Elezioni di midterm: cosa dicono 30 anni di dati sui mercati

Manca ormai poco alle elezioni di mid-term, che di solito vedono mercati volatili e spesso in flessione due mesi prima e una ripresa nei mesi successivi. Indicativamente settembre e ottobre costituiscono spesso la fase piรน delicata e dal 1990 in poi, in quasi tutti gli anni di midterm lโS&P 500 ha registrato cali di almeno il 7% tra agosto e ottobre, con rare eccezioni
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Giornata piuttosto densa sul fronte macro, con il grosso dellโattenzione concentrato sugli Stati Uniti, mentre lโEuropa resta relativamente piรน quieta. Negli USA, alle 14:30 italiane, escono tre pezzi importanti: la seconda stima del PIL del 2Q26, gli ordini di beni durevoli di luglio e, soprattutto, i dati su reddito e spesa personale, con dentro il PCE. Questโultimo รจ quello che conta di piรน, perchรฉ il Core PCE รจ la misura di inflazione preferita dalla Fed.
Se lโinflazione core dovesse mostrare ancora una certa sticky-ness, o se la spesa dei consumatori risultasse piรน debole del previsto, i mercati potrebbero tornare a rivedere le aspettative sui tagli dei tassi. Il PIL, invece, dovrebbe confermare la decelerazione giร vista nella prima lettura, ma eventuali revisioni al rialzo o al ribasso daranno una lettura piรน chiara sulla tenuta della crescita americana.
Dal lato europeo, la giornata รจ decisamente piรน leggera. Non ci sono grandi rilasci ad alto impatto, ma qualche dato secondario e discorsi di membri della BCE, niente di comparabile a quello che arriva da oltreoceano. Il vero focus europeo si sposta piuttosto giovedรฌ e venerdรฌ, con i verbali della BCE e gli indicatori di fiducia.
Ci avviciniamo a grandi passi alle elezioni di mid term, fissate come noto il prossimo 3 novembre. Queste rappresentano da sempre un momento di particolare attenzione per gli investitori. Non si tratta di un evento che decide la presidenza, ma di un rinnovo (parziale o totale) del Congresso che puรฒ modificare gli equilibri di potere, le prospettive di spesa pubblica, la regolamentazione e il clima politico generale.
Negli ultimi trentโanni, dal ciclo del 1994 a quello del 2022, i mercati azionari โ in particolare lโS&P 500 โ hanno mostrato un comportamento ricorrente, seppur non meccanico. Una fase di maggiore incertezza e spesso di debolezza o volatilitร elevata nei mesi che precedono il voto, seguita da un recupero tendenzialmente piรน robusto nei trimestri e nellโanno successivi. Analizziamo dunque lโandamento dei mercati finanziari in relazione a due mesi prima delle mid-term, i livelli di volatilitร e le performance nei tre, sei e dodici mesi successivi, basandosi su dati storici aggregati e su osservazioni dei singoli cicli.
Il contesto dei trentโanni ha visto anni di midterm generalmente piรน deboli. Nel ciclo presidenziale di quattro anni, lโanno delle midterm (il secondo del mandato) tende storicamente a essere il piรน debole per lโS&P 500. Nelle serie piรน lunghe (dal dopoguerra o dagli anni Settanta in poi) i rendimenti medi annuali di questi anni si attestano intorno al 4-7%, contro medie superiori al 10-12% negli altri anni del ciclo. Negli ultimi trentโanni questa debolezza relativa si รจ confermata in diversi casi eclatanti. Il 2002 (dopo lo scoppio della bolla tecnologica e in piena incertezza post-11 settembre) chiuse con un forte calo รจ fu uno degli anni peggiori del periodo post-crisi finanziaria, con una discesa superiore al 18% in termini di prezzo. Ma anche il 2018 registrรฒ una flessione.
Non tutti gli anni di midterm sono tuttavia stati negativi. Il 1998 e il 2006, ad esempio, chiusero in territorio positivo. Il punto centrale non รจ tanto il segno annuale, quanto la dinamica temporale. Lโincertezza politica si concentra tipicamente nella seconda metร dellโanno, in particolare tra fine estate e autunno, quando i sondaggi e le campagne intensificano le scommesse degli investitori su possibili cambi di maggioranza al Congresso.
I due mesi che precedono le elezioni, (indicativamente settembre e ottobre) costituiscono spesso la fase piรน delicata. Dati che risalgono agli anni Sessanta e Settanta, indicano che mediamente lโS&P 500 ha registrato un rialzo contenuto, intorno al 2% circa, nei due mesi precedenti. Tuttavia, questa media nasconde una grande dispersione e una tendenza a movimenti nervosi. In molti cicli degli ultimi trentโanni, settembre e ottobre di anni di midterm hanno coinciso con drawdown intra-annuali significativi o con fasi di consolidamento. La ragione รจ intuitiva e riguarda lโincertezza, che i mercati detestano. Fino a quando non emergono indicazioni chiare dai sondaggi, gli investitori tendono a ridurre lโesposizione al rischio o a posizionarsi in modo piรน difensivo.
In diversi cicli (ad esempio 1990, 1998, 2002, 2018 e 2022) si sono osservati ribassi piรน o meno pronunciati nei mesi estivi o autunnali, con ottobre che a volte ha rappresentato un punto di svolta. Alcune analisi recenti sottolineano che, dal 1990 in poi, in quasi tutti gli anni di midterm lโS&P 500 ha registrato cali di almeno il 7% tra agosto e ottobre, con rare eccezioni. Questo non significa che i due mesi precedenti siano necessariamente negativi in termini assoluti, ma che la strada รจ spesso accidentata e che la volatilitร tende a salire.
