3° settimana di guerra: Trump chiede una mano

Sabato notte è stata colpita l’isola di Kharg, vitale avamposto petrolifero iraniano nel Golfo Persico: Axios parla di un progetto di sbarco di marines a Kharg. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che Teheran non ha chiesto un cessate il fuoco.
Donald Trump ha dichiarato di “esigere” che altri paesi contribuiscano alla difesa dello Stretto di Hormuz. Anche la Cina dovrebbe dare una mano, se non dovesse succedere, potrebbe annullare l’incontro di fine marzo con Xi Jinping.
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La terza settimana di guerra inizia sui mercati finanziari con i prezzi dell’energia in cerca di una precaria stabilità ed un incerto tono neutro positivo in borsa. Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo, future del Dax di Francoforte +0,4%. Il Ftse Mib di Milano ha chiuso venerdì in calo dello 0,3%, -6,2% da inizio mese.
In Asia Pacifico. L'indice giapponese Nikkei ha chiuso in ribasso per la terza seduta consecutiva. Lo Shanghai Composite cede lo 0,45%, mentre il CSI 300 registra una flessione dello 0,1%,
ULTIME DAI FRONTI DI GUERRA
Venerdì è stato il giorno di maggiore intensità degli attacchi degli Stati Uniti sugli obiettivi iraniani, il Pentagono ha fatto sapere di aver colpito anche l’isola di Kharg, vitale avamposto petrolifero fino due giorni fa risparmiato proprio a causa dalla sua importanza strategica. Axios riferisce che Pentagono e Casa Bianca starebbero preparando un piano di occupazione dell’isola da parte dei marines, un’opzione da tenere pronta nel caso di mancata riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz.
Israele ha dichiarato che c'erano ancora “migliaia” di obiettivi da colpire in Iran, poche ore dopo aver promesso di estendere gli attacchi nella parte occidentale e centrale del paese.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che Teheran non ha chiesto un cessate il fuoco e non "vede alcun motivo per cui dovremmo parlare con [gli] americani, perché stavamo parlando con loro quando hanno deciso di attaccarci.
Dubai ha sospeso stanotte i voli nel suo principale aeroporto internazionale dopo che un drone ha colpito la struttura. Le autorità locali hanno annunciato il provvedimento a seguito dell’incendio in un serbatoio di carburante nelle vicinanze. Si tratta al momento della più lunga interruzione dell’attività da quando la struttura di trasporto aereo ha avviato il 4 marzo quella che definisce l’operazione "corridoi aerei sicuri".
TRUMP CHIEDE AIUTO, ANZI, LO ESIGE
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di “esigere” che altri paesi contribuiscano alla difesa dello Stretto di Hormuz. “Sto davvero esigendo che questi paesi intervengano e proteggano il proprio territorio”, ha detto domenica ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, senza fare nomi specifici. “È il luogo da cui traggono la loro energia, e dovrebbero intervenire e aiutarci a proteggerlo”. Ha aggiunto che la Cina dipende dal petrolio che transita attraverso lo Stretto di Hormuz e che Pechino dovrebbe contribuire a garantire la sicurezza del corridoio”.
L’ordine di intervento è stato accompagnato da una minaccia: sarebbe “molto negativo per il futuro della NATO» se gli alleati non contribuissero a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Nell’intervista rilasciata al Financial Times, Trump dichiara di aspettarsi che la Cina contribuisca a sbloccare lo stretto e che potrebbe rinviare un vertice con il leader cinese Xi Jinping qualora ciò non avvenisse. Al quotidiano, il presidente ha avvertito che si “ricorderà” di eventuali rifiuti in arrivo dai paesi ai quali ha chiesto di intervenire. Il Wall Street Journal riferisce che la Casa Bianca sta lavorando per riuscire ad annunciare un programma internazionale di protezione delle navi mercantili nel Golfo Persico con pattuglie di incrociatori e fregate appartenenti anche a paesi terzi.
GLI ALLEATI PRENDONO TEMPO O DICONO NO
Il governo britannico sta elaborando piani per inviare droni dragamine nello stretto di Hormuz, mentre a Whitehall si teme che accogliere la richiesta di Donald Trump di inviare navi possa aggravare la crisi. Lo scrive il Guardian.
Berlino non parteciperà a un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ai microfoni dell'Ard. "Diventeremo presto una parte attiva di questo conflitto? No", ha sottolineato il capo della diplomazia tedesca, sottolineando che "il governo ha una posizione molto chiara su questo punto, espressa anche dal cancelliere Friedrich Merz e dal ministro della Difesa, Boris Pistorius.
Il Giappone frena, ma non chiude totalmente la porta a future evoluzioni. Il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, rispondendo in parlamento, ha dichiarato esplicitamente che "nell'attuale situazione iraniana l'esecutivo non sta considerando di ordinare operazioni di sicurezza marittima".
STRETTO DI HORMUZ
Qualcosa sta cambiando rispetto al blocco totale della scorsa settimana. Due petroliere che trasportano gas di petrolio liquefatto si stanno dirigendo verso l’India dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz. Alle navi di proprietà statale è stato concesso il transito sicuro attraverso lo stretto, ha dichiarato sabato il portavoce del Ministero degli Esteri indiano Randhir Jaiswal. Rimangono 22 navi battenti bandiera indiana bloccate nel Golfo Persico, tra cui sei navi per il GPL, una per il GNL e quattro petroliere per il greggio.
PETROLIO
Il greggio tipo Brent è in rialzo dell’1% a 104,5 dollari il barile. Dallo scoppio del conflitto in Iran il rialzo è del 45%. Sinopec, la più grande raffineria petrolifera cinese, ha ridotto i livelli di produzione per carenza di scorte. L'azienda statale sta riducendo la lavorazione totale di circa il 10% rispetto al piano originale per questo mese, scrive Bloomberg. Le raffinerie di Sinopec trattano circa 5,2 milioni di barili di greggio al giorno, circa un terzo della produzione totale cinese.
Il Giappone ha annunciato oggi l'inizio del rilascio delle riserve strategiche di petrolio, dopo che l'Agenzia Internazionale dell'Energia aveva precedentemente indicato che il rilascio sarebbe iniziato in Asia e Oceania prima delle altre regioni. Il Giappone, che dipende dal Medio Oriente per il 95% delle sue importazioni di petrolio, ha dichiarato stanotte in un avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del governo che il livello delle riserve petrolifere del paese "e' in fase di riduzione".
Le compagnie petrolifere hanno fatto sapere alla Casa Bianca, di aspettarsi un rincaro ulteriore del prezzo del petrolio, scrive il Wall Street Journal. Il numero uno di Exxon, Darren Woods si aspetta altri spike e teme una carenza nell'offerta di prodotti raffinati. Anche l'ad di Chevron, Mike Wirth, e quello di ConocoPhillips, Ryan Lance, hanno espresso le proprie preoccupazioni.
TITOLI
Unicredit ha annunciato il lancio di un'offerta pubblica volontaria di scambio su Commerzbank finalizzata a superare la soglia del 30% prevista dalla normativa tedesca, senza tuttavia acquisirne il controllo. Il rapporto di scambio è atteso pari a 0,485 azioni UniCredit per ciascuna azione Commerzbank, che corrisponde a un prezzo di 30,8 euro per azione Commerzbank, ovvero un premio del 4% rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo.
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