Cosa potrebbe accadere nei mercati con le elezioni di midterm

Oggi la BCE potrebbe alzare i tassi di 25 bps per reagire allโaumento dellโinflazione a seguito dei crescenti prezzi dellโenergia. Negli anni delle elezioni di midterm, solitamente la volatilitร tende ad aumentare.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Giornata piuttosto calda sui mercati quella di oggi, con dati macro americani e soprattutto la riunione della BCE al centro dellโattenzione. La vera protagonista della giornata sarร quindi la BCE che, secondo le attese degli analisti, potrebbe alzare i tassi di interesse di 25 bp (il mercato lo sconta con una probabilitร molto alta, tra il 90% e il 97%). Il motivo รจ abbastanza chiaro. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente con il prolungarsi del conflitto in Iran, hanno riportato in alto i prezzi dellโenergia, costringendo la banca centrale a rivedere al rialzo le sue stime di inflazione. Le proiezioni di marzo sembrano ormai troppo ottimistiche e Francoforte vuole evitare che le aspettative di inflazione si sgancino.
Nell meeting del 30 aprile scorso, Lagarde e il Consiglio hanno virato su un tono decisamente piรน hawkish rispetto a qualche mese prima. Gli analisti parlano quindi di un primo rialzo giร a giugno, con buone probabilitร di un secondo movimento a settembre. Crediamo che la BCE resterร comunque โdata-dependentโ, cioรจ pronta a valutare i numeri caso per caso. Il segnale che ha voluto mandare รจ comunque chiaro: non vuole correre rischi su un ritorno dellโinflazione.
Sul fronte mercati, un rialzo di 25 bp sembra giร in gran parte prezzato, ma se Lagarde dovesse mostrarsi particolarmente ferma nelle proiezioni o nel tono della conferenza stampa, lโeuro potrebbe trovare nuova forza. Per i BTP e gli altri periferici invece il messaggio sarร sicuramente meno amichevole. Tassi piรน alti per piรน tempo pesano infatti sui titoli di Stato.
Negli Stati Uniti sono attesi il PPI di maggio sia nella versione headline che core, insieme alle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Dopo il rapporto occupazionale di venerdรฌ scorso, che ha sorpreso positivamente con numeri piรน forti del previsto, questi dati serviranno a capire se lโinflazione sta tornando a scaldarsi a livello produttivo o se il mercato del lavoro inizia a mostrare qualche crepa. Un PPI piรน alto delle attese potrebbe rafforzare ulteriormente lโidea che la Fed dovrร muoversi con grande cautela sui tassi.
In sintesi, domani avremo un mix di inflazione americana e politica monetaria europea che ci dirร molto su quanto le due banche centrali siano allineate o divergenti in questo momento cosรฌ complicato. Lโatmosfera sembra quindi essere tornata a quella di chi deve combattere lโinflazione piรน a lungo del previsto.
Ieri il CPI USA di maggio ha sparato un report decisamente hot, complicando il quadro macro e il positioning sui mercati, Lโinflazione Headline รจ risultata pari al +4,2% YoY (dal +3,8% di aprile), in linea con il consensus ma con un +0,5% MoM trainato dallโenergia (+3,9% mensile). Lโinflazione Core รจ risultata pari al +2,9% YoY (dal +2,8%), con +0,2% MoM. I mercati non hanno ovviamente gradito la notizia. Subito dopo i dati il Treasury cโรจ stato un sell-off secco su tutta la curva, con il 2 anni schizzato vicino al 4,80% e il 10 anni sopra 4,55%.
Sul fronte Fed Kevin Warsh al primo FOMC della prossima settimana, vede le probabilitร di un taglio a settembre crollare sotto il 40% secondo i Fed Funds futures. Il mercato sta tornando a prezzare un โhigher for longerโ esteso, con una piccola probabilitร di hike entro fine 2026 che si รจ riaccesa. Ovviamente anche il terminal rate implicito รจ salito.