La volatilitร รจ uno degli aspetti piรน evidenti del periodo pre-midterm. Nelle serie storiche a partire dagli anni Settanta, gli anni di midterm mostrano una deviazione standard mediana dei rendimenti giornalieri o annualizzata intorno al 16%, contro circa il 13% degli altri anni. Il VIX (indice di volatilitร implicita dellโS&P 500) tende a salire nelle settimane e nei mesi precedenti il voto, riflettendo la domanda di protezione da parte degli investitori. Dopo lโelezione, una volta chiarito lโesito (o almeno ridotta lโincertezza principale), il VIX solitamente si comprime. Questo pattern di โspike pre-voto e allentamento post-votoโ si รจ ripetuto in diversi cicli recenti. Lโincertezza non riguarda soltanto chi controllerร la Camera o il Senato, ma anche le implicazioni per politica fiscale, regolamentazione settoriale e stabilitร istituzionale. Una volta che i risultati sono noti, i mercati possono tornare a concentrarsi su fondamentali economici, utili aziendali e politica monetaria della Fed, fattori che storicamente pesano molto di piรน del colore politico del Congresso.
Le performance successive nei tre, sei e dodici mesi dopo. Il fenomeno piรน robusto e documentato รจ il recupero post-elettorale. Una volta superato il giorno del voto, lโS&P 500 ha storicamente mostrato una tendenza al rialzo nei periodi successivi, indipendentemente (in larga misura) da chi abbia vinto. Nei tre mesi successivi alle midterm, le medie storiche su campioni che includono gli ultimi decenni, oscillano generalmente tra il 5% e il 7-8%. Nei sei mesi successivi il rendimento medio si attesta spesso tra il 10% e il 14-15%. A un anno di distanza, le medie si collocano tipicamente tra il 14% e il 16-17%, con alcuni studi che riportano valori intorno al 15-16% dal 1950 in poi e altri che evidenziano una media vicina al 16,6% in serie piรน recenti. In molti casi, dal 1962 in avanti, il rendimento a dodici mesi dopo le midterm รจ risultato positivo in tutti o quasi tutti i cicli analizzati.
Questa forza relativa si spiega in parte con la riduzione dellโincertezza. I mercati preferiscono una chiarezza, anche imperfetta, a un prolungato limbo politico. Inoltre, lโanno successivo alle midterm coincide spesso con il terzo anno del ciclo presidenziale, storicamente uno dei piรน solidi per le azioni americane. Non si tratta di un โmiracoloโ automatico, visto che fattori come recessioni, crisi finanziarie, inflazione elevata o strette monetarie possono sovrastare lโeffetto elettorale. Tuttavia, la frequenza con cui si รจ osservato un recupero dopo il voto rimane elevata.
Guardando agli ultimi trentโanni, emergono alcune evidenze concrete. Nel 1994, con il โContract with Americaโ e la vittoria repubblicana, i mercati mostrarono cautela pre-voto ma recuperarono nei mesi successivi. Nel 1998, in piena bolla tecnologica e con lo scandalo Lewinsky, i due mesi precedenti furono volatili, ma il periodo successivo risultรฒ particolarmente forte. Il 2002 fu unโeccezione negativa post-voto a causa del contesto di mercato orso. Nel 2010 e 2014, sotto Obama, i recuperi post-elettorali furono positivi, sebbene di intensitร variabile. Nel 2018, con Trump, i mercati subirono un ottobre debole ma poi recuperarono. Nel 2022, in un contesto di alta inflazione e rialzi dei tassi, il periodo pre-voto fu particolarmente difficile, ma i dodici mesi successivi riportarono lโS&P 500 in territorio positivo con un rialzo significativo. Questi esempi mostrano che il pattern non รจ uniforme, ma la direzione complessiva โ debolezza relativa o volatilitร prima, forza relativa dopo โ si ripete con una certa regolaritร .
ร fondamentale sottolineare che le medie storiche non costituiscono previsioni. I mercati sono influenzati da una molteplicitร di fattori โ crescita economica, inflazione, politica monetaria, utili aziendali, geopolitica โ che possono prevalere sullโeffetto elettorale. Inoltre, il campione di midterm รจ numericamente limitato (poco piรน di una dozzina di osservazioni negli ultimi trentโanni), e le dispersioni tra un ciclo e lโaltro sono ampie. Lโesito politico puรฒ influenzare marginalmente lโintensitร del recupero, ma non ne determina il segno in modo sistematico.
Per lโinvestitore di lungo periodo, la lezione principale che emerge dai dati รจ che tentare di โuscireโ dal mercato nei mesi precedenti le midterm per rientrare dopo il voto รจ rischioso. Il rischio รจ quello di perdere i primi giorni o settimane del recupero, che storicamente possono essere particolarmente vivaci. La disciplina di restare investiti, eventualmente ribilanciando o utilizzando la volatilitร per accumulare posizioni di qualitร , ha storicamente premiato piรน dei tentativi di market timing basati sul calendario elettorale.
Negli ultimi trentโanni i mercati finanziari intorno alle midterm americane hanno seguito una dinamica riconoscibile. I due mesi precedenti sono spesso caratterizzati da cautela e volatilitร elevata, mentre una volta superato il voto, i tre, sei e soprattutto i dodici mesi successivi tendono a offrire rendimenti superiori alla media. Sottolineiamo che si tratta di un pattern empirico, non di una legge ferrea, di un elemento utile da conoscere per contestualizzare le oscillazioni di mercato in anni di midterm.
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