e distribuzione nel primo semestre raggiungono i 2 miliardi, in crescita del 6,4%, i ricavi da terzi dei Servizi finanziari ammontano a 3 miliardi, con un aumento del 4,4%, i ricavi da terzi dei Servizi assicurativi si attestano a 983 milioni (+8,6%) e i ricavi da terzi dei servizi Postepay ammontano a 860 milioni (+7,3%). Le attività finanziarie investite dei clienti del gruppo ammontano a 613 miliardi, in crescita di 13 miliardi rispetto a dicembre 2025. Il total capital ragio di Bancoposta è pari al 22,5% (di cui il Cet1 ratio è pari al 19,3%), il leverage ratio è pari al 3,2% e il Solvency II ratio del gruppo assicurativo Poste Vita si attesta al 303%.

Volkswagen ha rivisto al ribasso la guidance di vendita per il 2026, prevedendo ora un calo fino al 3%, dopo aver comunicato un utile operativo inferiore per il secondo trimestre, penalizzato dai dazi e dall’intensa concorrenza cinese. In precedenza, il gruppo aveva previsto per quest’anno una crescita delle vendite compresa tra lo 0 e il 3%.

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