SpaceX si aggiunge alla lista dei tech indebitati per i data center

SpaceX si aggiunge alla lista dei tech indebitati per i data center

Le grandi aziende tecnologiche continuano a investire ingenti capitali per rafforzare l’intelligenza artificiale a causa della forte concorrenza e l’indebitamento potrebbe aumentare anche nel futuro.

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I bond di SpaceX

Obbligazioni per un totale di 25 miliardi di dollari. Era questo il totale delle obbligazioni annunciata da SpaceX che in queste ore ne ha diffuso i dettagli.

I bond, tutti senior, comprendono:

  • 7 miliardi con tasso di interesse del 5,35% e scadenza nel 2031;
  • 6 miliardi con rendimento del 5,65% e scadenza nel 2033;
  • 6 miliardi con interesse del 5,875% e scadenza nel 2036;
  • 2,5 miliardi con yield del 6,6% e scadenza nel 2046;
  • 3,5 miliardi con interesse del 6,65% e scadenza nel 2056.

Le obbligazioni, spiega una nota diffusa dalla società di Elon Musk, saranno titoli non garantiti di SpaceX e avranno pari rango in termini di diritto di pagamento rispetto a tutti i debiti, passività e altri obblighi non subordinati esistenti e futuri dell'azienda.

Il perfezionamento dell'offerta è previsto per oggi, subordinatamente al verificarsi delle consuete condizioni di chiusura.

L’obiettivo dell’azienda è quella di investire i proventi netti derivanti dall'offerta di obbligazioni per rimborsare integralmente i prestiti in essere, per pagare le relative commissioni e spese nonché destinare l'eventuale importo rimanente agli obiettivi aziendali.

Accoglienza fredda

Nonostante le agenzie di rating abbiano definito SpaceX un’azienda solida con rating investment grade, il mercato obbligazionario adotta un atteggiamento più cauto.

Le obbligazioni con scadenza nel 2036, parte di questa raccolta fondi della società, sono state collocate con un premio dell’1,4% rispetto ai titoli di Stato statunitensi (Treasury). Questo spread è circa 0,4 punti percentuali più ampio rispetto alla media delle obbligazioni con rating simile nella fascia BBB, secondo un indice di Bloomberg.

Questo differenziale sottolinea come SpaceX abbia incontrato un pubblico più scettico nel suo debutto sul mercato obbligazionario, nonostante l’entusiasmo che aveva suscitato con la maggior Ipo della storia.

Le obbligazioni offrivano un rendimento sufficientemente alto da stimolare l’interesse degli investitori. Al picco dell’offerta, sono pervenuti ordini per quasi 90 miliardi di dollari, cifra poi scesa a 73 miliardi al momento della chiusura dell’emissione, secondo fonti informate che hanno richiesto l’anonimato perché non autorizzate a parlare pubblicamente.

Il libro ordini finale, inferiore a tre volte l’ammontare del debito offerto, è risultato al di sotto della media di quest’anno, che si attesta intorno a quattro volte per le emissioni high-grade, secondo i dati raccolti da Bloomberg.

La maggiore domanda si è concentrata sulla tranche con scadenza più breve (e quindi meno rischiosa) dell’emissione, hanno riferito altre fonti a conoscenza dei dettagli. Questa preferenza, insieme al premio pagato dall’azienda, riflette probabilmente preoccupazioni sul flusso di cassa di SpaceX. L’azienda sta consumando liquidità e, secondo S&P Global Ratings, continuerà a farlo almeno fino al 2030, con un tasso di consumo in forte aumento a partire dal prossimo anno. Sebbene i ricavi di SpaceX siano destinati a crescere, le spese dovrebbero aumentare ancora più rapidamente.

“Il mercato azionario beneficia dei rialzi, gli obbligazionisti no”, ha dichiarato Grant Nachman, fondatore e CIO di Shorecliff Asset Management Co. “Quindi, per assumersi il rischio, bisognerebbe essere adeguatamente remunerati. È per questo che un’azienda può valere trilioni di dollari eppure dover pagare uno spread significativo per accedere ai mercati del debito”.

Una storia di fiducia

SpaceX ha obiettivi ambiziosi: sta espandendo la sua rete satellitare globale, potenziando il suo business di intelligenza artificiale e addirittura progetta di lanciare data center nello spazio, oltre al suo core business dei lanci di razzi. Tuttavia, per gli investitori in titoli a reddito fisso, questi progetti ‘moonshot’ potrebbero offrire poco guadagno: indipendentemente dal successo dell’azienda, spesso riceveranno solo i pagamenti degli interessi e il rimborso del capitale.

È un contrasto netto rispetto agli investitori azionari, che possono beneficiare di guadagni enormi negli scenari migliori, rendendoli più propensi ad assumersi rischi e a fidarsi di Musk, il fondatore dell’azienda, data la potenziale crescita.

Anche nei mercati azionari, dopo un iniziale rally seguito alla quotazione, parte dell’entusiasmo si è affievolito negli ultimi giorni. Nelle ultime sei sedute, le azioni SpaceX sono riuscite a chiudere in verde solo martedì scorso (+0,98%), dopo un calo di tre giorni che aveva cancellato più di 600 miliardi di dollari dal suo valore di mercato. Il titolo ha chiuso ieri a 153 dollari (-1%), circa il 15% sopra il prezzo dell’Ipo, mentre nel pre market USA di oggi mostra ancora un andamento negativo: -1,50%.

“È una storia del tipo ‘fidati di me’? Penso di sì”, spiega Brett Kozlowski, portfolio manager di GW&K Investment Management. Anche se Musk e l’azienda dovessero performare bene, “non elimina il rumore che dovremo gestire con i titoli dei giornali e altro ancora”.

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