Mps, i francesi gelano Lovaglio su Banco Bpm: “meglio fusione con CA Italia”

Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda, insiste sullo scenario che porta ad un’operazione con la loro sezione italiana, anche alla luce della mancanza di un premio per i loro soci nell’offerta della banca senese.
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Crédit Agricole blocca Lovaglio su Opas
È arrivato forte e chiaro il messaggio di Crédit Agricole a Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena: nel giorno in cui il manager presentava esaltandola l’Opas lanciata su Banco Bpm (oltre a quella su Banca Generali), la Banque Verte ribadiva di preferire altre strade, facendo così pesare la sua posizione di primo azionista con il suo 29,30% detenuto nell’istituto milanese.
Per bocca della sua Cfo, Clotilde L’Angevin, i francesi, pur spiegando che gli scenari da valutare sono “diversi”, hanno definito “molto interessante” l’ipotesi di una combinazione tra Piazza Meda e Crédit Agricole Italia.
“Ma, ancora una volta, siamo prudenti, siamo pazienti e siamo qui per restare in Italia. Per questo guardiamo con calma a tutti i diversi scenari”, aggiungeva ieri la manager parlando a Class Cnbc.
Lovaglio fiducioso
La fusione con Mps, invece, è la direzione verso cui spinge l’operazione pensata da Lovaglio e che piaceva ad ambienti della maggioranza ed in particolare alla Lega, scrivono da La Repubblica
“CA è un’istituzione importante, li rispetto, li conosco e la nostra proposta è convincente dal punto di vista del razionale industriale e stiamo offrendo a Crédit Agricole l’opportunità di partecipare alla creazione di un gruppo di maggior valore, più resiliente, più redditizio e con grande opportunità di crescita”, ha detto Lovaglio parlando con gli analisti.
“I francesi faranno chiaramente le loro valutazioni e io sono fiducioso perché la storia del Crédit Agricole è di grande valore e ritengo che la logica industriale dietro al nostro sia qualcosa di molto familiare per loro”, concludeva l’ad.
Nessun premio da Mps
La resistenza dei francesi nei confronti dell’Ops su Banco Bpm si spiega anche con un’offerta considerata poco attraente. Nonostante la posizione importante che assumerebbe Crédit Agricole nel capitale della nuova entità, oltre il 10% del capitale, i francesi non sono allettati dal prezzo, che non offre nessun premio agli azionisti di Bpm per aderire all’offerta.
“Il nostro è un progetto di crescita, di creazione di valore che ci permette una diversificazione dei ricavi, è un progetto che incrementa la solidità del gruppo e ci rende più resilienti e offre una remunerazione adeguata ai nostri azionisti. Mi aspetto che gli azionisti valutino il progetto su questi elementi e su nessun’altro”, provava a spiegare Lovaglio.
Ma la freddezza veniva ribadita da L’Angevin: “La nostra posizione è solida perché siamo in grado di difendere i nostri interessi: nulla può essere fatto senza di noi, nulla può essere fatto contro di noi, ma siamo anche pazienti, perché il nostro impegno in Italia è di lungo periodo”.
Crédit Agricole rimane in una posizione di forza, essendo arrivata a controllare il 29,3% di Banco Bpm con l’accondiscendenza del Mef e del governo. Una posizione di forza da cui dipendono le sorti del progetto di Lovaglio.
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