Banche centrali ancora market mover nel 2024 secondo gli analisti di IG


Le decisioni delle banche centrali dovrebbero restare importanti market mover anche nell’anno appena iniziato sia per quanto riguarda l’azionario che per il resto dei mercati, in particolare per forex, materie prime e criptovalute.


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Panoramica

Il 2023 è stato un anno “molto brillante” per i mercati azionari, secondo gli analisti di IG, grazie alle aspettative di un prossimo cambio delle strategie monetarie da parte delle banche centrali.

Molti indici azionari hanno, infatti, segnato nuovi massimi storici grazie alle prospettive di un prossimo taglio del costo del denaro da parte di Federal Reserve e BCE.

Il 2024 sarà certamente un anno ricco di sfide sui mercati finanziari sulla scia delle decisioni delle banche centrali, delle tensioni geopolitiche e di alcuni eventi politico-economici (in particolare le elezioni presidenziali negli Stati Uniti).

Previsioni generali

Dal lato macroeconomico, secondo le attese di IG, il processo di disinflazione dovrebbe continuare portando l’indice dei prezzi al consumo sia nella Zona Euro che negli Stati Uniti vicino al 2% ovvero l’obiettivo delle banche centrali. Il rallentamento delle pressioni inflazionistiche spingerà i consigli direttivi a promuovere strategie monetarie meno restrittive, abbassando il livello dei tassi di interesse.

Dal broker si attendono un taglio da parte della Federal Reserve di almeno 100 punti base dei tassi di interesse e da parte della BCE di 75 punti base, taglio, atteso inferiore rispetto a quello che sta scontando, al momento, il mercato.

Dal punto di vista economico da IG ritengono possibile una soft landing per le principali economie occidentali. Gli Stati Uniti dovrebbero mostrare una crescita compresa tra l’1% e l’1,5% mentre la Zona Euro un rialzo compreso tra lo 0,7% e l’1%. La crescita globale dovrebbe invece attestarsi tra il 2,5% e il 3%.

Eventi principali

Al centro dell’attenzione nel corso del 2024 ci saranno ancora le decisioni di politica monetaria da parte delle banche centrali, in particolare le tempistiche e l’entità del taglio dei tassi di interesse, fattore che più potrà muovere i mercati finanziari.

Secondo tema per importanza saranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti che si terranno il 5 novembre, dopo primarie democratiche e repubblicane che si terranno nel corso del primo semestre 2024.

Tra i democratici al momento l’attuale presidente Joe Biden ha una preferenza attorno al 65% e nelle fila repubblicane Donald Trump ha continuato ad aumentare negli ultimi mesi i consensi e dovrebbe essere il candidato del GOP per affrontare Biden a novembre, escludendo clamorosi colpi di scena (come una possibile estromissione per vie legali).

Da tenere sotto controllo inoltre anche i seguenti temi che potrebbero impattare notevolmente i mercati finanziari nel prossimo anno:

  • l’andamento delle tensioni geopolitiche (conflitto Ucraina-Russia, crisi in Medio-Oriente, rapporti Stati Uniti / Cina);
  • la gestione della crisi debitoria (ritorno del Patto di Stabilità in Europa, tetto al debito negli Stati Uniti);
  • gli sviluppi sul processo di globalizzazione;
  • l’espansione e le implicazioni sull’economia dell’intelligenza artificiale;
  • l’evoluzione della transizione energetica.

Il DAX

Gli analisti di IG si soffermano sull’indice DAX, recentemente ai suoi massimi storici sulla scia di un possibile riduzione da parte delle banche centrali dei tassi di interesse.

Nel 2024 il grande dilemma per l’economia tedesca sarà il settore automobilistico che si troverà a fronteggiare sfide molto complesse: dal mantenere le proprie quote nel settore elettrico al competere con le vetture cinesi sul mercato europeo.

