BCE, pausa da falco: gli analisti vedono l'ultimo rialzo a dicembre con l'inflazione al 3,8%

BCE, pausa da falco: gli analisti vedono l'ultimo rialzo a dicembre con l'inflazione al 3,8%

La Banca centrale europea ha lasciato il tasso sui depositi al 2,5% ma ha aperto la porta a una nuova stretta nella riunione di dicembre. Economisti e strategist, da Commerzbank a Deutsche Bank, convergono su un ultimo ritocco al 2,75%, mentre lo shock energetico tiene l'inflazione dell'Eurozona quasi al doppio dell'obiettivo.

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Il contesto: lo shock energetico riporta l'inflazione al 3,8%

L'Eurozona è tornata a fare i conti con un'inflazione lontana dall'obiettivo. A settembre i prezzi al consumo sono saliti del 3,8% su base annua, dal 3,2% di agosto: è il livello più alto da settembre 2023 e quasi il doppio del target del 2% della Banca centrale europea.

Il motore è l'energia, con la componente energetica in crescita del 18,8% tendenziale, il massimo da gennaio 2023, sulla scia della guerra in Iran e delle tensioni sullo Stretto di Hormuz che hanno spinto il greggio sopra i 100 dollari al barile.

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L'inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari, resta invece più contenuta al 2,5%: è questo il dato che la BCE usa per sostenere che gli effetti di seconda battuta su salari e aspettative non si sono ancora materializzati.

Il quadro è in movimento: oggi venerdì 30 ottobre la Francia ha sorpreso al rialzo con un'inflazione preliminare di ottobre al 3,4% (dal 3,1%), mentre in Germania i dati dei Länder puntano a un rallentamento verso il 3,1%. Per l'intera area euro gli economisti interpellati da Reuters si attendono un 3,9% nella stima flash in uscita mercoledì 4 novembre.

La decisione di ieri: tassi fermi al 2,5%, ma il dibattito sul rialzo è aperto

Ieri giovedì 29 ottobre il Consiglio direttivo ha lasciato all'unanimità i tre tassi di riferimento invariati, con il tasso sui depositi al 2,5%, dopo i due rialzi già decisi quest'anno, l'ultimo a settembre.

La presidente Christine Lagarde ha però rivelato che il Consiglio «ha discusso se un rialzo fosse appropriato» e ha aggiunto che, salvo sviluppi di rilievo, «la direzione di marcia è abbastanza chiara».

A giustificare la pausa, oltre all'inflazione di fondo stabile, è l'irrigidimento delle condizioni finanziarie prodotto dal rialzo dei rendimenti sovrani: il decennale francese ha superato il 5% per la prima volta dal 2002, sulla scia dello stallo sul bilancio di Parigi.

La riunione è arrivata poche ore dopo l'annuncio che Lagarde lascerà l'incarico in anticipo, a febbraio 2027. I mercati hanno letto il tutto come una «pausa da falco»: subito dopo la decisione il mercato monetario prezzava una probabilità del 67% di un rialzo a dicembre.

Le previsioni degli analisti: un ultimo ritocco al 2,75%

Il consenso delle case d'affari converge su un rialzo di 25 punti base a dicembre, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,75%, e su una lunga pausa successiva.

Norman Liebke di Commerzbank osserva che la pausa era ampiamente attesa e che il rialzo di dicembre è in gran parte già nei prezzi. Oltre dicembre, scrive, tutto dipenderà dai prezzi dell'energia e dai possibili effetti di second round su salari e aspettative, mentre i rendimenti più alti già restringono le condizioni finanziarie e limitano lo spazio per un ciclo prolungato. La collega Antje Praefcke aggiunge che i timori sui conti francesi e il calo atteso dell'inflazione headline consigliano prudenza nel 2027: la banca tedesca vede il 2,75% a dicembre e poi un plateau per tutto il 2027.

Mark Wall, capo economista europeo di Deutsche Bank, ritiene che i rialzi fin qui decisi e le condizioni più rigide potrebbero non bastare se l'energia continua a trasferirsi sui prezzi al consumo: si aspetta un ultimo rialzo a dicembre «mentre Lagarde è ancora presidente», e probabilmente la fine del ciclo. L'uscita anticipata della presidente, a suo avviso, rende il percorso più difficile da leggere ma non lo cambia automaticamente.

Dean Turner, capo economista per Eurozona e Regno Unito di UBS Global Wealth Management, parla di «pausa da falco più che fine del ciclo» e non vede nella crisi fiscale francese un fattore in grado di cambiare la rotta, in assenza di stress finanziario più ampio.

Jens Eisenschmidt, capo economista Europa di Morgan Stanley, vede la BCE restare sul passo trimestrale e quindi muoversi a dicembre, con il rischio di un ulteriore rialzo a marzo. Bas van Geffen di Rabobank ritiene «aggressivo» il mercato che prezza tre rialzi, perché gli effetti base dovrebbero ridurre l'inflazione energetica a inizio 2027: per lui il passo di dicembre sarà l'ultimo.

Sul fronte valutario, Lee Hardman di MUFG conferma un rialzo a dicembre ma segnala rischi al ribasso per l'euro per via dei rendimenti francesi e del gas europeo in rialzo, mentre Francesco Pesole di ING vede il cambio euro/dollaro tenere sopra 1,11. Philip Wee di DBS si aspetta che la BCE sfrutti la conferma del rating francese per concentrarsi sul target del 2%.

Il macroeconomista Dennis Shen avverte infine che, con il tasso neutrale in lieve risalita dal 2%, un ulteriore inasprimento nel 2027 «non può più essere escluso».

Sondaggi e mercati: economisti e trader divergono sul punto di arrivo

Il sondaggio Reuters condotto tra il 5 e l'8 ottobre su 73 economisti mostra che 64 su 73 prevedono un rialzo a dicembre, un ribaltamento rispetto al mese precedente, quando oltre il 90% riteneva il ciclo concluso.

Sul tasso terminale, 40 economisti su 70 vedono il picco al 2,75%, mentre 24 lo collocano al 3% (erano appena due un mese prima). L'inflazione media attesa è stata alzata al 3% per il 2026 e al 2,6% per il 2027.

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Anche il sondaggio Bloomberg del 23 ottobre vede un'ampia maggioranza indicare il 2,75% a dicembre come ultimo rialzo, con tassi fermi fino a maggio 2028.

I mercati sono più aggressivi: prezzano quasi tre rialzi entro fine 2027, uno scarto che le prossime letture sull'inflazione e le proiezioni di dicembre dovranno colmare in una direzione o nell'altra.

Cosa significa per gli investitori

Per i risparmiatori il messaggio è che il costo del denaro resterà elevato più a lungo: un deposito al 2,75% e un decennale francese sopra il 5% sostengono i rendimenti di conti deposito e obbligazioni a breve, ma pesano sui mutui a tasso variabile e sui titoli più indebitati.

Sull'euro il quadro è misto, come sottolinea Commerzbank: il cambio con il dollaro si muoveva stamattina attorno a 1,119, sostenuto dalla pausa da falco, ma esposto a un nuovo rialzo dell'energia o a tensioni sui titoli di Stato francesi.

Le date da segnare sono mercoledì 4 novembre, con la stima flash dell'inflazione di ottobre attesa al 3,9%, e la riunione BCE di dicembre, quando arriveranno le nuove proiezioni dello staff.

Il vero test, come ricorda Deutsche Bank, è l'energia: ulteriori rincari di petrolio e gas rafforzerebbero il caso per la stretta, mentre un allentamento del conflitto in Medio Oriente potrebbe far rientrare rapidamente le attese di rialzo.

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