Banche USA deludono ancora ma Wall Street resiste


Le parole arrivate da due membri del board della Federal Reserve avevano attutito le vendite di ieri a Wall Street, ma resta il timore di una stretta monetaria di 100 punti base, mentre continuano a deludere le trimestrali delle banche americane.


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Wall Street incerta

Ultimo giorno della settimana con un’apertura in verde per Wall Street. I future sugli indici americani scambiano sopra la parità a circa un’ora dal suono della campanella, dopo la chiusura negativa di ieri del Dow Jones (-0,46%), dello S&P 500 (-0,31%), quinta sessione di file, mentre il Nasdaq ha terminato sulla parità.

I dati di venerdì sull’occupazione (+372 mila rispetto ad attese di 250 mila) e quelli sull’inflazione diffusi ieri (+9,1%) avevano rafforzato il sentiment ribassista a causa delle maggiori prospettive di una maggiore stretta monetaria da parte della Fed.

Dato economico importante per oggi era quello sulle vendite al dettaglio negli USA per il mese di giugno, salite dell’1% a fronte dello 0,8% previsto dagli analisti, mentre l’indice sulla fiducia dei consumatori del Michigan di luglio potrebbe dare prospettive più pessimistiche.

Resta forte il dollaro, in lieve calo dopo aver superato l’euro (0,995), per poi ritornare a quota 1,0066.

I falchi volano basso

Se sembra ormai certo che i banchieri aumenteranno i tassi di interesse di 75 punti, si erano diffuse le previsioni di una stretta maggiore, fino a 100 punti base.

Ieri, però, le parole di due esponenti del board dell’istituto centrale sembravano allontanare questa possibilità.

James Bullard, uno degli esponenti più ‘hawkish’ della Fed, si era detto favorevole a un aumento di 75 punti per la prossima riunione della banca centrale, prevista per il 26 e 27 luglio.

“Finora, abbiamo inquadrato questo principalmente come 50 contro 75 in questa riunione”, affermava Bullard in un’intervista rilasciata al quotidiano Nikkei. “Penso che 75 abbia molte virtù, perché la neutralità di lungo periodo che il comitato ha è in realtà di circa il 2,5%”, aggiungeva.

Favorevole ad un aumento di 75 punti anche il membro del board Christopher Waller, affermando che “non si vuole esagerare coi rialzi dei tassi”, anche se si è detto pronto ad un aumento più consistente se i dati in arrivo dovessero mostrare un rallentamento della domanda abbastanza velocemente da portare a un freno dell'inflazione.

La Fed “è ora, e deve essere, assolutamente concentrata a far scendere l'inflazione verso il nostro target del 2%”, ribadiva Waller nelle osservazioni preparate per il Rocky Mountain Economic Summit.

“Sebbene due esponenti della Fed, considerati falchi, abbiano raffreddato il dibattito su un rialzo dei tassi da 100 punti base negli Usa a luglio, questo non pregiudica il fatto che il costo del denaro vada verso un raddoppio in meno di un anno”, puntualizza dalla Reuters Saikat Chatterjee.

Le trimestrali

Prosegue la stagione degli utili con le grandi banche protagoniste dopo i dati deludenti diffusi ieri da JP Morgan e Morgan Stanley, mentre lunedì sarà il turno di Goldman Sachs.

Oggi BlackRock (-1,80%) ha comunicato un calo del 30% dell'utile del secondo trimestre, dovuto alle turbolenze dei mercati globali che hanno scoraggiato gli investitori, riducendo le entrate da commissioni del più grande gestore patrimoniale del mondo.

L'utile rettificato è sceso a 1,12 miliardi di dollari, o 7,36 dollari per azione (7,90 previsto da Refinitiv), per i tre mesi conclusi il 30 giugno, da 1,61 miliardi di dollari, o 10,45 dollari per azione, di un anno prima.

L’altra attesa per oggi era Wells Fargo (-0,80%), banca che ha registrato un calo degli utili trimestrali superiore al previsto, pari al 48%, in quanto la banca ha accantonato più fondi per coprire potenziali perdite sui prestiti, mentre la sua attività di prestito ipotecario è stata messa sotto pressione dall'aumento dei tassi di interesse.

Terza banca prevista oggi era Citigroup (+4,40%), la quale ha chiuso il secondo trimestre con un calo del 27% dell'utile, penalizzato da un aumento degli accantonamenti a fronte di crediti potenzialmente in sofferenza e dall'impatto del rallentamento dell'attività M&A sull'investment banking.

Azionario e pre-market

Pinterest (+14%): Elliott Management ha acquisito una partecipazione di oltre il 9% nella società del social network, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal: la mossa renderebbe Elliott il più grande azionista di Pinterest.

Amazon.com (+0,70%) ha iniziato a ridurre il numero di articoli che vende con i propri marchi a causa della debolezza delle vendite, secondo quanto riferito ieri il Wall Street Journal, citando persone a conoscenza della questione.

Raccomandazioni analisti

JP Morgan: In una nota di ricerca pubblicata da Jason Goldberg, Barclays conferma la raccomandazione ‘buy’ sul titolo, rivedendo al ribasso il prezzo obiettivo, da 200 USD a 162 dollari. Nell'ultima nota di ricerca, l'analista Erika Najarian conferma il giudizio ‘buy’ sulla banca ma riduce il target price che passa da 134 dollari a 126 USD.

Netflix: L'analista John Hodulik di UBS non cambia opinione: ‘neutral’ sul caso ma prezzo obiettivo rivisto al ribasso da 198 USD a 355 dollari.


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