Attesi tassi fermi dalla BCE

Oggi รจ il giorno in cui รจ la BCE a decidere sui tassi di interesse. Gli investitori non si aspettano nessun taglio. Sarร quindi importante seguire la conferenza stampa della Lagarde per capire le tendenze future dellโeconomia e quindi lโorientamento della politica monetaria.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Oggi รจ il giorno in cui รจ la BCE a decidere sui tassi di interesse. Gli investitori non si aspettano nessun taglio. Sarร quindi importante seguire la conferenza stampa della Lagarde per capire le tendenze future dellโeconomia e quindi lโorientamento della politica monetaria.
Un elemento centrale della riunione sarร la nuova tornata di proiezioni macroeconomiche. Nonostante la Schnabel abbia sostenuto che rispetto a settembre i rischi su crescita e inflazione si siano spostati verso lโalto, รจ difficile immaginare che questa valutazione trovi pieno riscontro nei numeri ufficiali. La traiettoria di crescita di lungo periodo, fissata allo 0,3% trimestrale nel 2026 e nel 2027, appare infatti destinata a restare invariata. Sullโinflazione, รจ possibile un lieve ritocco al rialzo per il 2026 rispetto allโ1,7% stimato a settembre, mentre per il 2027 รจ piรน probabile una revisione al ribasso proprio a causa del rinvio dellโETS2. Con entrambe le proiezioni comunque al di sotto del 2%, resta complicato parlare di rischi inflazionistici concreti.
Guardando al prossimo anno, lo scenario di base resta quello di tassi fermi nel breve periodo. I commenti della Schnabel non sembrano riflettere lโorientamento della maggioranza del Consiglio direttivo. Con unโinflazione prevista sotto il 2% per i prossimi tre anni, eventuali interventi futuri appaiono piรน compatibili con tagli, non con rialzi, almeno fino alla tarda primavera del prossimo anno. In seguito (ma piรน si allungano le stime piรน diventano instabili), la finestra per una politica monetaria piรน espansiva potrebbe chiudersi, soprattutto se uno stimolo fiscale sul lato dellโofferta dovesse riaccendere le pressioni sui prezzi. Ma si tratta di uno scenario che guarda al 2027 e 2028, non al 2026. Forse parlarne รจ stato un poโ troppo prematuro.
A livello di dati, oggi รจ attesa lโinflazione USA YoY di novembre, che si confronta con settembre (i dati di ottobre sono parziali e poco significativi a causa delle shutdown): le attese degli analisti indicano un +3.1% (+3% a settembre). Attese inoltre le richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione (236k la scorsa settimana) e il PhillyFed di dicembre (stima +2,2 punti da -1,7 punti di novembre).
Leggermente inferiore alle attese lโIFO di dicembre (87,6 punti contro 88,2 atteso e 88 di novembre). Cala al +2,1% lโinflazione YoY di novembre dellโEuropa (+2,1% rispetto al +2,2% attesa e +2,1% do ottobre).
Nelle ultime settimane le azioni statunitensi hanno ritrovato slancio grazie al taglio dei tassi dโinteresse deciso dalla Fed il 10 dicembre scorso, riportando il mercato su nuovi massimi storici. LโS&P 500 ha ora recuperato completamente la flessione di oltre il 5% registrata a novembre, segnando il primo nuovo massimo assoluto dallo scorso ottobre e la 37ยช chiusura record di questโanno. Il rally ha anche riparato i recenti danni tecnici, visto che lโS&P 500 รจ tornato sopra la sua media mobile a 50 giorni.
Anche lโampiezza di mercato รจ migliorata. La quota di titoli dellโS&P 500 scambiati sopra la loro media mobile a 200 giorni ha continuato a salire, rimbalzando al 63,8% dopo essere scesa temporaneamente a un minimo di cinque mesi del 50,8% a novembre. Nel frattempo, la rotazione dalla leadership delle Big Tech verso altri settori ha favorito una ripresa dellโS&P 500 equi ponderato, che da ottobre ha sovraperformato lโindice ponderato per capitalizzazione.
Un calo sia della volatilitร implicita sia in quella realizzata rafforza ulteriormente il ritorno a condizioni di mercato piรน calme, segnalando una moderazione delle recenti oscillazioni. Lโindice di volatilitร รจ tornato nella parte bassa dellโintervallo da inizio anno, intorno a 16x, rispetto al recente massimo intraday di novembre pari a 28x. Allo stesso tempo, la volatilitร realizzata a 10 giorni dellโS&P 500 resta contenuta, scendendo in cifra singola e la volatilitร realizzata a 5 giorni ha persino registrato uno dei periodi piรน tranquilli dalla fine di agosto 2021.
Le tendenze stagionali indicano che il momentum potrebbe estendersi nelle ultime settimane dellโanno e fino allโinizio del 2026. Storicamente dicembre รจ uno dei mesi piรน forti per le azioni: dal 1950 lโS&P 500 ha guadagnato in media lโ1,4% e ha chiuso in positivo nel 73,3% dei casi, la piรน alta frequenza di rendimenti positivi tra tutti i mesi. Questa forza stagionale รจ spesso amplificata dal cosiddetto Santa Claus rally, gli ultimi cinque giorni di contrattazione di dicembre e i primi due di gennaio, che ha prodotto un rialzo medio dellโ1,3% ed รจ stato positivo nel 77,3% dei casi, rispetto ad appena lo 0,3% e il 57,9% di un qualunque periodo tipico di sette giorni.
ร rilevante notare che lโS&P 500 รจ stato negativo durante i periodi di Santa Claus rally negli ultimi due anni, ma dal 1950 non si sono mai verificati tre periodi consecutivi negativi. Storicamente, quando il Santa Claus rally รจ positivo, gennaio e lโintero anno tendono a registrare forti rialzi, con medie rispettivamente dellโ1,4% e del 10,2%, rispetto a -0,1% e 6,1% dopo periodi negativi.
Da una prospettiva ciclica, il 2026 ci aspettiamo tuttavia che possa essere piรน volatile e irregolare rispetto al 2025, poichรฉ la volatilitร tende ad aumentare negli anni delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Dal 1970, lโS&P 500 ha registrato un drawdown massimo medio del 18,7% e ha ottenuto un rendimento modesto dellโ1,7% nei 12 mesi precedenti le elezioni di midterm. Tuttavia, lo scenario successivo alle elezioni di medio termine รจ stato mediamente positivo: lโindice รจ salito nel 100% dei casi nei 12 mesi successivi alle elezioni, con una performance media del 13,5%.
Gran parte degli analisti continua ad essere nel complesso positivo e suggerisce di sfruttate eventuali ribassi azionari. Lโimpostazione tecnica per il 2026 resta infatti ampiamente rialzista, sostenuta da solidi supporti di trend e fattori stagionali favorevoli. La diversificazione resta comunque prudente, dato che lโampiezza di mercato rimane contenuta nonostante i recenti miglioramenti, il che potrebbe amplificare la volatilitร che ci si attende possa riemergere in vista delle elezioni di medio termine.
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