Ecco cosa frena Nvidia dopo i conti. La società prepara la “fase due” dell’AI

Ecco cosa frena Nvidia dopo i conti. La società  prepara la “fase due” dell’AI

La quotazione è scesa del 3,6% dopo una trimestrale record, mentre l’indice Sox ha spiccato il volo. Il mercato teme la dipendenza dagli hyperscalers, ma il Ceo Huang punta ora su governi, industria e neocloud. Intanto il titolo tratta ad appena 23 volte gli utili 2027

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La regina dei chip scende mentre il settore sale

La trimestrale di Nvidia è stata ancora una volta spettacolare. Ricavi e utili hanno battuto nettamente le attese di Wall Street, mentre il gruppo guidato da Jensen Huang ha alzato ulteriormente le previsioni sul trimestre in corso. Eppure il mercato ha reagito con freddezza: nelle due sedute successive ai risultati, giovedì e venerdì, il titolo ha perso il 3,6%.

Una debolezza che colpisce ancora di più se confrontata con il resto del comparto semiconduttori. Negli stessi due giorni l’indice PHLX Semiconductor Sector Index è salito del 3,4%, segno che gli investitori internazionali sono tornati a puntare con decisione sul settore chip.

A frenare Nvidia è sempre lo stesso dubbio: il boom del gruppo dipende troppo dagli hyperscalers, cioè dai giganti del cloud e dell’intelligenza artificiale come Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta Platforms e Oracle?

I numeri della trimestrale restano impressionanti

I risultati pubblicati il 20 maggio raccontano una società ancora in piena accelerazione. Nvidia ha chiuso il trimestre con ricavi pari a 81,6 miliardi di dollari, in crescita dell’85% rispetto a un anno prima, mentre l’utile per azione adjusted è salito a 1,87 dollari contro attese di mercato ferme a 1,78 dollari. Per il trimestre in corso il gruppo prevede ricavi attorno a 91 miliardi di dollari.

Ma oggi il mercato non guarda più soltanto ai numeri trimestrali. La domanda che domina Wall Street è soprattutto una: quanto a lungo potrà continuare la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale da parte delle Big Tech?

Secondo le stime riportate da Barron’s, nel 2026 i grandi hyperscalers spenderanno circa 750 miliardi di dollari in infrastrutture AI, contro i 400 miliardi dell’anno precedente. Nvidia resta il principale beneficiario di questa ondata di investimenti.

Il mercato teme il rallentamento degli hyperscalers

Il problema è che molti investitori iniziano a chiedersi se questi ritmi siano sostenibili anche nel 2027. I grandi gruppi tecnologici stanno aumentando rapidamente il ricorso al debito per finanziare la costruzione di data center e infrastrutture AI. Finora il mercato obbligazionario ha accolto senza problemi queste emissioni, ma il timore è che prima o poi la crescita della spesa possa rallentare.

Ed è proprio per rispondere a questa obiezione che Jensen Huang ha deciso di cambiare il modo in cui Nvidia presenta i propri conti.

La novità più importante introdotta nella trimestrale è infatti la suddivisione del business Data Center in due grandi categorie:

  • da una parte gli hyperscalers;
  • dall’altra il segmento chiamato “AI Clouds, Industrial & Enterprise”, che comprende neocloud, grandi aziende industriali, governi e clienti enterprise.

Secondo Huang, è proprio qui che il mercato sottovaluta il potenziale di crescita del gruppo.

La “fase due” della crescita di Nvidia

Nel trimestre appena concluso gli hyperscalers hanno rappresentato circa metà del fatturato Data Center di Nvidia, con una crescita annua del 115%. Ma anche il resto della clientela ha registrato un incremento molto forte, pari al 74%.

Durante la conference call Huang ha insistito molto su questo punto, sostenendo che Nvidia “dovrebbe crescere più rapidamente della spesa degli hyperscalers”.

Il messaggio del Ceo è chiaro: l’intelligenza artificiale non sarà soltanto un fenomeno legato alle Big Tech americane. La diffusione dell’AI nei governi, nelle industrie, nelle aziende tradizionali e nei cosiddetti neocloud potrebbe aprire una seconda fase di crescita molto più ampia e diversificata.

In un certo senso Huang sta seguendo una strategia comunicativa già utilizzata con successo in passato. Due anni fa Nvidia aveva iniziato a separare nei conti il business del networking, allora considerato marginale. Oggi quella divisione genera oltre 30 miliardi di dollari di ricavi annui ed è diventata centrale nella costruzione dei data center AI.

Valutazioni sorprendentemente basse

Nonostante tutto questo, Nvidia oggi tratta a multipli che molti investitori giudicano decisamente contenuti per una società con i tassi di crescita spaziali che la caratterizzano.

Ai prezzi di venerdì scorso, 215,33 dollari, il titolo scambia a solo 23 volte gli utili attesi per il 2027. Secondo il consensus, Nvidia dovrebbe chiudere il prossimo esercizio con ricavi pari a 391 miliardi di dollari e utili per 227 miliardi, in crescita rispettivamente dell’81% e dell’89%.

Anche il sentiment degli analisti resta fortemente positivo: su 61 esperti che seguono il titolo, ben 58 raccomandano l’acquisto delle azioni, con un target price medio di 295 dollari, circa il 37% sopra le quotazioni attuali.

Barron’s osserva inoltre che Nvidia oggi tratta a multipli inferiori rispetto ad altri protagonisti del settore semiconduttori, nonostante continui a dominare il mercato dei chip AI.

La vera sfida resta convincere Wall Street

Per Nvidia il problema non sembra più essere la crescita operativa. La vera sfida è convincere il mercato che il boom dell’intelligenza artificiale non dipende esclusivamente da una manciata di colossi tecnologici americani.

Jensen Huang sta cercando di dimostrare che l’AI sta entrando in una nuova fase, più distribuita e globale. Se riuscirà a imporre questa narrativa, come già accaduto in passato con il networking e i data center, la recente debolezza del titolo potrebbe rivelarsi soltanto una pausa all’interno di un trend ancora molto potente.

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Codice: NVDA.US
Isin: US67066G1040
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