Bce fra inflazione e recessione: il mercato scommette su due rialzi nel 2026

11/05/2026 12:00
Bce fra inflazione e recessione: il mercato scommette su due rialzi nel 2026

Gli economisti consultati da Bloomberg prevedono un aumento dell’inflazione nell’Eurozona a causa della crisi energetica. Ma la crescita europea continua a rallentare, complicando le scelte di Francoforte.

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Il tasso sui depositi potrebbe salire al 2,5% entro fine anno

La guerra fra Israele e Iran, con il conseguente rialzo dei prezzi dell’energia, sta cambiando rapidamente le aspettative dei mercati sulla politica monetaria europea. Dopo mesi in cui gli investitori avevano scommesso su un graduale allentamento del costo del denaro, ora torna a farsi strada uno scenario opposto: quello di nuovi rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Bloomberg fra gli economisti, la maggioranza degli intervistati ritiene che la Bce sarà costretta a intervenire due volte nel corso del 2026, con aumenti da 25 punti base previsti a giugno e a settembre. Se lo scenario si concretizzasse, il tasso sui depositi — oggi fermo al 2% — salirebbe al 2,50%.


Energia e inflazione tornano al centro della scena

A spingere verso una politica monetaria più restrittiva è soprattutto il rischio che il conflitto in Medio Oriente provochi un aumento duraturo dei prezzi energetici. Il petrolio resta estremamente sensibile all’evoluzione della crisi, mentre il mercato del gas naturale europeo continua a mostrare una forte vulnerabilità geopolitica.

Per la Bce il problema è evidente: un nuovo shock energetico rischia di rallentare la discesa dell’inflazione proprio nel momento in cui Francoforte sperava di poter archiviare definitivamente l’emergenza dei prezzi.

Il sondaggio di Bloomberg mostra un peggioramento delle attese inflazionistiche. Gli economisti prevedono ora che l’inflazione media dell’Eurozona nel 2026 salga al 2,9%, leggermente sopra il 2,8% stimato nel precedente sondaggio. Solo nel 2028 il dato dovrebbe tornare pienamente in linea con l’obiettivo del 2% fissato dalla Bce.


La Bce resta prudente, ma il tono cambia

Finora la Banca Centrale Europea ha evitato di reagire in modo immediato all’aumento delle tensioni geopolitiche. Il Consiglio direttivo preferisce osservare l’evoluzione della situazione prima di prendere decisioni che potrebbero aggravare il rallentamento economico europeo.

Tuttavia, il linguaggio utilizzato da alcuni esponenti dell’istituto sta diventando più severo. Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Bce e considerata una delle voci più rigoriste dell’Eurotower, ha avvertito nei giorni scorsi che un allargamento dello shock energetico potrebbe rendere necessario un irrigidimento della politica monetaria.

Anche il vicepresidente uscente Luis de Guindos ha sottolineato come il quadro attuale sia caratterizzato da un livello di incertezza “brutale”. Secondo de Guindos, molto dipenderà dalla situazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. Un’eventuale chiusura o limitazione del traffico marittimo avrebbe effetti immediati sui prezzi energetici globali.


Mercati divisi fra inflazione e recessione

Ma la politica monetaria europea non può dipendere soltanto da Hormuz e dal petrolio. Infatti, il quadro economico europeo continua a mostrare segnali di fragilità. Ed è proprio questa debolezza che impedisce ai mercati di sposare uno scenario di stretta monetaria prolungata.

Gli economisti interpellati da Bloomberg hanno ridotto le stime di crescita dell’Eurozona per il 2026 allo 0,8%, contro lo 0,9% previsto in precedenza. Per il 2027 la crescita attesa è dell’1,3%, mentre nel 2028 dovrebbe salire all’1,5%.

In altre parole, gli investitori vedono una Bce costretta a muoversi su un terreno estremamente delicato: da un lato il rischio inflazione alimentato dall’energia, dall’altro un’economia europea che continua a crescere troppo poco.

Non a caso, lo stesso sondaggio suggerisce che dopo i due rialzi previsti nel 2026 potrebbe arrivare un nuovo taglio dei tassi già nella primavera del 2027. Uno scenario che riflette tutta l’incertezza che domina oggi i mercati finanziari europei.


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