Economia USA viaggia con un motore più affidabile dell’Europa

17/07/2026 06:00
Economia USA viaggia con un motore più affidabile dell’Europa

Gli investitori hanno aspettative molto alte sugli utili del 2Q26 che le aziende sono chiamate a superare. Il numero di titoli dell’S&P 500 che scambiano sopra la propria media mobile a 50 giorni continua a salire

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Oggi il calendario macro non è dei più pesanti, ma offre comunque qualche spunto interessante per capire dove stanno andando davvero l’economia USA e quella dell’Europa. In Europa l’attenzione principale andrà ai numeri definitivi dell’inflazione core di giugno. Dopo i dati preliminari, ci aspettiamo conferme su un’inflazione che continua a scendere ma resta un po’ ostinata soprattutto nei servizi. Non sarà una sorpresa choc, però aiuterà a capire quanto spazio abbia davvero la BCE per riprendere ad allentare la politica monetaria senza correre rischi. In parallelo usciranno anche i dati sul Current Account di maggio, che di solito ricordano come l’Eurozona resti strutturalmente forte sui conti con l’estero, nonostante tutte le difficoltà interne.

Negli Stati Uniti invece si parla di mattone e produzione. Housing Starts e Building Permits di giugno saranno osservati con attenzione. Dopo mesi di tassi alti, un segnale di ripresa nel settore immobiliare sarebbe accolto con sollievo dai mercati, perché confermerebbe che l’economia americana continua a tenere botta. A completare il quadro avremo la produzione industriale, la capacità utilizzata delle fabbriche e gli indici dei prezzi all’import-export, utili per fiutare eventuali nuove pressioni inflazionistiche dal fronte commerciale. Chiude la giornata il Michigan Consumer Sentiment preliminare di luglio, che ci dirà se gli americani restano ottimisti o se cominciano a sentire un po’ di fatica.

Nel complesso, ci aspettiamo una seduta senza fuochi d’artificio, ma che aiuterà a confermare la narrazione corrente, ovvero quella di un’Europa che procede con cautela tra disinflazione e crescita modesta e quella degli Stati Uniti ancora più robusti, trainati da consumi e (si spera) da un mattone che non sta andando del tutto in letargo. Saranno dati che i mercati probabilmente digeriranno con tranquillità, a meno di sorprese vere sul fronte immobiliare o sul morale dei consumatori.

Ieri le vendite al dettaglio di giugno sono salite dello 0,2% mensile, esattamente come previsto. Non è un numero esaltante – è anzi il rialzo più debole degli ultimi cinque mesi – ma va letto nel contesto di un maggio rivisto nettamente al rialzo. Il consumatore americano continua a spendere, anche se con un po’ più di cautela, penalizzato soprattutto dal prezzo della benzina. Al netto di questi effetti, il quadro resta positivo, con auto, vendite online e diversi settori discrezionali che tengono bene.

In parallelo, le richieste di sussidio di disoccupazione sono scese a 208k, meglio delle attese, ad evidenza che il mercato del lavoro non mostra crepe evidenti. Tutto questo dipinge un’America che non corre come un treno, ma neanche rallenta in modo preoccupante. È quel tipo di atterraggio morbido che piace tanto agli investitori: crescita moderata, inflazione non esplosiva, consumi ancora presenti. Niente che spinga la Fed a correre ai ripari con tagli aggressivi, ma neanche dati così caldi da far temere un nuovo giro di vite.

Sul fronte europeo il tono è più cauto. Nel Regno Unito il PIL di maggio è tornato positivo (+0,1% m/m), interrompendo una fase di contrazione. Non è certo un fuoco d’artificio, ma dopo mesi di segnali deboli è un piccolo sospiro di sollievo. L’economia britannica sembra aver toccato un fondo e sta provando a rialzarsi, seppur timidamente. Nell’Eurozona invece si naviga ancora in acque incerte. I dati di oggi (principalmente partite correnti) non spostano l’ago della bilancia, ma confermano un’area economica che fatica a trovare slancio. La crescita resta modesta, frenata da consumi deboli e da un’inflazione che, pur calando sui beni energetici, mostra una certa persistenza soprattutto nei servizi. L’Europa appare più vulnerabile agli shock esterni – energia e geopolitica in primis – rispetto agli Stati Uniti, e questo divario transatlantico continua a vedersi chiaramente.

