Bitcoin, duro colpo dal Senato USA: non passa il Clarity Act

Le trattative tra repubblicani e democratici non sono andate a buon fine e la maggioranza non è riuscita ad ottenere i voti necessari per far procedere il provvedimento di legge che puntava a regolamentare il settore delle criptovalute.
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Bitcoin in calo con la bocciatura del Clarity Act
Non passa il Clarity Act, il disegno di legge sulla regolamentazione delle criptovalute, fermato ieri al Senato degli Stati Uniti con 50 voti favore (49 contrari), mancando così la soglia minima prevista di 60 votanti.
La bocciatura ha privato così il settore di uno dei pochi potenziali catalizzatori, in un contesto già indebolito dalle previsioni in aumento nei mercati per un prossimo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Così, il Bitcoin ripiegava stamattina fino a toccare un minimo di 75.456 dollari, guidando l’andamento negativo della maggior parte delle altre principali valute digitali, tra cui l’Ethereum (-3%), l’XRP (-7%), il Solana (-3%), il Cardano (-4%) e il Dogecoin (-3%).
L’importanza della legge
Il disegno di legge mira a istituire un quadro normativo per le criptovalute, suddividere le competenze di vigilanza tra SEC e CFTC, stabilire requisiti di registrazione per le società operanti nel settore degli asset digitali e rafforzare le misure antiriciclaggio. La legge avrebbe conferito alla Commodity Futures Trading Commission l'autorità principale per regolamentare il settore delle risorse digitali.
Per mesi, il settore aveva guardato a una regolamentazione più favorevole come possibile punto di svolta, con il Clarity Act che prometteva norme in grado di portare le criptovalute più vicino al mainstream finanziario.
La sconfitta della legge, però, ha reso questo risultato irraggiungibile e ha evidenziato un problema più immediato: Washington può conferire legittimità istituzionale a questa classe di attività, ma non può costringere gli investitori ad abbracciare in massa un asset così volatile.
Il mancato accordo
La bocciatura arriva dopo che domenica sera i leader repubblicani avevano proposto una versione rivista del disegno di legge, introducendo restrizioni etiche volte a rispondere alle preoccupazioni dei democratici riguardo ai profitti che funzionari pubblici potrebbero trarre da iniziative legate alle criptovalute.
Tali modifiche non sono bastate a superare la contrarietà dell'opposizione, in quanto i democratici ritenevano che i negoziatori repubblicani non avessero accolto le loro richieste relative ai profitti derivanti da attività legate alle criptovalute riconducibili al Presidente Donald Trump e alla sua famiglia.
Il senatore Ruben Gallego (Democratico dell'Arizona), figura chiave tra i negoziatori democratici, aveva dichiarato prima del voto che il compromesso in materia di etica avrebbe potuto ottenere il sostegno di molti membri del suo partito. Gallego aveva sostenuto che i repubblicani stessero privilegiando i guadagni del Presidente derivanti dalle criptovalute rispetto a una regolamentazione funzionale, descrivendo l'esito come un fallimento dei negoziati piuttosto che come un'inevitabile disputa politica.
Tutto rinviato al 2027
"Il fallimento nell'avanzamento del Clarity Act prolunga un vuoto regolamentare che ha conseguenze reali su dove le aziende costruiscono, dove viene impiegato il capitale e con quale rapidità l'adozione istituzionale progredisce negli Stati Uniti", spiega Ayesha Kiani, chief operating officer di Monarq Asset Management.
I senatori lasceranno Washington all'inizio di ottobre per farvi ritorno solo dopo le elezioni di metà mandato, in programma tra sette settimane. La Camera andrà in pausa ancora prima, alla fine di questa settimana, riducendo così le possibilità a breve termine di rilanciare il disegno di legge.
A questo punto, "la legislazione sulla struttura del mercato delle cripto è conclusa per il 2026 e la prossima finestra realistica sarà con un nuovo Congresso", secondo Jasper De Maere, trader over-the-counter di Wintermute.
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