Bond a 100 anni, perché gli investitori li vogliono

23/03/2026 14:45
Bond a 100 anni, perché gli investitori li vogliono

Le obbligazioni con scadenza secolare stanno attirando una domanda crescente, nonostante l’orizzonte temporale estremo. Dietro il successo di queste emissioni si nascondono fattori strutturali legati a rendimento, domanda istituzionale, dinamiche di mercato e strategie delle grandi aziende. Un fenomeno che riflette trasformazioni profonde nel mercato del credito globale.

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Domanda record e logiche di lungo periodo

Le recenti emissioni di obbligazioni con scadenza a 100 anni hanno riacceso il dibattito sui mercati, non solo per la loro rarità, ma soprattutto per l’eccezionale risposta della domanda. L’esempio più emblematico è rappresentato da Alphabet, che ha collocato cinque tranche obbligazionarie con scadenze da tre anni fino a un secolo, affiancandosi a emittenti eterogenei come Messico, EDF, Università di Oxford e Wellcome Trust.

Al di là dell’effetto novità, il dato più rilevante è un altro: la domanda ha superato di oltre 10 volte l’offerta. Come si legge nel report di L&G, questo elemento evidenzia due dinamiche chiave. Da un lato, gli investitori sono disposti a considerare attraenti scadenze estremamente lunghe, purché il profilo di rischio sia ritenuto adeguato. Dall’altro, emerge una domanda strutturale insoddisfatta di titoli a lunghissima duration, legata soprattutto alle esigenze degli investitori istituzionali.

In questo contesto, spiegano gli esperti di L&G, il tema della solvibilità dell’emittente diventa centrale. Strategie di investimento di tipo buy-and-maintain richiedono infatti un’elevata visibilità sui flussi di cassa nel tempo. Tuttavia, proprio qui si inserisce il paradosso: investire su orizzonti di 100 anni implica confrontarsi con un livello di incertezza estremamente elevato, legato a variabili economiche, tecnologiche e aziendali difficilmente prevedibili.

Nonostante ciò, sottolinea L&G, il successo delle emissioni dimostra che il mercato sta evolvendo. Più che una scommessa sul lungo periodo in senso stretto, questi strumenti vengono interpretati come asset di posizionamento strutturale, inseriti in portafogli con logiche di diversificazione e gestione della duration.

I quattro driver del successo

Dietro il successo dei bond a 100 anni si nasconde una combinazione di fattori tecnici e strutturali illustrati da L&G che ne spiegano l’attrattività.

Il primo elemento riguarda la duration e la sensibilità ai tassi di interesse. Nonostante la scadenza estremamente lunga, spiega L&G, l’impatto in termini di rischio tasso è meno accentuato di quanto si possa immaginare. Nel caso del bond Alphabet, con una cedola del 6,125%, la duration risulta solo di circa due anni superiore rispetto alla tranche trentennale. Questo significa che l’estensione della scadenza da 30 a 100 anni comporta un incremento limitato della sensibilità ai movimenti dei tassi, rendendo lo strumento più gestibile dal punto di vista del rischio.

Il secondo driver è legato alla struttura della curva dei rendimenti, che in alcuni mercati, come il Regno Unito, risulta addirittura invertita sulle scadenze più lunghe. In questo contesto, precisa L&G, i bond ultra-long possono offrire condizioni relative interessanti. Il titolo a 100 anni è stato collocato con uno spread di 120 punti base sopra i gilt a lunga scadenza, mentre la tranche a 30 anni offriva circa 60 punti base sopra i titoli governativi equivalenti. Questo differenziale rende i bond secolari competitivi in termini di rendimento aggiustato per il rischio.

Il terzo fattore, secondo L&G, riguarda il peso crescente negli indici obbligazionari. Se queste emissioni raggiungono dimensioni rilevanti, diventano rapidamente parte integrante dei benchmark. Alphabet, con un’emissione complessiva di 5,5 miliardi di sterline, si è già posizionata come uno dei principali emittenti negli indici iBoxx non-gilt del Regno Unito, soprattutto nelle componenti a lunga scadenza. Questo crea un effetto automatico: gli investitori passivi e indicizzati sono incentivati ad acquistare questi strumenti, sostenendone ulteriormente la domanda.

Il quarto driver è di natura strategica e riguarda le scelte di finanziamento delle big tech e degli hyperscaler. L’emissione di Alphabet non è un caso isolato, osserva L&G, ma parte di un trend più ampio. Dall’inizio dell’anno, le grandi aziende tecnologiche hanno già emesso circa 57 miliardi di dollari di debito, a fronte di stime che indicano 130-150 miliardi per l’intero 2026. Questo implica un flusso potenziale aggiuntivo di 70-90 miliardi di dollari, che potrebbe includere ulteriori emissioni a lunghissima scadenza.

A ciò si aggiunge un elemento sempre più rilevante per L&G: la diversificazione valutaria. Alphabet ha emesso bond in tre diverse valute, mentre Amazon ha recentemente collocato debito sia in euro che in dollari. Questa strategia consente alle aziende di ottimizzare il costo del capitale e ampliare la base degli investitori, rafforzando al contempo la flessibilità finanziaria.

Nel complesso, conclude L&G, le obbligazioni a 100 anni non rappresentano più una curiosità di mercato, ma un segmento in crescita che riflette cambiamenti strutturali. La combinazione di domanda istituzionale, condizioni di mercato favorevoli e strategie di funding delle grandi aziende sta trasformando questi strumenti in una componente sempre più rilevante del mercato obbligazionario globale.

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