Azionario Europa, tra rischi strutturali e potenziale di rivalutazione

Dopo anni di delusioni, l’Europa torna al centro della costruzione dei portafogli. Il sentiment resta moderato, ma proprio le aspettative contenute potrebbero aprire spazio a un significativo potenziale di rialzo qualora anche solo parte dei segnali di miglioramento si consolidasse. In un contesto di maggiore frammentazione geopolitica, riforme graduali e cambiamenti macroeconomici, l’azionario europeo potrebbe offrire non solo diversificazione rispetto agli Stati Uniti, ma anche opportunità selettive per chi adotta un approccio attivo.
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Un cambio di regime graduale, tra riforme, autonomia strategica e IA
Per diversi anni l’Europa ha attraversato una fase difficile, spingendo molti investitori a ridurre l’esposizione alla regione. Secondo gli esperti di Wellington Management, le motivazioni strategiche per un ribilanciamento verso l’Europa appaiono oggi più chiare, anche se persistono preoccupazioni di breve periodo. Tuttavia, alcuni segnali di progresso tangibile stanno incoraggiando una rivalutazione: anche piccoli miglioramenti potrebbero tradursi in un rialzo significativo, dato l’attuale sentiment moderato.
Dal punto di vista multi-asset, la tesi europea si articola su due fronti principali per Wellington Management. Da un lato, offre diversificazione rispetto a un mercato statunitense percepito come eccessivamente concentrato; dall’altro, consente di coprire parte dei rischi legati al deterioramento del quadro istituzionale degli Stati Uniti. Dopo un lungo periodo di crescita inferiore al potenziale, il contesto di fondo sta lentamente migliorando, con segnali ancora timidi ma crescenti che l’Europa stia iniziando a prendere sul serio riforme strutturali a lungo rinviate.
Per oltre un decennio il continente è stato plasmato da una mentalità deflazionistica: crescita debole, disciplina fiscale restrittiva, imprese concentrate sul rafforzamento dei bilanci più che sull’espansione. Oggi, invece, non si osserva solo un ciclo in miglioramento, ma un’accelerazione di un cambiamento di regime. Alcune aree dell’Europa meridionale hanno superato la fase più difficile post-crisi dell’euro e stanno contribuendo alla crescita, mentre il rallentamento della globalizzazione sta spingendo l’Europa a ridurre la dipendenza dalle esportazioni e a stimolare la domanda interna.
Un elemento chiave, secondo Wellington Management, è il progressivo allontanamento da una pura disciplina fiscale. Il cambio di direzione della Germania si inserisce in un orientamento più ampio verso investimenti in sicurezza, infrastrutture, energia e industrie strategiche. Difesa, reti energetiche e sicurezza energetica stanno diventando priorità centrali di politica economica, sostenendo la crescita nominale e il potere di determinazione dei prezzi. L’inflazione sembra stabilizzarsi intorno al 2%, mentre bilanci dei consumatori relativamente solidi e bassa disoccupazione indicano rischi per la domanda interna orientati al rialzo.
Il settore bancario, sottolineano gli analisti di Wellington Management, rappresenta un ulteriore tassello del cambiamento. Dopo essere stato uno degli epicentri delle crisi precedenti, oggi il sistema bancario europeo riflette un contesto macro più stabile: il credito è in ripresa, i tassi sono stati ridotti ma restano lontani dagli estremi degli anni 2010, e l’attività interna mostra segnali di miglioramento.
Anche l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un fattore positivo rilevante per Wellington Management. L’Europa non guida la corsa su modelli fondamentali o hardware, ma secondo l’AI Diffusion Report di Microsoft è avanti nell’adozione. Per molte imprese europee, l’IA non rappresenta una discontinuità radicale, bensì uno strumento per migliorare efficienza, ridurre costi e sostenere i margini. La variabile chiave sarà il potere di determinazione dei prezzi: solo le aziende in grado di mantenere disciplina sui prezzi potranno trasformare i guadagni di produttività in utili.
Infine, evidenziano gli esperti di Wellington Management, il tema dell’autonomia strategica si sta rafforzando. La spesa in difesa, energia e catene di approvvigionamento rientra in un’agenda più ampia, che include anche le raccomandazioni contenute nel rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea. Tra le aree con maggiore potenziale figurano l’Unione dei risparmi e degli investimenti, il rafforzamento del mercato interno e la conclusione di nuovi accordi commerciali, come quello con il Mercosur. Qualsiasi accelerazione su questi fronti potrebbe tradursi in un miglioramento strutturale della crescita.
Rischi strutturali e potenziale di rialzo, lezioni dal Giappone
Nonostante la narrativa più costruttiva, i rischi restano rilevanti per gli analisti di Wellington Management. La concorrenza cinese rappresenta uno dei vincoli più sottovalutati agli utili europei, soprattutto in settori industriali maturi con margini sensibili alla pressione sui prezzi. Anche con esposizione diretta limitata alla Cina, l’impatto indiretto su quote di mercato e prezzi può essere significativo.
Le pressioni demografiche costituiscono un ulteriore ostacolo. L’invecchiamento rapido della popolazione, spiega Wellington Management, pesa sui conti pubblici e riduce l’offerta di lavoro, mentre le tensioni politiche sull’immigrazione limitano soluzioni rapide. Senza riforme mirate, dall’adozione su larga scala di tecnologie come l’IA a politiche migratorie più selettive, questi vincoli potrebbero comprimere il potenziale di crescita.
L’incertezza geopolitica completa il quadro degli esperti di Wellington Management. L’economia europea, aperta e orientata all’export, resta vulnerabile a tensioni con Stati Uniti e Cina, alla guerra in Ucraina e a shock energetici. Tuttavia, storicamente le crisi hanno spesso agito da catalizzatore per il progresso europeo. Anche in un contesto di frammentazione politica e ascesa di partiti euroscettici, le tensioni esterne potrebbero favorire maggiore coesione e riforme.
Per Wellington Management, ciò che conta per gli investitori è che il livello attuale delle aspettative è basso. In questo contesto, anche miglioramenti marginali potrebbero generare un significativo potenziale di rialzo. Il parallelo con il Giappone è istruttivo: dopo anni di sentiment negativo, il passaggio a un regime di crescita nominale più elevata, accompagnato da riforme micro e miglioramenti nella governance societaria, ha sostenuto rendimenti e utili.
Allo stesso modo, secondo Wellington Management, piccoli passi dell’Europa verso maggiore integrazione, deregolamentazione intelligente e apertura alle operazioni di M&A transfrontaliere potrebbero creare fattori favorevoli simili a livello micro. In questo scenario, l’approccio attivo appare particolarmente rilevante: l’accelerazione del cambiamento di regime offre spazio per selezionare i probabili vincitori (beneficiari di riforme, investimenti strategici e adozione dell’IA) mitigando al contempo l’esposizione a settori e imprese potenzialmente penalizzati.
Come conclude Wellington Management, l’azionario europeo non è privo di rischi, ma si trova in una fase in cui il rapporto tra aspettative e potenziale sorpresa positiva potrebbe giocare a favore degli investitori disposti a guardare oltre il passato recente.
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