Basta bombe sui pozzi di petrolio, le borse risalgono

20/03/2026 07:30
Basta bombe sui pozzi di petrolio, le borse risalgono

Israele ha dichiarato che non prenderà più di mira le infrastrutture energetiche, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha anche detto che la guerra finirà prima di quel che in tanti pensano. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che gli Stati Uniti sono “in linea con i piani” per quanto riguarda i propri obiettivi bellici. Trump nega di voler mandare truppe.

Petrolio in calo, Brent a 107 dollari il barile, dai massimi di ieri a circa 120 dollari. Spread con il WTI in allargamento, sui massimi degli ultimi 15 anni.

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I su e giù del petrolio stanno guidando anche in queste ore il mercato finanziario del mondo. Ieri è è stato un altro oil day, con il Brent arrivato intorno ai centoventi dollari il barile a spaventare sia le azioni che le obbligazioni. Nel corso della serata il trend è mutato e Wall Street ha quasi annullato le perdite, il Nasdaq ha chiuso in ribasso dello 0,3%.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo, future del Dax di Francoforte +0,7%. Ieri il Ftse Mib di Milano ha chiuso in calo del 2,3%, -7,4% da inizio mese. Dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, la borsa tedesca perde il 9,7%, quella elvetica l’11%.

ASIA PACIFICO

E’ chiuso il mercato finanziario del Giappone. L’indice MSCI Asia Pacific è intorno alla parità. Hang Seng di Hong Kong in calo dello 0,5%, anche per effetto del ribasso dei tech e di Alibaba in particolare.

CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen +0,5%, -2,4% da inizio mese. L'analista di Capital Economics Thomas Mathews ha affermato che la tenuta dei titoli azionari cinesi potrebbe mantenersi anche se il conflitto dovesse protrarsi. “Le aziende cinesi devono far fronte a aumenti dei costi energetici inferiori rispetto alla maggior parte delle altre e possono quindi guadagnare quote di mercato per compensare gli effetti del rallentamento della crescita globale», ha dichiarato.

Kospi di Seul +0,5%, -7,3% da inizio mese. I BTS, megastar del K-pop,pubblicano oggi il loro quinto album in studio, dopo una pausa di quasi quattro anni.

Indice BSE Sensex di Mumbai +1,2%.

LA GUERRA FINIRA’ PRESTO (NETANYAHU)

Israele ha dichiarato che non prenderà più di mira le infrastrutture energetiche dopo che un attacco a un giacimento di gas iraniano ha scatenato attacchi di rappresaglia contro impianti energetici in tutto il Medio Oriente ed anche il presidente Donald Trump non l’ha presa bene.

“Israele ha agito da solo”, ha affermato il primo ministro Benjamin Netanyahu ieri sera in una conferenza stampa, dopo che funzionari israeliani avevano precedentemente dichiarato di aver informato gli Stati Uniti dell’attacco.

Netanyahu ha anche affermato che le forze israeliane aiuteranno gli Stati Uniti nel tentativo di riaprire lo Stretto di Hormuz e che la guerra finirà prima di quanto si pensi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che gli Stati Uniti sono “in linea con i piani” per quanto riguarda i propri obiettivi bellici.

I PAESI DEL GOLFO RISPONDONO ALL’IRAN

In Kuwait, un comunicato dell'esercito ha affermato che le difese aeree stavano "rispondendo a minacce ostili di missili e droni”, mentre il ministero dell'Interno degli Emirati Arabi Uniti ha segnalato “una minaccia missilistica”.

Il ministero della Difesa dell'Arabia Saudita ha reso noto che in poco piu' di un'ora le sue forze avevano "intercettato e distrutto" sei droni nella parte orientale del Paese e un altro nella parte settentrionale. Ieri, droni hanno colpito una raffineria di petrolio saudita sul Mar Rosso e causato incendi in altre due in Kuwait, mentre l'Iran intensificava gli attacchi contro le infrastrutture energetiche.

L’Iran ha dichiarato che la sua difesa aerea ha “gravemente danneggiato” un caccia stealth F-35 statunitense, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che uno degli aerei da guerra ha effettuato un atterraggio di emergenza.

COSTI DI GUERRA

Il Pentagono avrebbe chiesto al Congresso altri 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra, una cifra che configura un conflitto di lunga durata. La somma è di gran lunga superiore ai 65 miliardi di dollari stimati che gli Stati Uniti hanno speso in assistenza alla sicurezza dell’Ucraina dal 2022.

