Balzo tremendo del petrolio, Washington rassicura: lo shock durerà poco

Balzo tremendo del petrolio, Washington rassicura: lo shock durerà poco

La tensione nello Stretto di Hormuz ha fatto salire il greggio sopra i 90 dollari. Per il Segretario all’Energia Usa, Chris Wright, il problema sarà risolto in poche settimane. Gli investitori, però, continuano a guardare al greggio come principale indicatore del rischio geopolitico

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Petrolio e gas sotto pressione per la guerra

La fiammata dei prezzi del petrolio e del gas provocata dalla guerra con l’Iran potrebbe durare meno del previsto. A sostenerlo è il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, secondo il quale le tensioni sul mercato energetico dovrebbero ridursi nel giro di poche settimane, una volta ristabilita la piena sicurezza nello Stretto di Hormuz.

Il passaggio marittimo tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano rappresenta uno snodo cruciale per il commercio energetico mondiale: circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas liquefatto transita proprio attraverso questo corridoio. I recenti colli di bottiglia nel traffico delle petroliere hanno alimentato la corsa delle quotazioni: il petrolio americano Wti è salito sopra i 91 dollari al barile, mentre il Brent ha superato i 92 dollari.

Secondo Wright, tuttavia, il problema potrebbe essere temporaneo. Intervenendo in diverse interviste televisive negli Stati Uniti, il responsabile dell’energia dell’amministrazione Trump ha spiegato che le operazioni militari stanno progressivamente riducendo la capacità dell’Iran di colpire il traffico navale con missili e droni.

L’obiettivo dichiarato è ripristinare al più presto il flusso regolare di petrolio, gas, fertilizzanti e altre materie prime energetiche attraverso lo stretto. Un primo segnale incoraggiante è già arrivato dal passaggio di una grande petroliera che ha attraversato Hormuz senza incidenti, anche se normalmente ogni giorno transitano circa cento navi tra petroliere e cargo.

“Stiamo riducendo in modo significativo la loro capacità di attaccare il traffico marittimo”, ha spiegato Wright. “L’energia tornerà a fluire presto”. Secondo il Segretario all’Energia, le difficoltà logistiche dovrebbero durare “settimane, certamente non mesi”.

Il mercato resta prudente

Nonostante questo segnale di ottimismo, i mercati finanziari restano cauti. Gli investitori temono che la crisi possa comunque protrarsi più a lungo o che nuove escalation militari possano riaccendere la tensione sui prezzi dell’energia.

Per questo motivo il petrolio è tornato a essere uno degli indicatori più osservati dagli operatori finanziari. Ogni movimento delle quotazioni viene letto come un segnale sulle prospettive dell’inflazione, della crescita economica e delle future decisioni delle banche centrali.

Molti gestori stanno guardando ai precedenti storici per orientarsi. Il paragone più frequente è con il 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina provocò un forte rialzo dei prezzi del greggio dopo le sanzioni occidentali sul petrolio russo. In quell’occasione i titoli energetici registrarono forti rialzi, mentre le borse europee soffrirono più di quelle americane.

Oggi il contesto è diverso, ma presenta altre fragilità. Le valutazioni azionarie sono elevate e questo rende i mercati più sensibili agli shock geopolitici. Secondo diversi gestori, quando i multipli di mercato sono già molto tirati, qualsiasi nuova fonte di rischio può provocare oscillazioni brusche delle quotazioni.

Lo scenario per il petrolio

Storicamente gli shock petroliferi legati a crisi geopolitiche tendono a essere temporanei. Tuttavia gli investitori temono che, anche se il conflitto dovesse rientrare rapidamente, il mercato possa incorporare un premio di rischio più elevato nei prezzi dell’energia.

In altre parole, anche se la situazione nello Stretto di Hormuz si normalizzasse nelle prossime settimane, il petrolio potrebbe stabilizzarsi su livelli più alti rispetto a quelli precedenti alla crisi.

Riserve strategiche per ora inutilizzate

Per il momento l’amministrazione americana non ritiene necessario intervenire con le riserve strategiche di petrolio. Gli Stati Uniti dispongono infatti di ingenti scorte nella Strategic Petroleum Reserve, utilizzate in passato per attenuare shock improvvisi nelle forniture.

Wright ha spiegato che il governo è pronto a utilizzare queste riserve se necessario, ma al momento la situazione non lo richiede. Anche il presidente Donald Trump ha minimizzato il problema, sottolineando che il mercato globale dispone comunque di abbondanti quantità di petrolio.

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