Aumenti tariffe Usa: bluff o reale minaccia?

Gli Stati Uniti possono aspettarsi che il mondo continui a finanziare il loro deficit di risparmio, mentre Washington brandisce un martello contro i suoi partner commerciali?
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Indice IFO di gennaio che, come noto, misura la fiducia delle aziende tedesche in uscita oggi alle 10.00 (stima 84.9 punti contro 84.7 di dicembre). In settimana รจ atteso (giovedรฌ) il PIL del 4Q24 degli Stati Uniti, la cui stima preliminare รจ del +2.7% (+3.1% nel 3Q24).
I mercati finanziari si stanno preparando ad un aumento delle tariffe di importazione negli Stati Uniti, anche se abbiamo sempre di piรน la sensazione che gli imminenti aumenti tariffari saranno piรน un bluff che una reale minaccia. Siamo convinti, infatti, che alla fine le tariffe saranno piรน strategiche che universali, introdotte in modo graduale piuttosto che tutte in una volta e relativamente piรน basse rispetto a quanto inizialmente proposto (60% sulla Cina, 25% sui partner dell'accordo U.S.-Mexico-Canada, e tra il 10% e il 20% sul resto del mondo).
Inoltre, le tariffe vengono considerate come un incremento una tantum dei livelli di prezzo e con effetti piรน transitori che duraturi sullโinflazione. In questo contesto, Wall Street ha accolto con relativa tranquillitร il discorso sulle tariffe, come dimostra il fatto che il target medio di fine anno per lโS&P 500 (6.614) tra gli analisti sell-side implica un rendimento superiore al 10% questโanno.
Detto ciรฒ, anche le nostre attese per il 2025 sono positive, anche se siamo convinti che quando si tratta di guerre commerciali di tipo "tit-for-tat" (do ut des), gli investitori dovrebbero prestare maggiore attenzione al โtat.โ Questโultimo, ovvero come il resto del mondo risponde al protezionismo degli Stati Uniti, รจ unโimportante incognita in questa fase. Crediamo che sia una variabile non pienamente scontata e potrebbe rivelarsi altamente distruttiva e costosa per le aziende statunitensi.
Il โTatโ potrebbe portare a maggiori interruzioni delle catene di fornitura globali con conseguente minore crescita degli utili aziendali, prezzi piรน alti per beni e servizi e maggiori aspettative di inflazione, ulteriori difficoltร per le banche centrali nel gestire i venti incrociati interrompendo il ciclo globale di allentamento economico e, in alcuni casi, recessioni vere e proprie in alcune economie fortemente dipendenti dal commercio (ad esempio Germania e Canada). Secondo Bloomberg, il Canada ha giร preparato una lista di tariffe "tat" per un totale di 105 miliardi di dollari.
Oltre a quanto sopra, รจ probabile che questa volta sia parzialmente diverso rispetto al primo mandato di Trump, quando il mondo fu colto alla sprovvista dalle tariffe statunitensi e reagรฌ in modo disorganizzato alle strategie commerciali americane. Il mondo appare oggi meglio preparato e in attesa.
Infatti, determinati a non essere colti di sorpresa una seconda volta, i governi di tutto il mondo stanno preparando le loro liste di potenziali tariffe su beni e servizi statunitensi. Con la storia come guida, si possono ipotizzare tariffe di ritorsione su prodotti agricoli statunitensi come soia, maiale, mandorle e grano (Cina). Oppure tariffe su automobili e macchinari, cosรฌ come beni di consumo come whiskey e vino (Europa). Legname, petrolio greggio e gas naturale sono nella lista di alcune nazioni (Canada e Messico).
Alla fine, piรน alte saranno le tariffe statunitensi ("tit"), maggiore sarร la reazione del resto del mondo ("tat") e maggiori saranno i potenziali danni per la crescita e gli utili globali, inclusi quelli degli Stati Uniti. Il potenziale picco delle tariffe statunitensi appare letteralmente e figurativamente fuori scala rispetto agli ultimi otto decenni. E potrebbe non fermarsi alle sole tariffe su beni e servizi. Altre misure di ritorsione da parte del resto del mondo potrebbero emergere sotto forme differenti e altrettanto dannose. Si pensi a restrizioni sugli investimenti, che sono aumentate notevolmente nellโultimo decennio. Oppure a indagini regolatorie mirate a specifiche aziende (liste nere) da parte di Europa e Cina, che rendono piรน difficile per le aziende statunitensi operare sia a livello nazionale che internazionale. Le aziende tecnologiche statunitensi per esempio sono al centro dellโattenzione quando si tratta di ulteriori restrizioni sulle attivitร digitali transfrontaliere.