La giornata di ieri rafforza quindi la narrazione che ormai conosciamo bene e che dice che gli USA viaggiano con un motore più affidabile, mentre l’Europa procede con il freno a mano tirato, sperando che una politica monetaria più accomodante inizi prima o poi a dare frutti concreti.

La stagione degli utili del secondo trimestre è ufficialmente iniziata, con gli investitori che hanno messo un’asticella insolitamente alta che le aziende devono superare. Gli analisti si aspettano ora una crescita degli utili dell’S&P 500 di circa il 23% rispetto all’anno precedente, in aumento del 4% rispetto alla fine di marzo. Se questo dato verrà confermato, sarà il secondo trimestre consecutivo con una crescita degli utili superiore al 20%. Queste revisioni al rialzo seguono il trimestre più profittevole di sempre per l’S&P 500 e lasciano poco margine di errore.

Allo stesso tempo, il mercato ha ruotato. I capitali hanno lasciato le aree più estese di crescita, momentum e esposizione diretta all’AI per spostarsi su un insieme più ampio di settori e capitalizzazioni di mercato. Il numero di titoli dell’S&P 500 che scambiano sopra la propria media mobile a 50 giorni continua a salire, segnale che l’avanzata del mercato si sta distribuendo tra i singoli titoli.

A livello settoriale, Finanziari, Healthcare e Consumer Staples hanno beneficiato della rotazione fuori dai titoli dei chip. Mentre le Magnificent 7 sono sostanzialmente piatte da inizio anno, il resto del mercato (il cosiddetto “S&P 493”) è in rialzo del 14%. In altre parole, mentre l’indice S&P 500 appare in una stretta fascia di oscillazione dal massimo storico di inizio giugno, l’S&P 500 equal-weighted ha registrato nuovi massimi a luglio. La debolezza o la fase di consolidamento di alcuni dei nomi più grandi ha lasciato spazio alla forza di un insieme più ampio di società. Considerate che circa 50 titoli dell’S&P 500 sono in rialzo di oltre il 50% da inizio anno e quasi 15 hanno raddoppiato il loro valore. Allo stesso tempo, molti meno titoli hanno registrato cali comparabili. Si tratta di un mercato con un significativo ricambio, ma anche con una dispersione al rialzo molto marcata.

Parlando di rialzi, la rotazione è evidente anche lungo lo spettro delle capitalizzazioni. I titoli small-cap sono sulla buona strada per uno dei periodi di maggiore outperformance rispetto all’S&P 500 degli ultimi decenni. La tesi di fondo in vista della stagione degli utili rimane costruttiva, poiché le aziende americane continuano a trovare modi per far crescere gli utili. L’aspetto più incoraggiante è che le stime degli utili sono positive per tutti i settori per la prima volta negli ultimi cinque anni. L’ultima volta è accaduto nella seconda metà del 2021, quando l’economia statunitense è ripartita dopo la pandemia. Dal 1995 l’S&P 500 ha generato una crescita degli utili annua superiore al 20% solo sei volte (1995, 2003, 2004, 2010, 2018 e 2021). Se le stime dovessero reggere, il 2026 sarà quindi il settimo anno.

Che fare dunque? Cominciamo con il dire che quando la salita diventa più corale e sta coinvolgendo molte più aziende invece di poggiare sette colossi, il segnale è positivo e non di debolezza. Da qui viene l'idea di fondo della strategia suggerita dagli analisti, se vogliamo anche semplice: assecondare questo allargamento invece di restare aggrappati a ciò che ha funzionato finora. Concretamente vuol dire ridurre la dipendenza dai soliti giganti tecnologici. Che non significa venderli in blocco, sia chiaro — restano aziende straordinarie — ma evitare che pesino un terzo o più del portafoglio. Affiancare all'S&P 500 classico una quota di equal-weighted è un modo semplice per continuare a stare dentro l'indice cogliendo però la rotazione che è in atto.

Tentando di riassumere con una frase quanto detto, diremmo così: questo è un mercato in cui conviene diversificare più che concentrare, e in cui gli ETF e i panieri sono probabilmente più intelligenti delle scommesse sul singolo titolo, proprio perché con aspettative così alte le trimestrali possono muovere i prezzi in modo brusco. Gli analisti sono anche concordi di tenere anche un po' di liquidità da parte, non per paura, ma per avere le munizioni pronte se qualche storno dovesse offrire buoni prezzi, oltre a evitare di rincorrere i titoli già raddoppiati da inizio anno.

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