Mps studia contromossa su Intesa Sanpaolo dopo il rilancio dell’offerta

L’ad Lovaglio potrebbe proporre l’aumento del dividendo per convincere i soci ad approvare le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, ma il fronte contrario al manager sembra ingrossarsi sempre di più in vista della decisiva assemblea di fine ottobre.
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Mps cerca di rispondere a Intesa Sanpaolo
Luigi Lovaglio sembra non volersi arrendere a Intesa Sanpaolo e studia le contromosse all’aumento dell’offerta annunciata ieri dell’istituto torinese su Banca Monte dei Paschi di Siena.
Indiscrezioni di RadioCor riportano che l’ad di Siena potrebbe arrivare a chiedere un rinvio dell’assemblea ordinaria e straordinaria di Rocca Salimbeni convocata per il 29 ottobre che dovrà decidere sulle Ops lanciate su Banco Bpm e Banca Generali, la fusione di Mediobanca, l’acquisizione della quota Generali dal portafoglio di Piazzetta Cuccia e il dividendo straordinario.
In sede di rilancio, Intesa aveva avvisato che, in caso di approvazione anche solo di una delle Ops, l’operazione verrebbe annullata e, per cercare di convincere gli azionisti di Mps, Lovaglio potrebbe proporre un aumento del dividendo straordinario, attualmente di 4 miliardi di euro, da pagare parte in contanti e parte in azioni Generali.
Fonti di mercato riportate dal Corriere della Sera parlano anche di un incontro tra Lovaglio e il proxy Iss che dovrebbe dare indicazioni di voto a giorni, assieme all’omologo Glass Lewis.
Queste mosse, però, richiederebbero tempo, a partire da un cda da convocare a breve da parte del presidente Bisoni oppure nella riunione già in calendario per metà mese.
Si ricompatta il fronte contro Lovaglio
L’urgenza di contromosse è aumentata dopo che Delfin, la Holding della famiglia Del Vecchio e primo socio di Mps, ha annunciato la sua adesione all’offerta di Intesa, impegnandosi a muoversi di conseguenza nella prossima assemblea, aumentando così le possibilità di successo per la banca guidata da Carlo Messina. Il successo dell’Ops porterebbe alla holding altri 133 milioni.
Anche Caltagirone, altro importante socio di Mps con il 13,5%, ha accolto con favore le mosse di Intesa Sanpaolo: il rilancio dell’istituto porta con sé un cash aggiuntivo pari a oltre 102 milioni.
Secondo gli analisti di Autonomous, la partecipazione di Delfin basterebbe a bloccare la maggioranza richiesta dei due terzi con un’affluenza fino al 73%. Se si aggiungesse anche il gruppo Caltagirone, l’approvazione sarebbe possibile soltanto con una partecipazione intorno al 92% e il sostegno di quasi tutti gli altri presenti. Il mercato poi si aspetterebbe un ulteriore rilancio da Intesa.
Tra gli altri soci, Banco Bpm, azionista con il 3,7%, potrebbe non presentarsi: se lo facesse e non votasse, alzerebbe il quorum e renderebbe ancora più difficile per Lovaglio la ricerca di sostegno in assise.
Infine, il Ministero dell’Economia (4,8%) aveva messo nero su bianco da tempo che non sarà presente all’appuntamento di Siena.
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