Ferrari e Stellantis deboli dopo i dazi di Trump sul settore auto

Lโaumento delle tariffe annunciato dal presidente degli Stati Uniti rischia di avere un impatto importante tra i produttori europei che vendono nel paese, comprimendo di margini e influendo sulla domanda dei veicoli.
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Azioni Stellantis e Ferrari in calo
Settore automobilistico sotto i riflettori dopo i dazi sul comparto annunciati venerdรฌ scorso da Donald Trump.
A Milano, Ferrari apriva la seduta in calo di circa il 2%, scendendo ad un minimo di 288,40 euro, mentre Stellantis cedeva lโ1,50%, a 6,138 euro, per poi tornare in paritร dopo due ore di scambi.
Lโannuncio dei dazi aveva fatto chiudere in negativo i titoli delle due case automobilistiche nella seduta di venerdรฌ scorso a Wall Street, con flessioni rispettivamente dellโ1,74% e del 2,06%.
I dazi di dazi sulle auto
I nuovi dazi riguardano il settore automobilistico europeo e prevedono a partire da questa settimana un aumento delle tariffe di importazione negli Stati Uniti dallโUnione europea pari al 25% rispetto al 15% precedentemente accordato dalle due parti.
"Dato che l'Unione europea non sta rispettando l'accordo commerciale che abbiamo pienamente concordato, la prossima settimana aumenterรฒ i dazi applicati all'Unione europea per le auto e i camion che entrano negli Stati Uniti", ha scritto Trump in un post sui social media.
Il presidente ha spiegato ai giornalisti che l'aumento dei dazi costringerร le case automobilistiche europee a trasferire piรน rapidamente la produzione negli USA: "ร pienamente chiaro e concordato che, se producono auto e camion negli stabilimenti statunitensi, non ci saranno dazi".
Lโimpatto su Stellantis
I dazi rischiano di avere un impatto rilevante su Stellantis, uno dei gruppi piรน esposti al mercato nordamericano: la misura colpirร tutti i veicoli prodotti in Europa ma venduti negli Stati Uniti, lasciando esenti solo quelli assemblati sul suolo americano.
Per la casa automobilistica italo-francese il nodo รจ strategico: il gruppo vende negli USA molti modelli dei marchi europei e utilizza una catena produttiva globale, quindi i dazi rischiano di comprimere i margini, spingere rialzi di prezzo e accelerare eventuali spostamenti produttivi verso gli Stati Uniti.
Il contesto รจ giร instabile: secondo Reuters lโaumento delle tariffe potrebbe causare perdite economiche significative per lโintero comparto automobilistico europeo, con effetti โsostanzialiโ sulla produzione e sulla crescita, mentre lโincertezza politica viene giudicata โimpulsivaโ da alcuni economisti.
Anche gli analisti evidenziano il rischio di shock per lโintera industria: S&P Global prevede โdisruption prolungataโ e forte incertezza nelle decisioni industriali, mentre le case auto stanno giร reagendo con rialzi dei prezzi, sconti o stop produttivi per assorbire lโimpatto delle tariffe.
Il quadro per Stellantis resta ambivalente: da un lato i produttori potrebbero ottenere rimborsi per vecchi dazi e adattare le catene produttive, dallโaltro lโescalation commerciale aumenta lโimprevedibilitร e rende piรน difficile pianificare investimenti e strategie nel mercato piรน redditizio del settore, con gli analisti concordi nel ritenere che la volatilitร commerciale statunitense resterร uno dei principali rischi per il gruppo nei prossimi trimestri.
Le conseguenze su Ferrari
I dazi stanno alimentando forti preoccupazioni anche per Ferrari, che realizza una quota significativa delle vendite proprio sul mercato nordamericano.
Secondo diversi analisti, il marchio di Maranello potrebbe tuttavia risultare meno esposto rispetto ai costruttori generalisti, grazie al posizionamento ultra-premium e alla domanda poco elastica al prezzo: gli acquirenti di supercar tendono infatti ad assorbire eventuali rincari senza ridurre drasticamente gli ordini.
Alcune banche dโinvestimento sottolineano che Ferrari dispone inoltre di margini elevati che le consentono di gestire parte dellโimpatto attraverso aggiustamenti di listino o strategie commerciali mirate, limitando lโerosione della redditivitร .
Resta perรฒ il rischio di rallentamento della domanda negli Stati Uniti se le tensioni commerciali dovessero intensificarsi, con possibili effetti indiretti sulla pianificazione delle consegne e sulla crescita nel breve periodo.
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