Brent sempre più in alto, Goldman Sachs lo vede a 120 a dollari

La ripresa degli attacchi in Medio Oriente spinge il petrolio verso quota 100, mentre i principali Paesi dell’Opec+ hanno deciso di mantenere gli attuali livelli produttivi di greggio.
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Prezzi del petrolio in salita
Nuovo spunto del petrolio dopo gli attacchi statunitensi contro alcune petroliere iraniane e la minaccia di Teheran di istituire una nuova zona soggetta a restrizioni al largo dello Stretto di Hormuz, alimentando così i timori di interruzioni prolungate dei flussi di greggio attraverso questa importante via marittima. Le forze navali americane continuano inoltre a bloccare i porti della Repubblica Islamica, scortando al contempo le navi di altri produttori verso l'uscita.
Come conseguenza di queste tensioni, stamattina il Brent arrivava a sfiorare i 98 dollari (97,94 dollari), mentre il greggio WTI si portava oltre i 93 dollari al barile. A Milano, la spinta del petrolio sostiene l’apertura di seduta di Saipem (+1,70%) ed Eni (+1,40%) che sovraperformano il Ftse Mib (+0,20%).
A questo punto, il benchmark del Mare del Nord sta guadagnando quasi il 60% dall’inizio dell’anno, sostenuto dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, che dura ormai da sei mesi.
Goldman Sachs punta ai 120 dollari
Nel caso in cui questi attacchi nel traffico marittimo del Medio Oriente dovessero aumentare, secondo Goldman Sachs il Brent potrebbe arrivare fino ai 120 dollari al barile.
“Gli eventi degli ultimi giorni suggeriscono effettivamente che il rischio di un ampliamento e di un'intensificazione delle interruzioni della navigazione sia importante”, spiegava Daan Struyven, co-responsabile della ricerca globale sulle materie prime della banca, durante un'intervista su Bloomberg TV.
Oltre a questo scenario rialzista, il broker ha anche un prezzo obiettivo più basso a 80 dollari nel caso in cui le esportazioni dalla regione dovessero normalizzarsi, sottolinea Struyven.
“Sebbene vediamo un significativo margine di rialzo per i prezzi del greggio, raccomandiamo agli investitori di coprire i rischi geopolitici posizionandosi al rialzo sul gas naturale globale e sui prodotti petroliferi raffinati”, ha aggiungo Struyven. In questi asset, gli shock dell'offerta sono maggiori rispetto al mercato del greggio.
“Si prevede che la Cina continuerà ad agire come forza stabilizzatrice nel mercato del greggio, frenando le importazioni in risposta ai prezzi elevati”, secondo Struyven, mentre “nel gas naturale e nei prodotti raffinati, tuttavia, non sta svolgendo lo stesso ruolo”.
Produzione Opec+ ferma
Intanto, nel fine settimana i principali Paesi dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio e i suoi alleati (Opec+) deciso di lasciare invariate le quote di produzione di petrolio.
La decisione è stata presa a seguito della riunione di un sottogruppo formata da Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman svoltasi ieri per esaminare le condizioni e le prospettive del mercato globale, dopo una serie di aumenti simbolici delle quote, pertanto risulta in linea con la tabella di marcia del gruppo che prevede di mantenere gli obiettivi invariati fino alla fine dell'anno.
“Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha attenuato l'impatto delle precedenti decisioni dell'Opec+ per il momento, poiché l'interruzione nello Stretto di Hormuz riduce severamente le esportazioni di petrolio dai paesi del Golfo Persico, sebbene diversi di essi siano riusciti a sostenere i flussi utilizzando percorsi alternativi tramite oleodotti e trasporti navali clandestini”, spiegava la nota dell’organizzazione.
Nonostante la riduzione dei flussi, l'Opec+ ha continuato ad aumentare le quote durante la guerra per completare nominalmente la revoca dei tagli alla produzione effettuati nel 2023, e, potenzialmente, dare ad alcuni membri ulteriore margine per rafforzare la produzione una volta che i combattimenti si saranno placati.
Sebbene la coalizione abbia formalmente un altro livello di forniture bloccate che deve ancora ripristinare, farlo sarà complicato perché molti membri hanno visto deteriorarsi la propria capacità produttiva da quando i tagli sono stati annunciati. La guerra ha reso il quadro ancora più complesso.
“Per ora, le decisioni dell'Opec+ sono solo sulla carta piuttosto che sul mercato fisico”, secondo Jorge Leon, responsabile dell'analisi geopolitica presso Rystad Energy ed ex dipendente del segretariato Opec, in quanto “l'impatto reale si avrà se e quando Hormuz riaprirà completamente, momento in cui il gruppo potrebbe improvvisamente passare dalla gestione di esportazioni limitate al confronto con un surplus crescente”.
La prossima riunione mensile del ristretto gruppo dell’Opec+ si terrà il 4 ottobre, in un contesto in cui la prossima priorità dell’organizzazione resta il controllo di quanto ciascun membro possa effettivamente produrre a livello fisico, da utilizzare nel calcolo dei limiti di produzione dei membri per il 2027.
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