SpaceX non si ferma: pronta a superare Amazon in market cap

SpaceX non si ferma: pronta a superare Amazon in market cap

Le azioni della società di Elon Musk hanno già guadagnato oltre il 40% dallo sbarco a Wall Street e la sua valutazione elevata continua a generare dubbi da parte di alcuni analisti.

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Azioni SpaceX sempre in rialzo

La scommessa di Elon Musk sembra essere vinta, almeno per ora. Lo sbarco in borsa della sua SpaceX continua a mietere successi e la sua capitalizzazione di mercato potrebbe superare quella di Amazon quando oggi inizierà il terzo giorno di contrattazioni.

Dopo aver già guadagnato il 42% rispetto ai prezzi dell’Ipo (135 dollari), oggi il titolo corre ancora nel pre market USA, aggiungendo un altro 10%, superando così i 200 dollari, lasciando presagire il superamento dei 2.800 miliardi di dollari di market cap, mentre il gigante dell’e-commerce (+0,50%) si ferma a 2.600 miliardi. Qualora questo andamento si confermasse, SpaceX potrebbe diventare la quinta società al mondo per capitalizzazione, posizionandosi alle spalle di Microsoft, Apple, Nvidia e Saudi Aramco.

Secondo i dati di Vanda Research, i trader retail hanno acquistato altrettante azioni SpaceX nei suoi primi due giorni di negoziazione quante ne sono state acquistate in tutto il mercato azionario statunitense la scorsa settimana, attenuando alcune preoccupazioni sulla capacità del mercato di assorbire un’Ipo così grande.

Il successo dell’Ipo

La stessa SpaceX ha annunciato oggi che i suoi sottoscrittori hanno esercitato l’opzione ‘greenshoe’, portando il ricavo totale dell’Ipo a 85,7 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 75 miliardi raccolti la scorsa settimana. L’operazione, già la più grande offerta pubblica iniziale della storia, consolida il primato del conglomerato di Musk nei settori aerospaziale, intelligenza artificiale e connettività globale.

Nel dettaglio, l’azienda ha venduto 555,56 milioni di azioni a 135 dollari l’una, stabilendo un record assoluto per un’Ipo. L’esercizio del greenshoe – un meccanismo standard nelle quotazioni statunitensi per stabilizzare il titolo e limitare le oscillazioni di prezzo – ha permesso l’acquisto di ulteriori 83,3 milioni di azioni, portando il capitale raccolta a 85,7 miliardi di dollari (al netto delle spese di collocamento).

Secondo fonti citate da Reuters, l’Ipo ha attratto ordini per oltre 250 miliardi di dollari, superando di 3,5-4 volte l’importo inizialmente offerto. Un successo che sottolinea l’enorme appetito degli investitori, sia retail che istituzionali, per il titolo.

"La domanda ha superato di gran lunga l’offerta iniziale. L’interesse dei piccoli investitori era elevato, ma diversi fondi importanti hanno presentato ordini massicci. I sottoscrittori hanno quindi esercitato la sovrallocazione per soddisfare queste posizioni", evidenzia Brian Jacobsen, capo stratega economico di Annex Wealth Management.

In un post su X, Musk ha dichiarato che SpaceX potrebbe generare ricavi annui per 1.000 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 18,7 miliardi del 2025.

Alta valutazione giustificata?

Il clamore di questa Ipo ha scatenato un dibattito sull'opportunità di giustificare una valutazione aziendale così elevata.

Venerdì CFRA aveva avviato la copertura del titolo con raccomandazione sell e un target price a 12 mesi di 115 dollari, che rappresenta un calo di quasi il 29% rispetto al prezzo di chiusura del primo giorno di quotazione.

Il broker ha affermato che la sua posizione è "dovuta all'ambiziosa strategia di crescita dell'azienda, alle elevate aspettative di valutazione e alla significativa intensità di capitale".

All'inizio della scorsa settimana, l'analista di Morningstar, Nicolas Owens, ha pubblicato una nota in cui affermava che la società valuta SpaceX a 63 dollari per azione e definiva il titolo "sopravvalutato".

Le opinioni restano divergenti e altri analisti sono più ottimisti sul titolo. NewStreet Research ha avviato la copertura di SpaceX con un target price di 165 dollari.

Secondo James Ratzer, partner e analista senior di NewStreet Research, è possibile valutare l'azienda "su un orizzonte temporale più lungo rispetto alla maggior parte delle azioni, per giustificare l'attuale valutazione". Ratzer ritiene che sia necessario "guardare a un orizzonte temporale di 20-25 anni", anche se "molti degli elementi fondamentali per il successo" sono "già presenti".

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