“Rimaniamo neutrali sull’indice Germany 40 che potrebbe evidenziare delle performance peggiori rispetto soprattutto agli indici statunitensi” e “ci aspettiamo ulteriori correzioni dopo che l’indice ha segnato nuovi massimi storici il 14 dicembre a quota 17 mila punti. I ribassi potrebbero avvenire in prossimità delle prime riunioni delle banche centrali quando gli esperti di BCE e FED potrebbe fare il cosiddetto ‘pushback’, allontanando le aspettative di un taglio dei tassi dal primo trimestre a secondo trimestre”, prevedono.

Da un punto di vista grafico, “un primo segnale negativo potrebbe essere rappresentato dal cedimento del sostegno a 16500, condizione che potrebbe preludere a una discesa verso target a 15500 e 14620: ci aspettiamo un ritorno di acquisti invece nel secondo semestre con un indice di nuovo al di sopra dei 16 mila punti”.

US 500

US 500

Se l’indice US 500 è vicino a segnare nuovi massimi storici grazie all’entusiasmo degli operatori su una Federal Reserve che possa tornare accomodante nel 2024, gli esperti di IG credono che possa “continuare il suo recente rialzo, estendendo il rally anche nel primo trimestre, ma poi un possibile rallentamento nella crescita dell'economia statunitense potrebbe portare ad una significativa inversione di tendenza”.

Negli ultimi mesi la situazione è molto cambiata e la Federal Reserve non si aspetta più una recessione a causa della robustezza dell’economia statunitense dimostrata dall’andamento del mercato del lavoro e del PIL. Il pericolo, come spesso accade quando i dati macroeconomici continuano a sorprendere al rialzo e gli utili aziendali, come quelli visti nel terzo trimestre, indicano prospettive migliori per le società statunitensi di quanto molti avevano temuto, è che gli investitori possano avere aspettative troppo elevate.

Da un punto di vista grafico, “ci aspettiamo nelle prossime settimane il raggiungimento di nuovi record storici in area 5000. Sui nuovi picchi potrebbe partire una fase di correzione verso il supporto situato a 4600, il cui cedimento potrebbe aprire le porte a ribassi verso 4325. Solamente nel secondo semestre potremmo assistere a un nuovo movimento rialzista con un possibile ritorno in area 4750”, prevedono gli analisti.

EUR/USD

Il cambio più liquido del mondo si appresta a chiudere un anno caratterizzato da salite e discese legate alle aspettative sulle azioni di Federal Reserve e Banca centrale europea. Negli ultimi mesi l’euro ha recuperato terreno grazie all’aumento delle attese su una Fed meno restrittiva del previsto con la possibilità di un prossimo taglio dei tassi di interesse. Secondo lo strumento del CME (FedWatch Tool) il mercato sconta al 70% di probabilità un primo taglio del costo del denaro di 25 punti base già a marzo.

La view di IG “è che la Fed, nel primo semestre 2024, avrà un atteggiamento più dovish della BCE, e il cambio euro/dollaro potrebbe proseguire il movimento rialzista partito in ottobre. Il superamento della resistenza posizionata in area 1,1020 creerebbe i presupposti per un allungo in direzione di target a 1,11 e 1,1275”.

USD/JPY

Il 2023 è stato un anno difficile per lo yen, che ha subito cali percentuali a due cifre rispetto al biglietto verde, e di conseguenza i guadagni per il cambio USD/JPY sono stati notevoli. I prezzi di mercato continuano a puntare a un taglio dei tassi intorno a marzo del prossimo anno per la Federal Reserve, mentre un rialzo dei tassi da parte della BoJ è stato rinviato da gennaio 2024 al secondo trimestre a seguito del peggioramento dei dati (PIL preliminare del terzo trimestre -0,5%) che ha sollevato i timori di recessione.

“Prevediamo che i dati per entrambi i paesi si indeboliranno, ma continueranno a indicare ancora divergenti politiche tra le principali banche centrali. Riteniamo che il recupero dello yen evidenziato negli ultimi mesi potrebbe affievolirsi e il dollaro recuperare terreno spingendo la coppia valutaria USD/JPY verso gli obiettivi a 148 e 152 nel corso del primo semestre. Nella seconda parte dell’anno le scelte della FED sui tassi implicheranno una nuova discesa del cambio su traguardi short ipotizzabili a 137”, sono le previsioni di IG.

