Accordo Usa-Iran: crollano petrolio e gas naturale, sale l’oro

Crollano petrolio e gas nelle ore che seguono l’accordo provvisorio tra Usa e Iran che potrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, riducendo i rischi per le catene di approvvigionamento dell’energia.
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Energia: crolla il petrolio dopo l'accordo Usa-Iran
I prezzi del petrolio sono crollati oggi, con il WTI scambiato al NYMEX intorno agli 80 dollari al barile e il Brent in calo a circa 82 dollari al barile, dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato un accordo provvisorio con l'Iran e la potenziale ripresa dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz a partire da venerdì, insieme alla rimozione del blocco navale statunitense sulle spedizioni iraniane. I dettagli completi rimangono poco chiari, ma le indiscrezioni suggeriscono che l'accordo includa la cessazione delle attività militari su tutti i fronti, compreso il Libano.
Lo si legge nel commento a cura degli economisti di ING, Ewa Manthey e Warren Patterson, seconod cui l'accordo dovrebbe essere firmato formalmente il 19 giugno in Svizzera. Trump ha affermato che lo Stretto verrà riaperto dopo la firma dell'accordo e la rimozione delle mine dal tratto di mare. Tuttavia, la riattivazione delle infrastrutture e dei flussi logistici potrebbe richiedere tempo. Allo stesso tempo, alcuni operatori del settore marittimo potrebbero rimanere cauti nel tornare a utilizzare lo Stretto nel breve termine. Intanto, sarà necessario ricostituire le scorte e le riserve strategiche dopo le interruzioni degli scorsi mesi, il che dovrebbe sostenere i prezzi anche con la graduale ripresa dei flussi.
I dati di Baker Hughes mostrano che il numero di piattaforme petrolifere attive negli Stati Uniti è aumentato di due unità la scorsa settimana, raggiungendo quota 433, segnando il settimo aumento settimanale consecutivo e il livello più alto dal 20 giugno 2025. Anche il numero di piattaforme di fracking attive, rilevato da Primary Vision, è aumentato. Secondo ING sono segnali di un solido progresso nell’apertura e messa a usufrutto di nuovi pozzi.
Anche i prezzi del gas in Europa sono in calo dopo l’annuncio dell'accordo tra USA e Iran. Il TTF è andato in perdita per la terza sessione consecutiva, scendendo di circa il 6,5%, venendo scambiato al di sotto dei 44 euro/MWh oggi. Le notizie sulla ripresa dei flussi di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz hanno attenuato i timori sull'offerta che avevano sostenuto i prezzi da marzo. Continuano le iniezioni di gas naturale liquefatto (GNL), evidenzia ING, con le scorte dell'UE che salgono sopra il 44% della capacità complessiva (rispetto a una media quinquennale del 58,7%).
Gli ultimi dati sul posizionamento mostrano che gli investitori speculativi hanno ridotto le posizioni lunghe nette sul Brent ICE per la sesta settimana consecutiva, con un calo di 43.609 lotti che porta il totale a 208.891 lotti alla fine di martedì scorso, con una diminuzione delle posizioni lunghe lorde e un aumento delle posizioni corte. Si tratta, spiega ING, del posizionamento meno rialzista da metà gennaio 2026. Sul WTI scambiato al NYMEX, i gestori dei fondi hanno ridotto le posizioni lunghe nette di 1.052 lotti raggiungendo un totale di 123.207 lotti, il livello più basso dall'inizio di marzo. La riduzione riflette il miglioramento del sentiment in merito all'accordo Usa-Iran e alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Metalli: l'oro cresce sull’onda dell’accordo Usa-Iran
L'oro spot segna la terza sessione consecutiva col segno più, superando i 4.346 dollari l'oncia, in seguito all'accordo tra Stati Uniti e Iran. La prospettiva di un’intesa, sottolinea ING, ha contribuito a ridurre i timori di inflazione e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi. Entrambe le parti si sono inoltre impegnate ad evitare azioni militari e avviare un periodo di negoziazione di 60 giorni sul programma nucleare iraniano.
Secondo ING, per un rialzo sostenuto dell'oro è ancora necessario un contesto macroeconomico più positivo, che includa rendimenti più bassi, prezzi del petrolio più contenuti e chiari segnali che la Fed vada verso una politica monetaria più accomodante. Nonostante il rimbalzo, l'oro rimane circa il 18% al di sotto dei livelli registrati all'inizio del conflitto, con i prezzi elevati dell'energia che continuano a sostenere l'inflazione e a pesare sugli asset non fruttiferi.
Nel frattempo, conclude ING, i dati della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) mostrano che gli speculatori hanno ridotto le posizioni lunghe nette sul rame del COMEX di 6.004 lotti, attestandosi a 71.127 lotti al 9 giugno. Le posizioni lunghe nette sull'oro del COMEX gestite da fondi comuni di investimento sono diminuite di 7.681 lotti, raggiungendo quota 103.660 lotti, principalmente a causa di un aumento delle posizioni corte lorde. Anche l'argento ha registrato una modesta riduzione delle posizioni lunghe nette, in calo di 639 lotti a 9.794 lotti, a seguito di un'ulteriore liquidazione di posizioni lunghe.
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