Anthropic, la corsa verso Wall Street mette alla prova il modello economico dell’AI

Anthropic si prepara a una possibile IPO da record, con una raccolta fino a 100 miliardi di dollari e una valutazione superiore ai 2.000 miliardi. La crescita esplosiva dei ricavi e l'interesse per l'AI generativa si scontrano però con perdite elevate, investimenti infrastrutturali miliardari e rischi legati alla redditività. L'eventuale ingresso nel Nasdaq-100 potrebbe sostenere il titolo, ma la sfida decisiva sarà trasformare l'espansione del business in profitti sostenibili.
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All'inizio del 2023, prima ancora del lancio di Claude, pochi avrebbero immaginato che Anthropic sarebbe diventata una delle protagoniste della storia finanziaria del settore tecnologico. Secondo le indiscrezioni, la società starebbe preparando una quotazione in Borsa con l'obiettivo di raccogliere tra i 60 e i 100 miliardi di dollari, a fronte di una valutazione superiore ai 2.000 miliardi di dollari. Per comprendere la portata dell'operazione, si legge nel commento a cura di Jack Amy, Investment Analyst di Moneyfarm, bisogna considerare che Apple ha impiegato 44 anni per superare i 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre Alphabet, la società madre di Google, circa 26 anni. Anthropic, fondata nel 2021, potrebbe raggiungere la stessa cifra in appena cinque anni. A maggio, l'ultimo round di finanziamento privato aveva valutato la società 965 miliardi di dollari, mentre a giugno SpaceX ha debuttato sui mercati con una valutazione di 1.770 miliardi, raccogliendo circa 86 miliardi e stabilendo un nuovo record.
L'IPO di Anthropic rappresenterebbe un passaggio significativo per l'intero settore dell'AI generativa, spiega Amy, finora finanziato prevalentemente attraverso il venture capital e gli investimenti dei grandi gruppi tecnologici. Per la prima volta, un protagonista di questa industria si sottoporrebbe direttamente al giudizio del mercato azionario e del risparmio diffuso.
Un elemento particolarmente interessante per Amy riguarda il prospetto informativo dell'operazione. Accanto alle prospettive di crescita, circa 80 pagine sarebbero dedicate ai rischi associati alla tecnologia, fino a contemplare possibili conseguenze catastrofiche per l'umanità. Si tratta di un livello di trasparenza sui potenziali pericoli del proprio prodotto piuttosto inconsueto per una società che si prepara a una quotazione. Il documento mette in evidenza un paradosso che attraversa la stessa missione di Anthropic: per rendere l'AI più sicura occorre sviluppare modelli sempre più potenti, ma proprio questa maggiore capacità può renderli meno prevedibili. Secondo quanto riportato nel prospetto, alcuni test controllati avrebbero evidenziato comportamenti problematici da parte dei modelli più autonomi, tra cui il sabotaggio di codici, l'assistenza a frodi, la manipolazione delle informazioni e persino tentativi di resistere allo spegnimento o comportamenti assimilabili al ricatto. Nonostante questi rischi, la società continua a indicare lo sviluppo di un'AI sicura come obiettivo centrale della propria attività.
Un secondo aspetto, evidenzia Amy, riguarda la scala degli investimenti necessari per sostenere lo sviluppo tecnologico. Anthropic avrebbe assunto obblighi per circa 518 miliardi di dollari in infrastrutture cloud, chip e capacità di calcolo nei prossimi anni, a fronte di ricavi pari a circa 4,6 miliardi nel 2025. Nello stesso esercizio, la perdita netta sarebbe stata di 42 miliardi di dollari, di cui circa 34 miliardi riconducibili a un onere contabile legato a strumenti convertibili, che non rappresenterebbe quindi un'effettiva uscita di cassa.
Questi numeri evidenziano come l'AI di frontiera sia un'industria ad altissima intensità di capitale, osserva Amy, più vicina per struttura economica a settori come l'energia e le infrastrutture che al software tradizionale. La sostenibilità del modello dipenderà dalla capacità di mantenere elevati tassi di crescita dei ricavi e di trasformarli progressivamente in flussi di cassa sufficienti a sostenere gli impegni finanziari. Anche la raccolta derivante dalla quotazione contribuirebbe ad alleggerire questa pressione. Il terzo elemento da considerare per Amy è la governance. Secondo le indiscrezioni, dopo l'IPO quattro dei sette componenti del consiglio di amministrazione sarebbero nominati dal Long-Term Benefit Trust, un organismo indipendente i cui membri non detengono azioni della società. Parallelamente, i sette cofondatori, attraverso un'unica azione di classe F, manterrebbero il controllo del 50,1% dei voti sulle principali decisioni. Gli azionisti parteciperebbero quindi ai risultati economici di Anthropic, ma avrebbero un potere limitato nell'indirizzarne le scelte strategiche.
