Comparto oil in difficoltà dopo l’annuncio di Trump sulla pace con l’Iran

Il presidente degli Stati Uniti si spinge fino a dichiarare la fine della guerra e la firma dell’accordo di pace potrebbe avvenire già nel weekend in Europa, facendo così crollare i prezzi del petrolio.
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Energetici in difficoltà sul calo del petrolio
Petroliferi in fondo al Ftse Mib (+2%) di questa mattina, indeboliti dal calo del petrolio dovuto alle parole di Donald Trump sulla fine del conflitto in Iran.
Con il Brent in calo di oltre il 3%, a 86,98 dollari al barile e il greggio WTI in discesa (-3,60%) a 84,50 dollari, a Milano, Eni cede il 3,20% dopo un’ora di scambi, seguita da Tenaris (-2,54%), Saipem (-1%). Male anche altri due titoli legati all’energia: Snam (-0,30%) e Terna (-0,10%), mentre il resto dei componenti del principale indice della Borsa italiana viaggiano in verde.
Le parole di Trump sul conflitto
Trump ha annunciato di “aver messo fine alla guerra con l’Iran”, dopo che gli Teheran “ha accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era proprio questo l’obiettivo, era il 95% della questione”.
Il tycoon ha aggiunto che la firma di un memorandum di intesa tra le parti potrebbe essere firmato nel weekend in Europa e, secondo Axios, in particolare a Ginevra, dopo che quattro aerei C-17 erano decollati verso la Svizzera nella giornata di ieri trasportando “materiale per un possibile viaggio” del vicepresidente statunitense J.D. Vance, indicato da Trump quale incaricato di firmare l’accordo preliminare.
Subito dopo "riaprirà anche lo Stretto di Hormuz", dove nel frattempo resta "pienamente in vigore" il blocco navale imposto dagli Usa ai porti iraniani.
Secondo Trump, avrebbero dato il loro assenso "tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri".
Smentita dall’Iran
Dall’Iran, però, è arrivata una smentita, con Teheran che spiegava che non c’è ancora una conclusione definitiva riguardo a un’intesa con gli Stati Uniti, dopo che Trump aveva annullato raid previsti e annunciato il via libera della Repubblica islamica a un accordo che potrebbe essere firmato durante il fine settimana in Europa.
“Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione in merito. La questione è al vaglio delle istituzioni competenti e, qualora si giungesse a una conclusione, ne saremo informati”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando le parole di Trump.
Eliminato un importante rischio macro?
“Questa volta, l'indicazione che la diplomazia stia procedendo in modo produttivo è sufficiente per il mercato”, secondo Michael Nizard, responsabile del multi-asset presso Edmond de Rothschild Asset Management. "Il mercato rimane molto sensibile all'accordo di pace e alle numerose e varie dichiarazioni di Trump", prosegue Nizard, aggiungendo che "Oggi penso che il potenziale di pace sia decisamente sottovalutato".
"Un accordo tra Stati Uniti e Iran, se confermato, eliminerebbe un importante rischio macroeconomico di coda e aprirebbe la strada a un ulteriore ampliamento/rotazione. Ciò probabilmente andrebbe a vantaggio soprattutto dell'Europa", spiegano gli analisti di Barclays.
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