Btp Italia Sì, ordini già oltre i 2 miliardi di euro

Btp Italia Sì, ordini già oltre i 2 miliardi di euro

Il collocamento del nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione inizia sulla stessa scia della raccolta del precedete Btp Italia e c’è tempo fino a venerdì per aderire.

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Partito il collocamento del Btp Italia Sì

È iniziato positivamente il collocamento della prima emissione del nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione, il Btp Italia Sì, già oltre i due miliardi di euro quando erano le ore 13 di questo primo giorno. Nelle prime due ore dal lancio, il controvalore degli ordini, relativi a circa 29mila contratti, è di 1,037 miliardi.

La raccolta aveva già sforato il miliardo quando scoccavano le 10:45 della mattina, raggiungendo la stessa cifra del Btp Italia a sette anni toccata nel maggio scorso alla stessa ora. Il collocamento terminerà venerdì 19 giugno alle ore 13, salvo chiusura anticipata.

"Negli ultimi anni la domanda di operazioni al dettaglio si è dimostrata solida, con il Tesoro italiano che a marzo ha raccolto oltre 16 miliardi di euro per un Btp Valore a 6 anni”, commentano gli analisti di UniCredit, aggiungendo che “sarà interessante vedere quale sarà la domanda per l'operazione di questa settimana, alla luce del nuovo strumento e delle rinnovate preoccupazioni sull'inflazione causate dal conflitto tra Stati Uniti e Iran".

Il titolo indicizzato all’inflazione

Il Btp Italia Sì rappresenta una sorta di scudo anti-inflazione riservato esclusivamente agli investitori retail che potranno acquistarlo in banca, alla posta e tramite home-banking.

Il meccanismo di remunerazione è stato semplificato rispetto al Btp Italia tradizionale. Ogni sei mesi, l'investitore incassa una cedola composta da due elementi distinti, entrambi calcolati sul capitale nominale (e non su un capitale rivalutato): una componente fissa, con tasso minimo garantito dell'1,60% annuo (il tasso definitivo sarà comunicato alla chiusura del collocamento il 19 giugno e potrà essere rivisto solo al rialzo, mai al ribasso), e una componente inflazione, pari alla variazione positiva dell'indice FOI (Indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi). Se il semestre è deflazionistico, il floor è zero: non si perde nulla, ma non si recuperano i picchi storici dell'indice.

A completare il quadro, c'è un premio fedeltà dello 0,6% sul capitale nominale, riconosciuto a chi acquista in fase di emissione e mantiene il titolo fino alla scadenza del 2031.

Sul piano fiscale, si applicano le agevolazioni tipiche dei titoli di Stato italiani: tassazione al 12,5%, esenzione dall'imposta di successione ed esclusione dal patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE entro i 50.000 euro complessivi.

Un buon elemento decorrelante per il portafoglio

"All'interno di un portafoglio obbligazionario equilibrato, una componente di titoli inflation-linked rappresenta, dal punto di vista strategico, un buon elemento decorrelante”, spiega Rocco Bove, head of Fixed Income di Kairos Partners SGR”, e “il peso dipende da numerosi fattori legati alla congiuntura dei mercati e dalle dinamiche dei tassi e dell'inflazione. In questo momento, di particolare complessità anche sul piano geopolitico, una componente tra il 10% e il 20% di titoli inflation-linked può rappresentare un buon punto di equilibrio".

Non va dimenticato, tuttavia, che il quadro sui titoli di Stato italiani in senso più ampio è favorevole. "I titoli di Stato italiani sono stati protagonisti di un importante movimento di restringimento degli spread nei confronti del Bund, grazie a un insieme di fattori, tra cui la stabilità politica e una traiettoria virtuosa su molte metriche, che sono state poi anche alla base delle recenti promozioni sul rating del nostro Paese”, aggiunge Bove, concludendo che “il percorso dell'Italia è stato simile a quello di altri Paesi come Spagna e Portogallo, mentre il percorso dei titoli governativi francesi è stato più faticoso, a fronte di numerosi elementi di criticità".

Un contesto di credito solido che, di riflesso, sostiene anche l'attrattività del nuovo titolo.

Btp Italia Sì o Btp a tasso fisso?

In molti si chiedono se conviene investire in questo titolo di Stato. La risposta dipende da un numero chiave: la breakeven inflation, ovvero quel livello medio di inflazione futura che rende equivalente il rendimento del Btp Italia Sì rispetto a un Btp a tasso fisso di analoga durata.

Secondo le elaborazioni di Intesa Sanpaolo, in una nota firmata dalla strategist Elena Moalli, questo valore si colloca all'1,56%, circa 30 punti base al di sotto dell'inflazione a cinque anni attualmente prezzata dal mercato all'1,88%. Adhoc SCF, in un'analisi indipendente, stima il breakeven leggermente più basso, intorno all'1,47% (includendo il premio fedeltà nel calcolo).

In entrambi i casi, il messaggio è lo stesso: se l'inflazione media nei prossimi cinque anni resterà sopra questa soglia - un'ipotesi che le proiezioni disponibili sostengono con forza, visto che la sola inflazione acquisita 2026 è già al 2,6% - il Btp Italia Sì batte il Btp a tasso fisso di analoga scadenza in termini di rendimento totale. Il rendimento atteso, nelle ipotesi centrali di inflazione, si colloca al 3,4-3,6%, rispetto al 3,16% del Btp 3,066% con scadenza 01/06/2031.

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