A tenere banco nelle discussioni è sempre l’inflazione


Secondo la BCE la situazione attuale è migliori delle attese e il 2023 potrebbe non chiudersi con una recessione.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM


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Dati USA di ieri decisamente migliori delle aspettative. Il PhillyFed di gennaio è risultato pari a -8,9 punti contro -11 punti atteso, così come i disoccupati settimanali sono risultati pari a 190k contro 214k attesi: entrambi i dati rafforzano la nostra convinzione che il sistema economico USA è in grado di reggere non solo un aumento di 50 bp il prossimo 1° febbraio, ma probabilmente ulteriori aumenti più contenuti e contemporaneamente planare verso un soft landing.

Per quanto riguarda l’Europa, ieri a Davos la Lagarde ha tenuto a sottolineare che secondo la BCE la contrazione economica dell’Eurozona sarà probabilmente contenuta, visto che i dati sono diventati molto più positivi di quanto era lecito stimare solo sei mesi fa. Secondo la Lagarde, il 2023 non sarà particolarmente brillante, ma sarà comunque molto meglio di quanto si temesse, grazie anche alla tenuta del mercato del lavoro, che non è mai stato così vivace come in questo momento (senza dare nessun numero, è difficile per i mercati capire le intenzioni della BCE).

L’inflazione è ancora troppo alta e, nonostante la BCE monitori attentamente tutti i numeri che la compongono, resta elevata da qualsiasi parte la si guardi. La BCE resta quindi determinata a riportarla al 2% in modo ordinato, utilizzando ancora lo strumento dei tassi di interesse fino a quando questa non sarà scesa.

Non siamo d’accordo con la BCE. Nel 2023 continuiamo infatti a vedere un aumento dei rischi recessivi, proprio a causa dell’elevata inflazione e del potere d’acquisto dei salari che questa riduce (siamo in buona compagnia, visto lil presidente della banca centrale dell’Olanda, Knot, ha sostenuto che è ancora troppo presto per dire che non ci sarà una recessione). Un’inflazione che passa dal 10% al 5%, è vero che è scesa del 50%, ma significa che i prezzi aumentano mediamente del 15% o, detto in altri termini, che il prezzo medio di beni e servizi è aumentato del 15% o, meglio ancora che il potere d’acquisto dei salari è diminuito del 15%. Crediamo che questo possa avere un impatto sui consumi importante e in grado di ridurre la crescita economica.

Siamo invece d’accordo con la Lagarde, quando sostiene che occorre muoversi verso una transizione digitale e green, esattamente come evidenziato dal Next Generation Eu e dal Recovery and Resilience Fund, precisando che i finanziamenti per compiere i passi necessari al fine di rendere l’Europa il più possibile autonoma sotto il profilo energetico, saranno fenomenali.

Gli analisti di S&P hanno stimato che la BCE porterà i tassi di interesse al loro massimo tra marzo e maggio e non li abbasserà prima dell'ultima parte del 2024. I mercati continuano chiaramente ad essere guidati dai dati macro economici e dalle aspettative di come le Banche Centrali si muoveranno per raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2% in un quadro economico generale che vede una riduzione dell’attività produttiva e della domanda aggregata.

Ieri sono state inoltre pubblicate le minute relative al meeting della BCE del 15 dicembre scorso nel corso del quale (come ci ricordiamo tutti), la Lagarde non aveva lasciato spazio ad interpretazione sul “whatever it takes” della guerra contro l’inflazione, annunciando rialzi da 50 punti base in tutte le riunioni successive. Dal 15 dicembre i dati hanno evidenziato un’inflazione in calo e, grazie al forte ribasso del gas, soprattutto le attese indicano una flessione anche nei prossimi mesi.

Ma la crescita dei prezzi rimane comunque su livelli piuttosto elevati (in particolare sulle componenti di fondo) e sicuramente non compatibili con la crescita economica prevista nei prossimi anni. Riteniamo quindi difficile ipotizzare che la BCE possa abbassare la guardia proprio in questo momento. Il che tradotto significa che ci aspettiamo un rialzo di 50 bp nel prossimo meeting del 2 febbraio (che segue di un giorno quello della FED).

E gli investimenti? Beh, da questo punto di vista la Lagarde ha offerto uno spunto eccezionale dicendo che gli investimenti saranno ingenti nel settore della transizione digitale e nell’economia green. Spazio quindi a questi settori e a tutti quelli che ci ruotano intorno.

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