Dollaro debole, quali sono le implicazioni?

04/08/2025 06:00
Dollaro debole, quali sono le implicazioni?

La debolezza del dollaro sta dando una mano alla crescita degli utili delle imprese, soprattutto le Mag 7. Un dollaro piรน debole non รจ la panacea di tutti i mali. Se da un lato favorisce le esportazioni, dallโ€™altro aumenta il costo delle importazioni, alimentando lโ€™inflazione interna

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Serie di PMI dellโ€™Europa e degli Stati Uniti in uscita domani e che vede una settimana comunque avara dati macroeconomici.

Il vento contrario nel primo trimestre si รจ trasformato in un vento favorevole nel secondo trimestre per gli utili aziendali statunitensi, grazie alla direzione del dollaro il cui indice risulta in calo del 7% nel corso 2Q25. Come si sta scoprendo dai recenti report sugli utili, la debolezza del dollaro ha fornito una spinta agli utili delle multinazionali statunitensi che ricavano una quota significativa dei propri ricavi allโ€™estero. Un dollaro piรน debole aumenta la competitivitร  di prezzo di beni e servizi allโ€™estero, poichรฉ i profitti realizzati in valuta locale valgono di piรน in dollari quando vengono rimpatriati negli Stati Uniti. Inoltre, la debolezza del dollaro rappresenta anche una potenziale compensazione rispetto allโ€™impatto imminente dei dazi. Da questa prospettiva, lโ€™indebolimento del dollaro non appare cosรฌ minaccioso per gli Stati Uniti, in contrasto con chi sostiene che lโ€™eccezionalitร  finanziaria degli Stati Uniti o lo status di valuta di riserva siano a rischio.

รˆ vero che i movimenti valutari hanno rappresentato un freno netto per gli utili dellโ€™S&P 500 a inizio anno, ma si sono trasformati in una spinta di 60-70 punti base nel secondo trimestre grazie al deprezzamento del dollaro. Secondo le stime di BofA Global Research, una diminuzione del 10% del dollaro si traduce in un aumento del 3% dellโ€™utile per azione. Questo beneficio riguarda soprattutto le aziende con maggiore esposizione ai ricavi esteri, in particolare le large cap che, dal punto di vista dimensionale, hanno il doppio dellโ€™esposizione internazionale rispetto alle small cap, e i gruppi tecnologici o affini, che ricavano gran parte dei loro ricavi all'estero. Sebbene le vendite internazionali rappresentino il 28% dei ricavi per lโ€™S&P 500, la debolezza del dollaro avvantaggia in modo sproporzionato i โ€œMagnifici 7โ€, che generano il 49% dei loro ricavi allโ€™estero, o il Nasdaq 100 Index, con il 45% di esposizione internazionale.

Sebbene il dollaro fosse sopravvalutato allโ€™inizio di questโ€™anno, gli analisti ritengono che continuerร  ad indebolirsi (anche se piรน gradualmente). A rafforzare il calo contribuiscono anche investitori istituzionali e non statunitensi che, detenendo asset denominati in dollari, hanno aumentato le coperture contro il rischio di cambio. La questione รจ quindi che le azioni statunitensi continuano la loro ascesa verso nuovi massimi storici, sostenute dal momentum e da solidi utili, dovuti in parte allโ€™effetto favorevole della traduzione degli utili grazie al dollaro piรน debole.

Detto cosรฌ sembrerebbe quindi facile, ma un dollaro piรน debole non la panacea di tutti i mali. Se da un lato favorisce le esportazioni, dallโ€™altro aumenta il costo delle importazioni, alimentando lโ€™inflazione interna. Prodotti come il petrolio, i beni di consumo elettronici e altre materie prime, spesso denominati in dollari, diventano piรน costosi per i consumatori americani. Questo potrebbe ridurre il potere dโ€™acquisto delle famiglie, specialmente in un contesto di incertezza economica globale.

Inoltre, un deprezzamento troppo rapido o marcato del dollaro potrebbe minare la fiducia degli investitori internazionali, che vedono il dollaro come una valuta di riserva globale. La Fed, che monitora attentamente questi equilibri, potrebbe essere costretta a intervenire con politiche monetarie restrittive, come lโ€™aumento dei tassi di interesse (o non ridurre i tassi), per stabilizzare la valuta, con possibili ripercussioni sulla crescita economica.

Lโ€™attuale indebolimento del dollaro, combinato con le dinamiche dei dazi, pone gli Stati Uniti di fronte a unโ€™opportunitร  strategica. Un dollaro piรน debole potrebbe fungere da cuscinetto per mitigare le tensioni commerciali, stimolando le esportazioni e attirando investimenti. Tuttavia, la gestione di questa dinamica richiede un approccio equilibrato: un deprezzamento controllato puรฒ essere un vento favorevole, ma un crollo improvviso rischierebbe di destabilizzare lโ€™economia.

In conclusione, un dollaro piรน debole puรฒ essere visto come un alleato per gli Stati Uniti in un contesto di guerre commerciali e dazi, ma il suo impatto dipende dalla capacitร  dei policymaker di bilanciare i benefici per lโ€™export con i rischi di inflazione e perdita di fiducia. In unโ€™economia globale interconnessa, la forza del dollaro rimane unโ€™arma a doppio taglio, da maneggiare con cautela.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione sul rendimento del BTP all'8,25%

Cedole annue condizionate e richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it รจ il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
รจ un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilitร 

OraFinanza.it รจ una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it