Petrolio

Passando alle materie prime, la recente debolezza del petrolio è individuata da IG “soprattutto dalle attese su un possibile eccesso di offerta nei prossimi mesi. Crediamo, infatti, che la debolezza delle scelte dell’OPEC+ (tagli su base volontaria) e l’aumento della produzione dei paesi non-OPEC possa portare pressioni ribassiste sul mercato del greggio compensate solamente dai rischi geopolitici (in particolare la crisi in Medio Oriente) e l’aumento della domanda nei mercati emergenti”.

Il broker prevede per i prossimi mesi livelli bassi nel range tra i 60 e gli 80 dollari al barile per poi recuperare nel corso del secondo semestre e “da un punto di vista grafico l’eventuale cedimento del supporto a 68 dollari al barile potrebbe aprire le porte verso una discesa in direzione del prossimo sostegno in area 65 dollari al barile, minimi toccati sia a marzo che a maggio”.

Oro

Tra i metalli, IG resta molto positiva sull’oro, citando la dinamica del 2023 e i recenti nuovi massimi storici quali “testimonianza”.

Il metallo giallo negli ultimi mesi ha rispolverato molto la sua natura di bene rifugio, complice anche le rinnovate tensioni geopolitiche che hanno visto lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. La domanda da parte di Banche centrali e grandi investitori rimane solida e “nel 2024 dovremmo assistere a nuovi massimi storici”.

I driver di questo movimento saranno legati “principalmente all’allentamento di politica monetaria da parte delle principali Banche centrali, Federal Reserve in primis, e all’ipotesi di un hard landing dell’economia dopo il ciclo di rialzi dei tassi. Entrambi i fattori, peraltro strettamente dipendenti tra loro, potrebbero alimentare upside verso i 2500 dollari/oncia”.

Dal punto di vista grafico, “il rimbalzo dei prezzi visto sull’area di 1.800 dollari, minimi di marzo scorso nonché ultimo ritracciamento di Fibonacci nel rally partito ad ottobre 2022, è stato davvero imponente e ha portato i prezzi verso i nuovi massimi storici. Questo elemento sottolinea quanto sia forte il mercato sottostante. Nonostate il nuovo record storico (2146 dollari/oncia) sia stato raggiunto solo con un violento spike notturno, crediamo che questo possa essere rivisto e aggiornato nel caso il mercato dovesse superare quota 2080 dollari (precedente massimo storico). Qui gli acquisti potrebbero fare da traino per la risalita che lo condurrà poco dopo l’estate 2024 a 2500 dollari”.

Criptovalute

Infine, gli asset digitali: hanno archiviato un anno ricco di volatilità che si è chiuso, tuttavia, con i prezzi che hanno toccato massimi degli ultimi 18 mesi circa.

Il forte rally (la “bull run”) degli ultimi mesi delle criptovalute (il Bitcoin in particolare) secondo IG è legato a una serie di fattori:

  • la prossima approvazione da parte della SEC statunitense dei primi ETF su Bitcoin spot;
  • il processo di disinflazione e il prossimo cambio nelle strategie monetarie delle banche centrali;
  • la chiusura delle vicende di FTX di Sam Bankman Fried e di Binance di CJ;
  • il sentiment FOMO (Fear of Missing Out) sul comparto delle cripto.

“Riteniamo che l’istituzionalizzazione del Bitcoin come strumento finanziario porterà nel primo semestre a nuovi guadagni per la più celebre criptovaluta verso i 55.000 dollari per poi scendere nel corso del secondo semestre.

Da un punto di vista grafico la perentoria vittoria al di sopra dei picchi annuali a 44.718 sarà la condizione per spingere le quotazioni del BTC verso il traguardo di medio periodo a 55.000 dollari. Indicazioni diverse giungeranno solamente con la violazione ribassista del supporto a 40.000 dollari”, concludono da IG.

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