L’economia USA sembra sempre solida, mentre quella dell’Europa arranca

22/06/2026 06:15
L’economia USA sembra sempre solida, mentre quella dell’Europa arranca

I mercati guardano avanti e cercano di capire cosa succederà in futuro, non solo in termini di prezzo del petrolio, delle materie prime e delle IPO, ma anche per quanto riguarda lo stato dell'economia

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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La settimana offre diversi spunti interessanti sui due lati dell’Atlantico, anche se non si tratta di dati ad altissimo impatto. Nel complesso, ci aspettiamo conferme più che grandi sorprese, ma alcuni dati saranno particolarmente seguiti dai mercati. Negli Stati Uniti l’attenzione sarà divisa tra l’attività reale e l’inflazione. Martedì arriveranno i PMI flash di giugno, che ci daranno una prima fotografia del secondo trimestre. Il manifatturiero si è dimostrato abbastanza solido negli ultimi mesi, mentre i servizi restano più anemici. Mercoledì si guarda alle vendite di nuove case, un indicatore utile per capire la tenuta del mercato immobiliare in un contesto di tassi ancora elevati.

Il giorno più importante sarà però giovedì 25 giugno, quando uscirà il PCE Price Index di maggio – l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed. Dopo mesi di discesa piuttosto lenta, gli investitori cercheranno di capire se le pressioni sui prezzi si stanno davvero attenuando o se fattori come l’energia e i servizi mantengono l’inflazione “sticky” intorno al 3,3% core.

Nello stesso giorno arriverà anche la terza e definitiva stima del PIL del 1Q26, attualmente intorno al +1,6% annualizzato e i dati su redditi e consumi personali. Nel complesso, l’economia americana continua a mostrare resilienza, ma la crescita resta moderata e il consumo privato potrebbe iniziare a dare qualche segnale di fatica se l’inflazione non cala più decisamente.

In Europa la settimana è più leggera, ma con un appuntamento chiave martedì 23 dove usciranno i PMI flash di giugno dell’Eurozona. Dopo una primavera di modesta espansione, soprattutto nel manifatturiero, gli analisti si chiedono se la debolezza strutturale (soprattutto in Germania e Francia) stia contagiando anche i servizi o se invece si intravede qualche timido segnale di stabilizzazione. L’Eurozona continua a viaggiare a ritmi molto bassi, con una crescita prevista sotto l’1% per il 2026, e un’inflazione che fatica a rientrare pienamente nel target della BCE a causa dei rinnovati costi energetici.

Ci aspettiamo quindi una settimana di conferme del quadro attuale che vede l’economia degli Stati Uniti ancora solida ma con inflazione persistente (che potrebbe tenere la Fed prudente sui tagli) e un’Europa che arranca, lasciando più spazio di manovra alla BCE rispetto alla Fed. I mercati probabilmente reagiranno soprattutto al tono del PCE americano e alla forza relativa dei PMI europei.

Venerdì scorso negli Stati Uniti l’attenzione si è concentrata sull’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia e sul Leading Economic Index. Il Philly Fed ha sorpreso positivamente, rimbalzando a +10,3 punti (da -0,4 del mese precedente), tornando chiaramente in territorio espansivo. A trainare il miglioramento sono stati soprattutto i nuovi ordini e le spedizioni, con un segnale positivo anche sul fronte occupazionale nel distretto. Le pressioni sui prezzi restano presenti, ma il tono generale è diventato più costruttivo. Nello stesso giorno, il Leading Index della Conference Board ha registrato un piccolo aumento dello 0,1% a maggio, il secondo mese consecutivo in territorio positivo, sostenuto principalmente dalle componenti finanziarie.

Nel complesso, questi numeri confermano che la manifattura americana sta cercando di riprendersi dopo qualche mese più debole, anche se l’economia resta sostenuta soprattutto dal settore tecnologico e dagli investimenti, mentre il consumo privato mostra ancora qualche segno di cautela.