Il modello di business, tra crescita e concentrazione dei ricavi
Nonostante la notorietà del chatbot Claude, Anthropic è soprattutto un fornitore di tecnologia per le imprese. Nel 2025 i ricavi sarebbero passati da 386 milioni a circa 4,6 miliardi di dollari, con una crescita di circa dodici volte, mentre nel secondo trimestre del 2026 avrebbero raggiunto circa 11,5 miliardi di dollari in soli tre mesi, secondo Reuters. Il cuore del modello di business è rappresentato dalle API, spiega Amy, ovvero le interfacce che consentono ad altre aziende di integrare Claude nei propri software e servizi. Questo canale avrebbe generato oltre due terzi del fatturato nel 2025, mentre gli abbonamenti avrebbero contribuito per circa 1,3 miliardi di dollari.
Un elemento di attenzione per Amy riguarda la concentrazione dei ricavi: quasi un quarto del fatturato del 2025 proverrebbe da appena due clienti. Secondo le analisi di mercato, si tratterebbe principalmente di grandi operatori cloud che rivendono l'accesso ai modelli di Anthropic, trattenendo una commissione. Sempre secondo Reuters, le vendite attraverso partner tecnologici come Amazon, Google, Broadcom e Microsoft avrebbero rappresentato complessivamente il 47% dei ricavi del 2025. Questo modello consente alla società di raggiungere rapidamente una vasta platea di clienti, sottolinea Amy, sfruttando infrastrutture e reti commerciali già consolidate. Al tempo stesso, genera una dipendenza da partner che possono ricoprire contemporaneamente il ruolo di azionisti, fornitori e, in alcuni segmenti, concorrenti. La capacità di diversificare i canali di distribuzione e la base clienti sarà quindi uno degli elementi da monitorare per valutare la solidità della crescita nel lungo periodo.
L'ingresso nel Nasdaq-100 e il possibile effetto sui flussi degli investitori
Per valutare le implicazioni di una quotazione di queste dimensioni, secondo Amy è importante considerare non soltanto i fondamentali aziendali, ma anche i meccanismi tecnici che regolano gli indici azionari. Nelle prime settimane di negoziazione, infatti, il prezzo del titolo potrebbe essere influenzato in misura significativa dai flussi di investimento, oltre che dalle prospettive economiche della società. Se Anthropic dovesse quotarsi sul Nasdaq, ipotizza Amy, potrebbe entrare rapidamente nel Nasdaq-100. Le regole dell'indice prevedono infatti una procedura di ingresso accelerato, la cosiddetta fast entry rule, per le IPO che raggiungono una capitalizzazione tale da collocarsi tra le prime 40 società dell'indice: in questi casi, l'inclusione può avvenire dopo appena 15 sedute di negoziazione. In base alla valutazione ipotizzata, Anthropic supererebbe ampiamente questa soglia.
L'aspetto rilevante per gli investitori è che l'inclusione comporterebbe acquisti da parte degli ETF e dei fondi che replicano il Nasdaq-100, chiamati ad adeguare i propri portafogli alla nuova composizione dell'indice. Il peso iniziale della società non sarebbe tuttavia determinato dalla sua capitalizzazione complessiva, spiega Amy, ma dal valore delle azioni effettivamente collocate, moltiplicato per tre. Con una raccolta di 100 miliardi di dollari, la capitalizzazione rilevante ai fini del calcolo sarebbe quindi pari a 300 miliardi, corrispondente a circa l'1% di un indice dal valore complessivo di 31.000 miliardi.
Attorno al Nasdaq-100 ruota un ampio ecosistema di ETF e strumenti finanziari. L'eventuale inclusione di Anthropic potrebbe pertanto generare una domanda aggiuntiva per il titolo da parte degli investitori passivi, precisa Amy, con possibili effetti di sostegno alle quotazioni in prossimità dell'ingresso nell'indice. L'entità di questi flussi dipenderebbe dal peso effettivamente assegnato alla società e dal patrimonio complessivo degli strumenti che replicano il benchmark. Questa dinamica, tuttavia, non garantirebbe un vantaggio duraturo. Il mercato tende infatti ad anticipare gli eventi prevedibili e i relativi flussi di acquisto: una volta esaurita la domanda legata all'inclusione, il prezzo tornerebbe a riflettere soprattutto le prospettive di utili e crescita. Inoltre, osserva Amy, gli acquisti del nuovo componente potrebbero essere parzialmente compensati dalle vendite di altri titoli Big Tech, necessarie per riequilibrare la composizione dell'indice. Per gli investitori, conclude Amy, il punto centrale è quindi che gli effetti tecnici di una grande IPO sui prezzi possono essere rilevanti nel breve periodo, ma difficili da prevedere e potenzialmente temporanei.
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