Mps, luce verde BCE alla fusione con Mediobanca

L’approvazione della Banca centrale europea riguarda anche altre operazioni di riorganizzazione societaria previste e le conseguenti modifiche statutarie, oltre alle integrazioni nel consiglio di amministrazione di Siena.
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Ok BCE all’operazione Mps-Mediobanca
Arrivata da parte della Banca centrale europea l’approvazione della fusione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca. Ad annunciarlo è stato ieri lo stesso istituto senese, aggiungendo che la luce verde riguarda anche altre operazioni di riorganizzazione societaria previste e le conseguenti modifiche statutarie.
Mps controlla l’86,3% di Piazzetta Cuccia a seguito dell’Opas da quasi 14 miliardi di euro e ora l’operazione dovrà passare all’esame dell’assemblea degli azionisti in programma del 29 ottobre già chiamata a esprimersi sulle offerte pubbliche di acquisto e scambio su Banco BPM e Banca Generali.
A Piazza Affari, intanto, le azioni Mps cedono mezzo punto percentuale nella prima ora di scambi, scendendo così a 11,469 euro.
Le integrazioni nel cda
Altro elemento compreso nel via libera della BCE riguarda la struttura di governance di Mps.
La Vigilanza ha concluso con esito positivo la valutazione fit & proper su Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, primi non eletti della lista di minoranza. I due sono destinati a subentrare nei posti rimasti vacanti nel consiglio dopo le dimissioni di Fabrizio Palermo e la decadenza di Carlo Vivaldi.
All'inizio della prossima settimana Mps dovrebbe riunire il consiglio di amministrazione per procedere alla loro cooptazione, riportando così il board alla composizione completa di quindici membri.
Risiko bancario sempre protagonista
Mps resta al centro dell’attenzione anche per le operazioni con Banco Bpm e Banca Generali e la banca dovrebbe portare a metà della prossima settimana i documenti di offerta per i due istituti, dopo aver fatto istanza alle varie autorità coinvolte, tra cui Bce, Bankitalia, Ivass, Antitrust e il governo per i profili di Golden Power.
Sull’operazione si sono espressi anche le altre protagoniste del risiko bancario. Generali aveva confermato la propria disponibilità a valutare la proposta di Mps, nonostante abbia sottolineato che l’offerta “non era stata sollecitata né preventivamente concordata”, riconoscendo però che “prospetta una più ampia collaborazione industriale volta a sviluppare nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente rilevanti per entrambe le società”.
Un’apertura era arrivata anche dalla controllata della Compagnia del Leone, Banca Generali, “fermo restando che l'analisi più dettagliata dei termini e delle caratteristiche dell'offerta è in corso", e che l'istituto si esprimerà sull'offerta con le tempistiche e secondo le modalità previste dalla legge".
Di offerta "non sollecitata né preventivamente concordata" parlava anche Banco BPM, osservando inoltre che l'offerta, che per sua natura rappresenta un'operazione strutturalmente diversa da quella proposta a Mps con la lettera del 7 giugno 2026 in quanto si configura come un'acquisizione, non una fusione tra le due banche, non presenta un premio per gli azionisti" dell'istituto guidato da Giuseppe Castagna.
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