In Europa i dati principali sono arrivati dalla Germania e dal Regno Unito. In Germania i prezzi alla produzione (PPI) di maggio sono saliti meno delle attese, segnalando un rallentamento delle pressioni inflattive a valle della catena produttivo. Un dato positivo per la BCE, che però riflette anche una domanda interna ancora non particolarmente vivace. Nel Regno Unito, invece, le vendite al dettaglio hanno sorpreso al rialzo (+1,2% su mese), favorite dal meteo caldo e da alcune promozioni stagionali. Un segnale di resilienza dei consumi britannici nonostante il contesto di tassi alti e costi energetici elevati.

Lo sappiamo, i mercati guardano al futuro e cercano di prevedere cosa accadrà all’economia, all’inflazione, ai tassi di interesse e alla spesa dei consumatori, tra gli altri fattori importanti. Da una prospettiva più ampia, negli Stati Uniti gran parte degli analisti si aspettano una buona crescita del PIL fino alla fine del prossimo anno, con una crescita più moderata nella maggior parte del resto del mondo sviluppato.

I fine settimana passano in fretta, soprattutto quando i mercati prevedono che qualcosa possa accadere, ma non sanno esattamente di cosa si tratti. Mentre la scorsa settimana volgeva al termine e la più grande IPO della storia incoronava il primo miliardario al mondo, l'amministrazione e i media ipotizzavano anche la possibilità di un accordo di pace nel conflitto tra Stati Uniti e Iran durante il fine settimana, che avrebbe portato all'apertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo in tempi brevissimi. I colloqui sembrano comunque essere ripresi, visto che la delegazione USA è in Svizzera per firmare di pace.

In effetti, è stato annunciato un accordo, ma i dettagli completi del memorandum d'intesa non sono ancora stati resi pubblici. Le due parti avevano concordato di firmare il documento venerdì scorso, ma per il momento la firma ancora manca. E se i mercati non hanno ancora imparato la lezione dalle precedenti notizie su potenziali accordi, vogliamo frenare il nostro ottimismo fino a quando non vedremo le due firme sull’accordo di pace.

È chiaro che i mercati finanziari sanno che, nel breve termine, la questione centrale è lo stretto. Il petrolio e alcune materie prime provenienti da diverse riserve sono stati sufficienti a soddisfare l'attuale domanda globale, ma gli analisti ritengono che si verificheranno significative carenze se lo stretto non verrà riaperto entro i prossimi due mesi, se non prima. Questo è ciò che sta accadendo ora. Ma i mercati guardano avanti e cercano di capire cosa succederà in futuro, non solo in termini di prezzo del petrolio, delle materie prime e delle IPO, ma anche per quanto riguarda lo stato dell'economia, l'inflazione, i tassi di interesse e la spesa dei consumatori, tra gli altri fattori importanti. Crediamo che sia con questo spirito che gli analisti hanno esteso l'orizzonte temporale delle proiezioni economiche e di mercato fino alla fine del 2027.

Da una prospettiva più ampia, gli analisti si attendono una buona crescita del PIL statunitense fino alla fine del prossimo anno, con una crescita più moderata nella maggior parte del resto del mondo sviluppato. Ritengono inoltre che l'inflazione probabilmente si attenuerà nei prossimi 18 mesi, ma rimarrà più elevata su base annua rispetto a quanto auspicato dalla Fed fino al prossimo anno. Pensiamo che ciò si tradurrà in una Fed che non modificherà il tasso di interesse obiettivo sui fondi federali per tutto il periodo delle proiezioni.

Considerato questo scenario, gli analisti continuano a privilegiare le azioni rispetto alle obbligazioni e orientano i nuovi fondi innanzitutto verso le azioni statunitensi a grande e media capitalizzazione. Tra gli investimenti da valutare, i trend secolari dell'intelligenza artificiale (IA) nel settore dell'Information Technology, ma considerano anche le valutazioni più basse legate all'IA nei settori industriale, delle utility e dei materiali. Il settore preferito rimane quello finanziario. Analisti che si sono anche spinti a stimare che l'indice S&P 500 registrerà utili record il prossimo anno, raggiungendo la fascia 8.600-8.800.

Per quanto riguarda il reddito fisso, gli analisti non hanno modificato la loro prospettive e continuano a privilegiare le obbligazioni societarie con rating investment grade e scadenze intermedie (3-7 anni) e le obbligazioni municipali di servizi essenziali e a garanzia generale con scadenze comprese tra 9 e 21 anni.

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