Bitcoin crolla sotto 76.000 dollari travolto dal tonfo del Nasdaq

La criptovaluta ha perso circa il 6% in 24 ore e ha cancellato il rimbalzo seguito alle elezioni di metà mandato, mentre la fuga dai titoli tecnologici USA ha innescato oltre un miliardo di dollari di liquidazioni forzate. Gli analisti si dividono fra chi vede un semplice contagio dall'azionario e chi teme nuovi minimi.
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Un rimbalzo durato un giorno
Il recupero del Bitcoin sopra gli 80.000 dollari è durato meno di una seduta.
Alle 11:06 di oggi venerdì 6 novembre, la principale delle criptovalute scambiava a 76.063 dollari, in lieve recupero dello 0,2% dopo essere sceso in mattinata fino a 75.245 dollari, mentre Ether è stabile a 2.235 dollari dopo aver perso oltre il 7% nelle 24 ore precedenti.
Nella giornata di ieri giovedì 5 novembre la cripto è scesa da un massimo di 80.834 dollari a un minimo intraday di 75.114, chiudendo a 75.942 dollari con un calo del 5,6%.
Il prezzo resta circa il 40% sotto il record oltre i 122.000 dollari toccato nell'ottobre 2025.
La discesa ha travolto chi aveva scommesso al rialzo con la leva: secondo i dati di CoinGlass, nelle 24 ore le liquidazioni sul mercato dei derivati crypto hanno raggiunto 1,25 miliardi di dollari, con circa 239.000 trader coinvolti.
Le posizioni long hanno pesato per 1,11 miliardi, pari all'88,6% del totale, e quelle sul solo Bitcoin per 329,6 milioni.
Le cause: Wall Street, elezioni e deflussi dagli ETF
Il detonatore è arrivato dall'azionario statunitense. Il Nasdaq Composite ha chiuso giovedì in calo del 5,5%, la peggiore seduta dall'aprile 2025, con l'indice dei semiconduttori di Filadelfia in picchiata di oltre il 10% su titoli come Nvidia e Micron.
A scatenare le vendite sono stati i timori di una regolamentazione più severa dell'intelligenza artificiale dopo la vittoria dei Democratici in entrambe le camere del Congresso.
Per le criptovalute il nuovo equilibrio politico pesa due volte: i Democratici sono stati determinanti nel bloccare il Clarity Act, la legge sulla struttura del mercato crypto, e sono favorevoli a regole antiriciclaggio più stringenti.
A questo si somma una domanda istituzionale già indebolita dopo l'attacco informatico a Binance del 29 ottobre.
Gli ETF spot sul Bitcoin quotati negli Stati Uniti sono tornati ai deflussi per 430 milioni di dollari, con 200 milioni usciti dal fondo di Fidelity e 105 milioni dall'iShares Bitcoin Trust di BlackRock.
- Nasdaq Composite: -5,5% giovedì
- Liquidazioni crypto in 24 ore: 1,25 miliardi di dollari
- Deflussi dagli ETF spot sul Bitcoin: 430 milioni di dollari
- Open interest sui future Bitcoin: sotto 26 miliardi da circa 28 miliardi
Il parere degli analisti
Per Carlos Guzman, ricercatore di GSR, intervistato da CoinDesk, si è trattato di un «ritiro della propensione al rischio amplificato dalla leva» arrivato dopo un rally di sollievo alimentato dall'ottimismo sulla situazione geopolitica dopo il risultato delle elezioni di metà mandato.
Alex Thorn, responsabile della ricerca di Galaxy, ha invece sottolineato su X la tenuta relativa della criptovaluta: in una giornata di volatilità estrema il Bitcoin ha chiuso sopra la media mobile a 50 settimane e, a differenza di altri asset rischiosi, non ha bucato il minimo di settembre.
Sul fronte politico Tim Sun di HashKey avverte che il nuovo Congresso «potrebbe bloccare i progressi della legislazione strutturale sulle criptovalute», lasciando il settore senza regole durature su custodia e tutela degli investitori.
Più costruttivo Block Tao, analista di TradingKey, che legge il calo come un contagio dal panico sull'azionario e non come un deterioramento dei fondamentali: alcuni hedge fund multi-asset avrebbero venduto Bitcoin spot, molto liquido, per coprire le richieste di margine sui titoli azionari.
Il suo obiettivo di medio periodo resta 87.000 dollari, con un recupero stabile degli 80.000 dollari come segnale di inversione.
Livelli da osservare e implicazioni per gli investitori
Dal punto di vista tecnico la soglia dei 75.000 dollari è il primo baluardo: ieri il prezzo l'ha sfiorata senza romperla, stamattina ha tenuto a 75.245 dollari e il minimo del 4 novembre a 75.628 dollari resta il riferimento.
Sotto, le aree segnalate da Invezz come rischio sono 73.000 e 68.000 dollari; in alto, solo il ritorno sopra 80.000 dollari riaprirebbe spazio per un rimbalzo.
La riduzione dell'open interest sui future suggerisce che parte della leva è già stata smaltita, il che limita la portata di nuove cascate di vendite forzate.
L'appuntamento decisivo è oggi con il rapporto sul lavoro USA di ottobre: il mercato prezza una probabilità vicina all'80% di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a dicembre, uno scenario sfavorevole per gli asset rischiosi.
Per gli investitori il messaggio è che il Bitcoin si muove oggi come un asset tecnologico ad alto beta, non come un bene rifugio: l'oro ha tenuto mentre Coinbase e Strategy hanno perso circa il 10% e i titoli dei miner anche di più.
La correlazione con il Nasdaq resta il fattore chiave finché la volatilità sull'azionario non rientra.
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