In pratica, questi dati rafforzano il regime di tassi reali positivi elevati, penalizzano le valutazioni azionarie growth (via higher discount rates) e supportano una rotazione settoriale verso value, financials ed energy. La fear of missing out sul soft landing si รจ raffreddata parecchio. Un dato che rimette lโinflazione al centro del desk e aumenta la probabilitร di volatilitร tattica nel breve termine.
Nel bel mezzo dell'incessante ciclo di notizie quotidiano, gli investitori sembrano aver dimenticato un evento importante che si sta avvicinando a grandi passi: le elezioni di metร mandato. Con meno di sei mesi all'appuntamento, riteniamo che sia giunto il momento di metterle a fuoco con maggiore attenzione, visto lโimpatto che potrebbero avere sui mercati finanziari di tutto il mondo.
La volatilitร intorno agli anni delle elezioni di metร mandato non รจ insolita, ma questo ciclo potrebbe portare con sรฉ un grado accentuato di inquietudine tra gli investitori. Gli elettori statunitensi si avvicinano alle elezioni alle prese con prezzi della benzina elevati, preoccupazioni legate all'inflazione e una crescente stretta sull'accessibilitร economica. Tutti fattori che potrebbero avere conseguenze elettorali significative. Sebbene non vi siano due elezioni uguali, la storia puรฒ essere una guida utile per inquadrare le aspettative degli investitori man mano che la stagione si sviluppa.
Quindi, quanta volatilitร dovrebbero aspettarsi gli investitori? Gli anni delle elezioni di metร mandato hanno storicamente mostrato una volatilitร piรน elevata rispetto agli altri anni, con la divergenza che diventa piรน pronunciata durante l'estate e si intensifica nei mesi finali prima delle elezioni. L'indice di volatilitร del Chicago Board Options Exchange conferma questo andamento: la volatilitร รจ generalmente aumentata nei mesi precedenti le elezioni ed รจ notevolmente diminuita una volta che l'incertezza politica รจ stata superata. Sebbene i dati suggeriscano che i mercati potrebbero diventare turbolenti man mano che ci avviciniamo al giorno delle elezioni, vale la pena notare che correzioni di mercato del 10% o piรน si sono verificate solo nel 29% degli anni delle elezioni di metร mandato dal 1928. Gli anni delle elezioni di metร mandato tendono a essere i piรน deboli tra tutti gli anni del ciclo presidenziale quadriennale ma, dal 1928, l'Indice S&P 500 ha comunque registrato un rendimento totale annuo medio del 7,1%.
In che modo le elezioni di metร mandato possono influenzare le tendenze stagionali? Rispetto agli anni senza elezioni, gli anni di metร mandato sono stati piรน deboli in quasi ogni mese. Settembre in particolare si distingue come il mese piรน debole, visto che dal 1928, l'S&P 500 ha registrato una perdita media dell'1% ed รจ stato positivo solo nel 50% dei casi. Tuttavia, man mano che l'incertezza politica inizia a risolversi, i mercati tendono a sperimentare un importante rimbalzo nel quarto trimestre. L'S&P 500 ha tipicamente trovato stabilitร a ottobre, avanzando nel 67% dei casi con un rendimento totale medio del 2,5%. Complessivamente, i rendimenti totali dell'S&P 500 nel quarto trimestre hanno registrato una media del 6,5%, rispetto a un modesto rendimento totale dello 0,2% durante il primo, secondo e terzo trimestre.
Una dinamica stagionale simile รจ stata osservata nelle Small-cap, con il Russell 2000 che ha mostrato una ripresa di fine anno. Novembre รจ stato il mese piรน forte per le Small-cap negli anni di metร mandato, fornendo un rendimento totale medio del 3,2% ed esiti positivi nell'82% dei casi. La performance del quarto trimestre per l'Indice Russell 2000 ha storicamente registrato una media del 6,5%, segnando una netta inversione rispetto al calo medio dell'1,9% registrato nel primo, secondo e terzo trimestre. In definitiva, le Small-cap hanno registrato un rendimento totale annuo medio leggermente negativo, pari al -0,4%, negli anni delle elezioni di metร mandato dal 1982.
