Mps, tolte le deleghe a Lovaglio: Bai guiderà la banca fino all’assemblea

Il consiglio di amministrazione della banca senese ha affidato a Maurizio Bai il compito di guidare la banca fino all’assemblea dei soci prevista per aprile dopo che Lovaglio era stato inserito nella terza lista come candidato ad.
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Ritirate le deleghe a Lovaglio
Dopo tre giorni di riunione, alla fine il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha preso la sua decisione: Luigi Lovaglio non è più l’amministratore delegato dell’istituto senese.
Il board ha infatti revocato ieri sera le deleghe all’attuale ad, avocando a sé tutti i relativi poteri e deliberando inoltre “con decorrenza immediata la sospensione dalle mansioni ricoperte in qualità di Direttore generale”.
Al posto di Lovaglio, il cda ha affidato la gestione delle attività ordinarie fino all’assemblea degli azionisti, in programma il prossimo 15 aprile, al Vice Direttore generale vicario Maurizio Bai, “garantendo così la piena continuità delle attività della banca”, si legge nel comunicato.
La decisione, spiega il board nella nota, è stata presa “tenuto conto” della candidatura come ad di Lovaglio nella lista presentata dai soci Plt Holding e Plt spa (famiglia Tortora) e che punta alla maggioranza degli amministratori dell’istituto.
Il banchiere, comunque, resta nel consiglio di Rocca Salimbeni, almeno fino all’assemblea che rinnova il board: poi si vedrà, in base all’esito del voto.
Una decisione sofferta
La decisione è stata sofferta, scrive La Repubblica, perché il vertice della banca voleva “tagliare ma non strappare” i rapporti con il banchiere che in quattro anni ha risanato Mps e l’ha lanciata alla conquista di Mediobanca.
Fin da sabato, quando Lovaglio ha accettato di candidarsi con la lista rivale di Plt Holding per avere il controllo del board futuro e restare ad malgrado il cda lo abbia escluso dalla sua lista, si dice che il presidente Nicola Maione provasse a convincerlo a fare un passo indietro.
"Le tensioni in materia di governance a livello di consiglio di amministrazione sono ormai di dominio pubblico", spiegavano da Plt, aggiungendo di aver stilato una propria lista di candidati per il rinnovo del cda tenendo conto anche delle aspettative delle autorità di vigilanza: "la BCE sta monitorando attentamente il rispetto da parte del gruppo delle aspettative di vigilanza rafforzate", scrivono da Plt in una lettera indirizzata agli altri investitori.
L'Opa su Mediobanca a rischio?
Tra i motivi dell’esclusione di Lovaglio dalla lista ci sarebbe stata la posizione del socio forte Francesco Gaetano Caltagirone, proprietario dell’11% del capitale.
L’imprenditore era da tempo in contrasto con Lovaglio in quanto contrario all’accelerazione dell’integrazione di Mediobanca, preferita dal romano come quotata, autonoma e con dentro la partecipazione del 13,2% in Generali.
La rimozione di Lovaglio, dunque, mette in discussione il futuro dell'Opa ostile su Mediobanca, che rappresentava il pilastro strategico del piano di crescita di Mpd. L'operazione — accolta con forte resistenza dal management di Mediobanca e dai mercati — puntava a creare un grande polo bancario e finanziario italiano, con Mediobanca che avrebbe portato in dote la partecipazione in Generali e la controllata di asset management Kairos.
Con la scomparsa del principale artefice dell'operazione, si apre ora una fase di profonda incertezza, in particolare sulla continuità della strategia di acquisizione, sulla nomina di un nuovo Ceo e la sua visione industriale e sul posizionamento del Ministero dell'Economia (MEF), ancora azionista rilevante di Mps, oltre alle tempistiche dell'Opa e dell'eventuale revisione dei termini dell'offerta.
Di “elemento di incertezza nella governance” parlano gli analisti di Equita, in relazione soprattutto alla presentazione della terza lista, quella guidata da Lovaglio.
L'esito del voto, mettono in evidenza gli esperti, dipenderà in larga misura dalla partecipazione dei principali azionisti e dall'orientamento del capitale istituzionale, con il rischio, in caso di esito molto ravvicinato, di una composizione del cda "più frammentata".
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