Nel frattempo, anche i sussidi domestici e i controlli sulle esportazioni stanno diventando sempre piรน popolari. Alla fine, il โtatโ assume molteplici forme e puรฒ prendere pieghe interessanti e inaspettate. A testimonianza di ciรฒ, riflettendo lโampia portata del protezionismo commerciale e degli investimenti, in Giappone, lโacquisizione canadese di 7-Eleven, una catena di minimarket, รจ ora oggetto di revisione come accordo relativo alla โsicurezza economicaโ. Lโanno scorso, lโazienda รจ stata designata come โindustria chiaveโ in Giappone dal Ministero delle Finanze.
In Spagna, nel frattempo, il governo sta considerando un sovrapprezzo del 100% sugli acquisti immobiliari effettuati da acquirenti non appartenenti all'Unione Europea. E in Indonesia, uno dei maggiori mercati di telefoni cellulari al mondo, Apple รจ stata bandita dalla vendita del suo iPhone 16 perchรฉ l'azienda non rispetta le normative locali sulla provenienza dei materiali (abbiamo visto la vistosa flessione del prezzo delle azioni nellโultima settimana).
E poi c'รจ la Cina che, negli ultimi mesi, ha reagito in modo aggressivo alle restrizioni commerciali e sugli investimenti imposte dagli Stati Uniti con le proprie politiche. Un recente titolo del Wall Street Journal suggerisce i tempi turbolenti che ci attendono: โLa Cina reagisce con forza mentre incombe la guerra commerciale con Trump.โ Solo negli ultimi due mesi, la Cina ha avviato unโindagine regolatoria su Nvidia, interrotto le catene di approvvigionamento di un importante produttore di droni e bloccato lโesportazione di minerali critici verso gli Stati Uniti.
Il risultato: i rischi di unโescalation delle restrizioni commerciali reciproche tra Stati Uniti e Cina rappresentano un pericolo reale e attuale, che probabilmente i mercati stanno sottovalutando.
Facciamo un esercizio e pensiamo a ogni "tit" e "tat" come a dei mattoni, con ogni politica e la corrispondente risposta che aggiungono altri mattoni al muro del protezionismo globale. Purtroppo, i muratori sono stati piuttosto occupati di recente e piรน alto e ampio diventa il muro, maggiori saranno i rischi per la crescita globale, inclusa quella degli Stati Uniti.
Non stiamo prevedendo uno scenario simile alla Tariffa Smoot-Hawley, o un ritorno agli anni '30, quando le restrizioni commerciali tit-for-tat portarono a una riduzione di due terzi del commercio globale, a un drastico calo della produzione mondiale e, infine, ad una depressione globale. Tuttavia, le tariffe possono rappresentare un terreno scivoloso verso un maggiore protezionismo globale e i suoi effetti collaterali: unโeconomia globale piรน frammentata e rivolta verso lโinterno, potrebbe limitare lโaccesso delle aziende statunitensi a risorse e mercati esteri.
Le aspettative di inflazione in aumento, le catene di approvvigionamento globali sconvolte e una crescita economica mondiale piรน bassa sono altri residui critici di un mondo impegnato in schermaglie tariffarie. Anche gli Stati Uniti, avvantaggiati da unโeconomia relativamente autosufficiente e di dimensioni continentali, e tra gli stati meno dipendenti dal commercio al mondo, non sarebbero risparmiati dalle conseguenze di un mondo impazzito per le guerre tit-for-tat.
Di particolare rilievo, unโAmerica piรน incline alle tariffe mette a rischio i grandi afflussi di capitali stranieri necessari per finanziare il suo cronico deficit di risparmio federale. Per decenni, il disavanzo di risparmio dellโAmerica รจ stato compensato dallโimportazione degli eccessi di surplus di capitale mondiale, con una proprietร straniera di titoli statunitensi che ha raggiunto la cifra impressionante di 30,7 trilioni di dollari nel terzo trimestre del 2024. Senza questi flussi, il costo del capitale per lโAmerica sarebbe ancora piรน alto, considerando che gli investitori stranieri possiedono circa il 31% dei Treasury statunitensi negoziabili, il 37% del mercato obbligazionario aziendale statunitense e il 20% delle azioni statunitensi.
In questo contesto, gli Stati Uniti possono aspettarsi che il mondo continui a finanziare il loro deficit di risparmio, mentre Washington brandisce un martello contro i suoi partner commerciali? Vedremo. Basti dire che "tit" e "tat" sono dinamiche che favoriscono e alimentano la volatilitร del mercato.
Il risultato ci porta ancora una volta a ribadire che gli investitori dovrebbero aspettarsi piรน turbolenze e incertezze questโanno, anche se, nel complesso, data la resilienza dellโeconomia statunitense e la continua crescita degli utili, manteniamo un atteggiamento positivo nei confronti delle azioni statunitensi.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