Viste le statistiche, chiediamoci come si colloca il 2026 finora. La performance da inizio anno (YTD) รจ giร superiore alle medie annuali degli anni di metร mandato, con le Small-cap in rialzo del 14,8% e le Large-cap in rialzo dell'8,4%. Sebbene i titoli difensivi abbiano leggermente sovraperformato quelli ciclici durante i precedenti anni delle elezioni di metร mandato, il 2026 si รจ finora discostato da questo schema. I settori dell'S&P 500 con le migliori performance da inizio anno sono Energia e Tecnologia, con rendimenti totali rispettivamente del 29,2% e del 17,1%. Si potrebbe anche sostenere che parte della volatilitร tipicamente osservata nella seconda metร degli anni delle elezioni di metร mandato sia stata anticipata quest'anno, con l'S&P 500 che ha giร registrato un calo dal picco al minimo (drawdown) del 9,1% nel 2026. Ciรฒ rafforza un punto chiave, ovvero che ogni ciclo elettorale รจ unico. Sebbene la storia possa fornire un contesto utile, non รจ un indicatore affidabile per prevedere gli andamenti di mercato.
In realtร quindi, conta davvero chi vince? Gli esiti delle elezioni di metร mandato possono avere un'importanza marginale per i rendimenti dell'S&P 500. I mercati azionari generalmente prediligono un governo diviso, poichรฉ gli scenari di "sweep" (vittoria totale di un singolo partito) accrescono il rischio di cambiamenti politici bruschi e dirompenti. Dal 1928, l'S&P 500 ha registrato un rendimento totale annuo medio dell'11,4% con un Congresso unificato, rispetto al 13,5% quando il Congresso รจ diviso. Detto ciรฒ, un Congresso diviso puรฒ comportare la propria serie di sfide. Lo stallo legislativo puรฒ complicare le negoziazioni su questioni come il finanziamento del governo e il tetto del debito, presentando un'altra forma di volatilitร episodica e di rischio legato alle notizie. Indipendentemente da quale partito vinca le elezioni, riteniamo che gli investitori debbano evitare di cadere nell'idea fuorviante secondo cui l'esito cambierร drasticamente la direzione del mercato: i profitti contano piรน della politica.
Ma ancora, che cosa succede nell'anno successivo alle elezioni? Su questo punto, i dati sono chiari. I periodi successivi alle elezioni di metร mandato sono stati tipicamente molto favorevoli per i mercati azionari. In tutti i dati disponibili dal 1928, l'S&P 500 รจ salito nel 92% dei casi nei 12 mesi successivi alle elezioni di metร mandato. Restringendo i dati al solo periodo del dopoguerra, l'S&P 500 ha registrato rendimenti totali positivi nel 100% dei casi sia sull'orizzonte a 6 mesi che su quello a 12 mesi, con una media rispettivamente del 14,9% e del 18,3%. L'anno successivo alle elezioni di metร mandato รจ stato storicamente anche il piรน forte del ciclo presidenziale quadriennale, con un rendimento totale annuo medio del 17,6% dal 1928. Quando si tratta della volatilitร delle elezioni di metร mandato, gli investitori hanno storicamente tratto beneficio dal mantenere la rotta.
Ci sentiamo quindi di sostenere che la volatilitร in vista delle elezioni di metร mandato รจ la norma, ma reagire ad essa raramente paga. Il rumore di fondo che le circonda, sia esso proveniente dai media o dalla retorica politica, spesso enfatizza eccessivamente la posta in gioco. La storia suggerisce che i rendimenti azionari a lungo termine sono guidati dagli utili, non dagli esiti elettorali.
Per gli investitori, l'implicazione รจ semplice. Ignorare le elezioni e il rumore di fondo, restare concentrati sui fondamentali e mantenere una prospettiva di lungo termine, indipendentemente da come cambieranno i venti della politica.
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