BYD, utili in calo e una scomoda verità: i profitti arriveranno solo dall’estero

BYD, utili in calo e una scomoda verità: i profitti arriveranno solo dall’estero

Il management annuncia la svolta strategica dopo un 2025 debole. Il mercato tiene, ma la sfida globale è appena iniziata

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Previste nel 2026 esportazioni pari a 1,5 milioni di veicoli

La redditività futura si giocherà fuori dalla Cina. È questo, più di ogni altro dato di bilancio, il messaggio che arriva dall’incontro che si è tenuto nella mattina di lunedì 30 marzo (a porte chiuse e riportato con cautela) tra il management di BYD e gli analisti. Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, il gruppo cinese si aspetta che le esportazioni superino del 15% i target precedenti già nel 2026, con volumi destinati a salire fino a 1,5 milioni di veicoli.

Un cambio di asse strategico netto: sarà la crescita all’estero, e non più il mercato domestico, a sostenere la redditività nei prossimi anni.

Utili in calo, ma leadership globale confermata

Il messaggio arriva dopo un 2025 che, dal punto di vista simbolico, consegna a BYD un risultato storico: il sorpasso su Tesla come primo produttore mondiale di veicoli elettrici. Ma sul piano dei numeri, l’anno si chiude con più ombre che luci.

L’utile netto è sceso del 19% a 32,6 miliardi di yuan (circa 4,5 miliardi di dollari), in calo rispetto ai 40,2 miliardi di yuan del 2024. I ricavi, invece, sono cresciuti solo del 3,5% a 803,9 miliardi di yuan, segnalando un rallentamento evidente del business.

Ancora più debole il quarto trimestre, con ricavi in calo del 14% e utili fermi a 9,29 miliardi di yuan, ben sotto le attese degli analisti.

Mercato cinese in frenata, margini sotto pressione

Il problema è tutto domestico. Il mercato cinese, il più grande al mondo per gli EV, sta attraversando una fase di rallentamento, aggravata da una concorrenza sempre più aggressiva e da una guerra dei prezzi che ha eroso la redditività dell’intero settore.

La quota di mercato di BYD in Cina è scesa al 24,6% nel quarto trimestre, dal 33% di un anno prima, mentre il margine operativo è calato al 17,74% dal 19,44%.

Gli analisti di Nomura parlano apertamente di “anno difficile”, citando sia la pressione competitiva sia il nuovo contesto regolatorio cinese, più attento a frenare l’eccesso di competizione (“anti-involution”). Bernstein sottolinea invece un ciclo prodotti meno brillante, che ha penalizzato le vendite interne.

Secondo Citigroup, la situazione potrebbe essere ancora più critica nel breve termine: nel primo trimestre 2026 le vendite auto in Cina rischiano addirittura di diventare non profittevoli, rendendo l’export l’unica vera fonte di margini.

Export e tecnologia: le due leve della ripartenza

Ecco perché la scommessa sull’estero diventa centrale. Nel 2025 le vendite fuori dalla Cina hanno già superato il milione di unità, dimostrando che i modelli BYD sono competitivi anche sui mercati internazionali.

Ma si tratta di una crescita costosa: il gruppo sta investendo in nuovi impianti produttivi in Brasile, Ungheria e nel Sud-Est asiatico per aggirare le barriere commerciali e rafforzare la presenza globale.

A sostenere la strategia c’è anche l’innovazione tecnologica. A marzo BYD ha presentato una nuova generazione di batterie in grado di ricaricarsi quasi completamente in nove minuti, con un passaggio dal 10% al 70% in appena cinque minuti. Una tecnologia che potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo decisivo nella fase di espansione internazionale.

Secondo Bernstein, proprio il lancio di nuovi modelli dotati di queste batterie, insieme alla crescita dell’energy storage, dovrebbe rilanciare il momentum già a partire dal secondo trimestre.

Borsa resiliente, analisti fiduciosi

Il mercato, per ora, resta cauto ma non negativo. Alla riapertura di lunedì 30 marzo il titolo ha ceduto lo 0,6% a 105,8 dollari di Hong Kong, ma da inizio anno registra comunque un rialzo dell’8%, in netto contrasto con il -19% di Tesla.

Il consenso degli analisti resta ampiamente favorevole: su 28 esperti che seguono il titolo, ben 23 raccomandano l’acquisto. Il target price medio è di 123 HKD, che implica un potenziale di rialzo di circa il 17%.

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