AstraZeneca studia il colpo del secolo: nel mirino Bristol Myers Squibb

AstraZeneca studia il colpo del secolo: nel mirino Bristol Myers Squibb

Secondo il Financial Times, il gruppo britannico starebbe valutando la fusione con il colosso americano. Se l'operazione andasse in porto sarebbe la più grande acquisizione mai realizzata nel settore farmaceutico. Ma gli analisti sono divisi: per molti AstraZeneca cresce già abbastanza da sola.

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Una mossa che ridisegna gli equilibri del settore

Secondo quanto riportato dal Financial Times, AstraZeneca starebbe valutando l'acquisizione della statunitense Bristol Myers Squibb, dando vita a un gruppo con una capitalizzazione vicina ai 400 miliardi di dollari. Se andasse in porto, sarebbe la più grande operazione della storia dell'industria farmaceutica.

Le discussioni sarebbero ancora in una fase preliminare e non vi è alcuna certezza che possano sfociare in un accordo. Né AstraZeneca né Bristol Myers Squibb hanno voluto commentare le indiscrezioni riportate dal quotidiano britannico. Per AstraZeneca si tratterebbe comunque di una mossa di portata storica, destinata a ridisegnare gli equilibri del settore.

Un gigante da 400 miliardi di dollari

AstraZeneca vale oggi in Borsa circa 264 miliardi di dollari, mentre Bristol Myers Squibb capitalizza circa 133 miliardi. La combinazione delle due società darebbe vita a uno dei maggiori gruppi farmaceutici mondiali e alla più grande acquisizione mai realizzata nel comparto, superando anche i 74 miliardi di dollari spesi da Bristol Myers nel 2019 per rilevare Celgene.

L'operazione consentirebbe inoltre ad AstraZeneca di rafforzare ulteriormente la propria presenza negli Stati Uniti, mercato che negli ultimi anni è diventato sempre più centrale nella strategia del gruppo britannico.

La trasformazione guidata dal Ceo Pascal Soriot

Da quando Pascal Soriot ha assunto la guida della società nel 2012, AstraZeneca si è trasformata in uno dei campioni mondiali della farmaceutica. In questi quattordici anni il valore del titolo è più che quadruplicato, nettamente meglio dell'indice FTSE 100 e della rivale storica GSK.

La crescita è stata trainata soprattutto dall'oncologia, che nel 2025 ha generato circa 25 miliardi di dollari di ricavi, quasi la metà del fatturato complessivo del gruppo. Seguono le terapie cardiovascolari, renali e metaboliche con circa 12 miliardi di dollari di vendite.

L'azienda punta ora a raggiungere gli 80 miliardi di dollari di ricavi entro il 2030 e sta investendo anche nello sviluppo di farmaci contro l'obesità.

Perché Bristol Myers può interessare

Bristol Myers attraversa una fase più delicata. Alcuni dei suoi farmaci di maggior successo, tra cui l'anticoagulante Eliquis e l'immunoterapico Opdivo, stanno infatti avvicinandosi alla scadenza dei brevetti e insieme rappresentano circa la metà del fatturato del gruppo.

La società sta cercando di accelerare la crescita dei prodotti più recenti, come Breyanzi contro alcune forme di tumore del sangue, Opdualag per il melanoma e Camzyos per le patologie cardiache, che hanno sostenuto risultati trimestrali record con ricavi pari a 13 miliardi di dollari.

Per AstraZeneca, quindi, Bristol Myers potrebbe rappresentare soprattutto un'opportunità per rafforzare ulteriormente la presenza commerciale negli Stati Uniti e ampliare il portafoglio di farmaci innovativi.

Sul mercato non mancano i dubbi

L'ipotesi della fusione, tuttavia, non convince tutti gli osservatori. Secondo Jared Holz, analista di Mizuho del settore farmaceutico, gli investitori potrebbero opporsi all'operazione perché AstraZeneca presenta già prospettive di crescita molto solide. Le stime indicano infatti un aumento dell'utile per azione superiore al 10% annuo nei prossimi cinque anni, mentre Bristol Myers dovrebbe registrare una contrazione degli utili per gran parte del decennio.

In altre parole, osserva Holz, “AstraZeneca non ha bisogno di Bristol Myers, semmai è il contrario”. L'operazione avrebbe senso soltanto se producesse sinergie molto elevate in grado di compensare il rallentamento della crescita della società americana.

Anche BMO Capital Markets invita alla prudenza, sottolineando che le sovrapposizioni in alcune aree terapeutiche, come il tumore del polmone non a piccole cellule, potrebbero rendere complesso ottenere il via libera delle autorità antitrust.

AstraZeneca continua a piacere agli analisti

Dal punto di vista borsistico, AstraZeneca continua comunque a raccogliere un consenso molto positivo. Venerdì scorso il titolo ha chiuso a 12.632 pence: da inizio anno registra una flessione del 7%, ma mantiene un progresso del 13% negli ultimi dodici mesi.

Il gruppo capitalizza circa 264 miliardi di dollari. Per il 2026 gli analisti stimano un fatturato di 63,2 miliardi di dollari e un utile netto di circa 12 miliardi. Sulla base di queste stime, Astrazeneca è scambiata a un P/E 2026 di 21 volte, in linea con la svizzera Roche (21 volte), ma appare decisamente meno cara delle concorrenti americane Eli Lilly (35 volte) e e Johnson & Johnson (27 volte).

Il consenso resta decisamente favorevole. Su 23 analisti che seguono il titolo, ben 17 raccomandano l'acquisto e quattro consigliano di mantenere la posizione. Il prezzo obiettivo medio è pari a 15.780 pence, circa il 25% sopra le quotazioni attuali.

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