ABN Amro, lo Stato fa un passo indietro. La banca ne fa uno in avanti

Il governo olandese dimezza la partecipazione e avvicina ABN Amro alla completa privatizzazione. La Borsa assorbe senza scosse l’annuncio, mentre crescono utili e possibilità di consolidamento
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Il governo olandese dimezza la quota portandola al 10,5%
Oltre il 10% del capitale di ABN Amro è destinato progressivamente a tornare sul mercato. Stamattina (mercoledì 7 ottobre) il governo olandese ha annunciato l’intenzione di dimezzare la propria partecipazione nella banca, portandola dall’attuale 20,7% al 10,5%. Una decisione importante nel lungo percorso di ritorno alla completa privatizzazione dell’istituto, salvato dallo Stato durante la crisi finanziaria del 2008.
Alla Borsa di Amsterdam la reazione è stata decisamente contenuta. A fine mattinata ABN Amro cede circa lo 0,8% a 41,95 euro, mentre l’indice AEX perde lo 0,6%. In altre parole, il titolo si muove sostanzialmente in linea con il mercato, nonostante la prospettiva di una quantità consistente di azioni destinata ad aumentare progressivamente il flottante.
È probabilmente questo l'aspetto più interessante dell’annuncio. Una pressione maggiore sulle quotazioni sarebbe stata tutt’altro che sorprendente, soprattutto dopo la corsa degli ultimi anni. ABN Amro ha guadagnato circa il 38% dall’inizio del 2026 e addirittura il 220% negli ultimi tre anni. Ai prezzi attuali la capitalizzazione della banca è di circa 34,5 miliardi di euro.
Lo Stato verso l’uscita
Il nuovo programma di vendita sarà gestito da NLFI, il veicolo attraverso il quale lo Stato olandese detiene la partecipazione. Non si tratta di collocare immediatamente sul mercato l’intero 10,2% del capitale: le azioni saranno cedute progressivamente attraverso un trading plan, il quinto avviato dopo il ritorno di ABN Amro in Borsa nel 2015.
Il governo sta del resto riducendo la propria presenza da anni, approfittando anche della forte rivalutazione del titolo. A luglio si era concluso il precedente programma di dismissioni e negli ultimi mesi il processo aveva già consentito allo Stato di vendere partecipazioni per miliardi di euro.
La decisione annunciata mercoledì porta però la privatizzazione molto più vicino al traguardo. Il ministro delle Finanze Eelco Heinen ha spiegato che il piano è coerente con la politica del governo di ridurre ulteriormente la partecipazione pubblica. ABN Amro e NLFI hanno concordato che lo Stato conserverà gli attuali diritti di informazione finché la quota resterà almeno al 10%; al di sotto di questa soglia l’accordo verrà meno.
La Ceo Marguerite Bérard ha accolto favorevolmente la decisione, definendola anche una dimostrazione della fiducia del governo nella banca.
Utili in crescita e costi sotto controllo
Alle spalle della performance di Borsa ci sono conti che continuano a migliorare. Nel secondo trimestre ABN Amro ha registrato un utile netto di 781 milioni di euro, in crescita del 29% rispetto a un anno prima, con un ritorno sul capitale salito al 12,1%. La banca ha inoltre alzato a 6,8 miliardi la previsione sui ricavi commerciali da interessi per l’intero 2026 e ridotto a 5,5 miliardi la guidance sui costi.
Anche le attese degli analisti indicano un’ulteriore accelerazione. Il consensus stima per il 2026 un utile netto intorno a 2,5 miliardi di euro, in aumento di oltre il 13% rispetto al 2025, e per il 2027 quasi 3 miliardi, con un’ulteriore crescita nell’ordine del 16%.
La francese Bérard, arrivata alla guida della banca nel 2025 dopo una lunga carriera in BNP Paribas, ha avviato una profonda ristrutturazione. Entro il 2028 ABN Amro punta a ridurre l’organico di 5.200 unità, portare il return on equity almeno al 12% e abbassare il cost-income ratio sotto il 55%.
Ma la strategia non è soltanto difensiva. La banca sta aumentando la propria scala sul mercato domestico con l’acquisizione di NIBC e ha rafforzato il private banking in Germania attraverso Hauck Aufhäuser Lampe. Alla domanda se la riduzione della presenza dello Stato possa aprire la strada a nuove acquisizioni, Bérard ha risposto che ABN Amro continuerà a costruire scala nel retail banking olandese.
Una banca sempre più contendibile
C’è infine un’altra conseguenza della ritirata dello Stato: ABN Amro diventa progressivamente più contendibile proprio mentre in Europa si intensifica il processo di consolidamento bancario.
Negli ultimi anni i nomi di BNP Paribas, Deutsche Bank e della belga KBC sono già stati accostati all’istituto olandese. E dietro alla partecipazione pubblica non esiste oggi un altro azionista di riferimento: il capitale è frammentato fra investitori istituzionali internazionali con partecipazioni individualmente modeste.
Bloomberg Intelligence osserva che una minore presenza dello Stato aumenta le opzioni sul fronte delle fusioni e acquisizioni, anche se l’integrazione di NIBC e Hauck Aufhäuser Lampe dovrebbe mantenere disciplinata, almeno per ora, la propensione di ABN Amro a nuove operazioni.
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