Banco Bpm scalda i motori per l’M&A con Mps

Secondo i media, l’istituto di Piazza Meda potrebbe ingaggiare Goldman Sachs per affiancare i consulenti Citi e Lazard nell'ambito di una possibile fusione con la banca senese.
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Banco Bpm pensa ancora a Mps
Se “tutte le strade portano a Siena”, così come dichiarato martedì scorso dall’ad Luigi Lovaglio, il percorso di Banca Monte dei Paschi potrebbe avere come destinazione Milano, in particolare a Piazza Meda.
Indiscrezioni diffuse dal Corriere della Sera, infatti, rimettono al centro del risico bancario italiano la possibilità di una fusione tra Mps e Banco Bpm, con l’istituto milanese che starebbe valutando di ingaggiare Goldman Sachs per l’operazione, affiancandola così ad altri advisor quali Citi e Lazard.
Lo stesso Lovaglio non ha mai escluso un’operazione con Siena: “aspettiamo e vediamo, cercando ci capire cosa è disposta a fare l’altra controparte”.
Ipotesi che ormai sembra essere sul tavolo da più di un mese, quando sembrava possibile la scalata di Crédit Agricole all’ex popolare milanese, mentre la corsa del titolo Bpm (+9,1% in un mese) mantiene alta l’attenzione su Piazza Meda.
A Milano, intanto, l’apertura di seduta vede i titoli delle due banche aprire in positivo: Mps guadagna l’1,50% (9,024) e Banco Bpm aggiunge mezzo punto percentuale, a 13,325 euro.
Il ruolo di Credit Agricole
Sull’operazione pesa il ‘nodo Crédit Agricole’, primo azionista di Banco Bpm con il 22,8%, elemento che potrebbe complicare eventuali scenari di fusione, senza tener conto dell’eventuale interesse di UniCredit per Siena, rilanciato dal quotidiano La Stampa.
Nel caso in cui Mps acquisisse Bpm, scrive il Corriere, la Banque Verte si diluirebbe al 10%, con Delfin in discesa all’11%, Caltagirone al 6% e il Tesoro al 3%.
Per i francesi si tratterebbe di un’occasione importante per rafforzare la propria presenza fisica nelle filiali in regioni in cui detengono una quota di mercato ridotta, ripetendo la mossa fatta nel 2006 quando scambiarono la propria partecipazione in Intesa Sanpaolo con Cariparma.
Non è da escludere come concambio alternativo, conclude il quotidiano, l’acquisto del 31% del credito al consumo di Agos, in mano al Banco, o quello delle partnership nell’assicurativo.
Il famoso terzo polo
La fusione tra Mps e Bpm darebbe vita al terzo polo bancario, ma, secondo i calcoli di Bnp Paribas, si tratterebbe del secondo per asset (450 miliardi di euro), con un 15% di market share nei prestiti, il 13% nei depositi, 2.900 filiali e 10 mila clienti.
La neonata ‘Banco Mps’ arriverebbe a 50 miliardi di market cap, sempre per gli analisti francesi, la stessa cifra citata da Lovaglio nei giorni scorsi, posizionandosi così dietro ai 100 miliardi di UniCredit e i 101 di Intesa Sanpaolo.
Infine, Bnp ipotizza tre scenari per un’operazione concordata dai due istituti: un’Ops di Mps su Bpm; un’Opas di Mps su Bpm; un’Opas di Mps su Bpm vendendo la quota di Generali che porterebbe a uno scambio 45% cash e 55% in titoli, opzione, quest’ultima, smentita da Siena.
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