Big Tech Usa: cosa abbiamo capito dalle trimestrali


Le trimestrali sono entrate nel vivo, anche quelle delle Big Tech americane. Dopo la debolezza degli ultimi mesi, è giunta l’ora di comprare o conviene attendere tempi migliori?

A cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team, e Paolo Mauri Brusa, Multi Asset Team presso GAM


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La stagione delle trimestrali, ormai entrata nel vivo, ha regalato risultati più rosei del previsto, soprattutto considerando le conseguenze sulla crescita economica della guerra in Ucraina e degli ultimi lockdown in Cina. Ma a pesare sul sentiment degli investitori è il rialzo dei tassi governativi e il timore crescente di una recessione nei prossimi mesi.

Analizzare i risultati dei Big Tech Usa può servire a ricavare preziose informazioni sull’attuale fase di mercato. Molti trend sono stati innescati, o semplicemente accelerati dalla pandemia: “alcuni di questi sono destinati a rimanere negli anni a venire, altri, invece, sono già in fase di esaurimento”, spiegano Massimo De Palma e Paolo Mauri Brusa.

Ad esempio, con la fine dei lockdown nelle maggiori economie occidentali si iniziano a manifestare le ripercussioni sulle società legate al “stay at home trade”. Un esempio è Netflix che, nel 2020 e 2021 aveva visto i suoi ricavi crescere rispettivamente del 24% e 20%, ma in questo primo trimestre 2022 si è dovuta “accontentare” di un più modesto 10%. A pesare sui conti della società di streaming, che ha visto il tasso di crescita a livelli più contenuti e normali, ci ha pensato la crescente concorrenza di altre piattaforme, oltre alla voglia di passare più tempo fuori casa.

Dal cloud ai chip

Un trend che invece sembra proprio essere irreversibile riguarda la trasformazione dei processi aziendali e del lavoro, sempre più smart. A dimostrazione di ciò anche i risultati trimestrali relativi al segmento Cloud Computing (Microsoft, Amazon e Google), dove i ricavi, e gli investimenti, in questo settore sono in continua ascesa.

In assestamento invece il settore e-commerce che, dopo il boom durante la pandemia, accusa ora il colpo del rallentamento della crescita economica globale, unito all’aumento dei costi di trasporto e dei salari.

Il settore dei semiconduttori, malgrado la domanda resti elevatissima, è appesantito dai continui lockdown cinesi che limitano la produzione di chip e condizionano le vendite. Conseguenze che, a cascata, “si riversano sul resto della filiera, che ormai è composta da una moltitudine di settori”, spiega il team di GAM, riferendosi in particolare ad automotive, telefonia, computer ed elettrodomestici.

Affidarsi ai fondamentali

“Occorre affidarsi ai fondamentali, ora più che mai”, affermano gli analisti, che sottolineano come durante le fasi di profonda transizione sia bene concentrarsi su aziende che mostrano tassi di crescita e valutazioni sostenibili nel lungo periodo. Per concludere, "dopo la recente debolezza dei listini molti segmenti di mercato, che solo sei mesi fa erano cari, sono tornati interessanti".


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