I democratici hanno criticato il piano e i repubblicani si sono mostrati evasivi: c’è la possibilità che il Congresso dica no alla richiesta di finanziamento extra. "Se c'è qualche speranza di ottenere il mio voto, devono presentare un piano", ha dichiarato giovedì sera il senatore Gary Peters, un democratico del Michigan, a Bloomberg Television. "Non hanno chiarito quale sia l'obiettivo finale, né come si configuri la vittoria”.

PETROLIO

Greggio tipo Brent a 107 dollari il barile, in calo del 2%, da circa 120 dollari di massimo di ieri. Si allarga lo spread con il WTI del Texas, stamattina a 93,5 dollari. Il differenziale è sui massimi degli ultimi quindici anni circa. Da inizio del conflitto il Brent segna un rialzo del 47%, contro il +41% del WTI.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che nei prossimi giorni gli Stati Uniti potrebbero revocare le sanzioni sul petrolio iraniano già in mare per alleviare la pressione causata dall’aumento dei prezzi. Questa mossa consentirebbe di immettere sul mercato circa 140 milioni di barili di petrolio, ha dichiarato Bessent in un’intervista a Fox Business.

Gli Stati Uniti stanno inoltre valutando la possibilità di immettere sul mercato ulteriori quantità di petrolio dalle proprie riserve strategiche e che il Giappone potrebbe fare lo stesso attingendo alle proprie scorte. All'inizio di questo mese, gli Stati Uniti hanno dichiarato che avrebbero immesso sul mercato 172 milioni di barili di petrolio dalle proprie scorte di emergenza.

“Se queste misure/intenzioni dovessero prevalere, allora le prospettive di un ‘Bessent Put’ per contenere la guerra in Iran e i prezzi dell'energia si farebbero più rosee”, ha affermato Vishnu Varathan, responsabile della ricerca macroeconomica per l'Asia (escluso il Giappone) presso Mizuho Securities (Singapore).

L’oro risale a 4.720 dollari l’oncia, la settimana si sta per chiudere con un ribasso del 6,7%, una delle peggiori performance settimanale degli ultimi anni.

EURO

Valuta unica ieri in forte apprezzamento su dollaro, stamattina il trend si indebolisce, cambio euro dollaro a 1,155.

La BCE ha mantenuto il tasso di deposito invariato al 2% con decisione unanime, in linea con le attese degli economisti. Nel comunicato viene segnalata la maggiore incertezza legata alla situazione in Medio Oriente, una minaccia per l’economia dell’Eurozona. Nelle nuove stime economiche trimestrali l’inflazione è stata rivista al rialzo e la crescita al ribasso. Per il 2026 l’inflazione headline è stata rivista al 2,6% dal precedente 1,9%, con la misura core che è ora di qualche decimo di punto superiore al target del 2% nei tre anni dell’orizzonte previsionale. Al momento gli indicatori sull’inflazione sono coerenti con il target del 2% e quelli sui salari suggeriscono un ridimensionamento del costo del lavoro nel 2026. Secondo fonti vicine alla situazione sentite da Bloomberg, i responsabili politici della Banca centrale europea sarebbero pronti ad aumentare i tassi di interesse già in occasione della loro prossima riunione qualora le ripercussioni della guerra in Iran facessero salire l’inflazione ben al di sopra dell’obiettivo.

Sebbene non sia stato ancora deciso nulla e una data successiva possa essere più appropriata, fattori quali i segnali di effetti di secondo ordine potrebbero innescare una mossa del genere durante la riunione del 29-30 aprile, hanno affermato le fonti.

La decisione di aprile non includerà previsioni aggiornate, il che potrebbe scoraggiare alcuni funzionari dall'impegnarsi in un'azione politica. Alcune di queste fonti hanno quindi suggerito giugno come momento più probabile per aumentare i costi di finanziamento.

TITOLI

Ferrari, Stelltantis. La casa di Maranello e il marchio di Stellantis, Maserati, hanno annunciato la sospensione temporanea delle consegne in Medio Oriente a causa degli sviluppi del conflitto nella regione.

Inwit ha rivisto al ribasso la guidance 2026 e l'outlook di medio termine a causa della crescente conflittualità con i principali clienti Tim e Fastweb (controllata da Swisscom che ha incorporato Vodafone Italia), che hanno annunciato ieri un progetto di joint venture per realizzare nuove torri per la telefonia mobile.

Nexi. Alessandro Daffina, Presidente di Rothschild & Co Italia, si prepara a entrare nel Cda in rappresentanza di Hellman & Friedman (H&F) dopo l'uscita di Bain e Advent dal capitale della società e la conseguente dimissioni in arrivo dei consiglieri in quota ai due fondi, riferiscono due fonti vicine al dossier. In base ai patti parasociali di Nexi a H&F spetta l'indicazione del presidente.

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