Comprare Repsol per puntare sull’idrogeno verde


La compagnia petrolifera spagnola sta registrando la migliore performance di Borsa del suo settore. Fra due giorni usciranno i risultati di un 2020 decisamente nero, ma il focus è sulle prospettive. Con il consorzio internazionale H24All realizzerà in Europa il più grande impianto di idrogeno verde. Massimiliano Comità (Kairos): si va verso un re-rating.


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Il balzo in Borsa dei titoli petroliferi grazie al rialzo del greggio

Con il petrolio ai massimi degli ultimi 13 mesi, è assolutamente scontato che in Borsa i titoli delle società petrolifere si mettano in luce con i rialzi migliori. Lunedì 15 febbraio è stata la giornata del greggio: l’ondata di freddo artico che ha paralizzato alcune regioni degli Stai Uniti, e in particolare il Texas, ha fatto salire le quotazioni del petrolio Wti oltre i 60 dollari, un livello che non toccava da 13 mesi.

Di conseguenza, tutte le big europee del petrolio hanno galoppato in Borsa: Total è salita del 4,4%, Royal Dutch Shell +5,9%, Bp +6,5%, Eni +2,7%. Una delle migliori è stata la spagnola Repsol, salita del 5,5% a poco più di 9 euro.

Fra queste società, Repsol è quella con la performance migliore negli ultimi 12 mesi. Duramente colpita dal crollo del petrolio della scorsa primavera, la società spagnola si è ripresa con vigore negli ultimi tre mesi (vedi il grafico qui sotto) e adesso la sua quotazione è inferiore soltanto del 13% rispetto a un anno fa. E’ il titolo del settore che ha recuperato meglio, dato che al momento le performance a un anno dei suoi concorrenti sono decisamente peggiori: Eni -29%, Total -18%, Royal Dutch Shell -25%, Bp -40%.

REPSOL IN BORSA: IL SORPASSO SUL SETTORE OIL & GAS

Possono bastare questi dati per invogliare all’acquisto di azioni Repsol?

Il prossimo 18 febbraio la società annuncerà i risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2020. Gli analisti si aspettano in media un crollo dei ricavi a 29,3 miliardi di euro, dai 49 miliardi dell’anno precedente (-40%), e un risultato finale in perdita di 1,6 miliardi. Ma l’anno nero del Coronavirus, se Dio vuole, è dietro le spalle e l’attenzione è sulle prospettive. Per il 2021 gli analisti si aspettano in media una ripresa del 34% dei ricavi, che dovrebbero arrivare a 38,8 miliardi di euro, e un ritorno dell’utile con un risultato positivo di 1,1 miliardi.

Queste sono le prospettive a breve, con numeri che rappresentano il ritorno alla redditività del tradizionale business petrolifero. Repsol possiede riserve provate di idrocarburi per 2.319 miliardi di barili di olio equivalente, ha una produzione media quotidiana di 700mila barili, sette impianti di raffinazione in Spagna, Portogallo e Perù e 4.950 stazioni di servizio diffuse fra Spagna, Portogallo, Perù, Messico e Italia. Questo, in estrema sintesi, è quello che oggi sta dietro alla scritta Repsol, ben conosciuta in Italia perché da circa 20 anni è lo sponsor principale del team Honda di Moto GP.

Ma chi vuole spingere più in avanti l’orizzonte della propria analisi, non può trascurare l’elemento che in questo momento rende Repsol molto interessante gli occhi degli investitori. Fra tutti i suoi concorrenti, la società spagnola è quella maggiormente impegnata verso la produzione di idrogeno.

La scommessa dell’idrogeno verde: un elettrolizzatore da 100 Megawatt

Lo scorso mese di gennaio Repsol è entrata a fare parte del consorzio internazionale impegnato a realizzare il progetto H24All che punta a realizzare in Europa il più grande impianto di produzione di idrogeno verde. Per idrogeno verde si intende quello ricavato con elettrolisi utilizzando acqua ed energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili. Rispetto all’idrogeno grigio (ricavato dal metano) e all’idrogeno blu (ricavato dal metano ma con la cattura e stoccaggio della CO2), l’idrogeno verde si distingue perché ha un impatto ambientale pari a zero. Ma ovviamente è il più costoso: oggi produrre 1 kg di idrogeno verde costa circa 4 dollari, che equivale a 100 dollari a Megawattora (MWh) come costo dell’energia prodotta da idrogeno.

I 15 partner internazionali del progetto H24All puntano a ottenere un miglioramento della tecnologia che dovrà permettere al loro impianto di produrre idrogeno verde a 3 dollari al kg. L’impianto sarà un elettrolizzatore da 100 Megawatt. Questo impianto nascerà adiacente a una raffineria di Repsol.

Al consorzio partecipano aziende di sei diversi Paesi (Belgio, Danimarca, Germania, Norvegia, Spagna e Turchia), ognuna con una specialità diversa, e insieme rappresentano l’intera catena del valore dell’idrogeno. Ci sono aziende di ricerca, fornitori di materiali, società di engineering, gruppi dell’energia e dell’automotive.

Il parere del gestore: con gli investimenti in rinnovabili ci sarà un re-rating

Il programma, che avrà importanti finanziamenti della Ue, prevede una prima fase di ricerca e costruzione dell’impianto che durerà tre anni, e una seconda fase di messa a punto delle procedure di un paio di anni.

Per Repsol, che nella sua lunga attività ha collezionato molteplici denunce per mancato rispetto dell’ambiente, soprattutto in Argentina, l’impegno per l’idrogeno è una bella svolta. Ma non è una novità per tingersi di green la coscienza, è una necessità per fare prosperare il business. Come spiega Massimiliano Comità, portfolio manager di Kairos, “guardando alle valutazioni delle compagnie petroliofere, anche se i nuovi investimenti in rinnovabili non genereranno i cospicui flussi di cassa del petrolio, la ridotta volatilità delle materie prime (solare e vento rispetto a petrolio e gas) e la sicurezza dei profitti futuri porteranno a un re-rating del settore, in linea con quello delle Utilities, che viaggia mediamente a un multiplo doppio (EV/EBITDA 4x vs 8x)”.


I titoli citati nell'Articolo

Titolo:
Codice: REP.MC
Isin: ES0173516115
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