Energia, un nuovo ciclo stava emergendo già prima della crisi in Iran

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato uno shock energetico che si inserisce in un contesto già segnato da anni di sottoinvestimento nel settore. Con domanda in crescita e offerta limitata, si apre un nuovo ciclo di investimenti destinato a sostenere prezzi, utili e performance delle società energetiche.
Indice dei contenuti
- 1. Il capitale ha abbandonato il settore
- 2. La mancanza di investimenti ha ridotto la durata delle riserve
- 3. La crescita dell’offerta di petrolio e gas è limitata
- 4. L’intelligenza artificiale e la decarbonizzazione guidano la domanda di elettricità
- 5. La sicurezza energetica diventa la massima priorità degli Stati
- 6. Le implicazioni per gli investitori
Il capitale ha abbandonato il settore
La chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio globale insieme a una quota significativa di gas naturale liquefatto, ha generato un forte shock dell’offerta. Come si legge nel report di Mark Lacey, Head of Thematic Equities di Schroders, i mercati petroliferi erano già in fase di irrigidimento, con quelli del gas destinati a seguire nei prossimi tre-quattro anni. Il conflitto sta ora anticipando il processo di ricalibrazione dei prezzi.
Schroders considera questo come l’inizio di un lungo ciclo di investimenti energetici, con implicazioni su tutti i mercati dell’energia. Da un lato vi sono vincoli di offerta nei mercati del petrolio, del gas e dell’elettricità, mentre dall’altro il profilo della domanda continua ad espandersi. Con l’avvio di questo ciclo di investimenti, Schroders si aspetta un aumento dei flussi di cassa e degli utili, nonché una sovraperformance dei titoli energetici. In un quadro più ampio, mentre gli Stati si affrettano a dare priorità alla propria sicurezza energetica interna, emergono implicazioni anche per le energie rinnovabili e le tecnologie correlate.
Il peso del settore energetico negli indici azionari globali è sceso da circa il 14% ai picchi dei cicli precedenti a circa il 3% oggi. Questo cambiamento, spiega Schroders, è seguito a un periodo di rendimenti deboli nei primi anni 2010, quando le aziende hanno investito massicciamente con prezzi del petrolio elevati, generando però flussi di cassa liberi modesti.
Peso dell’indice MSCI World Energy all’interno dell’indice MSCI ACWI (%)
In risposta, evidenzia Schroders, gli investitori hanno richiesto una maggiore disciplina del capitale, e i team di gestione hanno rafforzato i bilanci e aumentato le distribuzioni agli azionisti. Per diversi anni consecutivi, le compagnie petrolifere quotate hanno restituito agli azionisti più liquidità di quanta ne abbiano investita nello sviluppo di nuove forniture.
La spesa in conto capitale, in proporzione ai flussi di cassa, è scesa ben al di sotto dei livelli dei cicli precedenti e non si è più ripresa in modo significativo. Questa prudenza ha avuto delle conseguenze.
La mancanza di investimenti ha ridotto la durata delle riserve
Le “durate delle riserve”, come si legge nel report di Schroders, che indicano per quanto tempo le riserve accertate di una società durerebbero ai ritmi attuali di produzione, si sono accorciate in gran parte del settore.
All’inizio degli anni 2000 si attestavano in media tra i 14 e i 15 anni; oggi, per molti produttori, la cifra è compresa tra sette e dieci anni. Ciò, spiega Schroders, riflette un lungo periodo in cui la disciplina del capitale ha privilegiato le distribuzioni rispetto all’espansione delle riserve. I giacimenti maturi di petrolio e gas, sviluppati da tempo, continuano a declinare naturalmente. Mantenere la produzione da queste riserve richiederebbe investimenti in un momento in cui i management sono stati riluttanti a venir meno al loro impegno verso la disciplina del capitale
La crescita dell’offerta di petrolio e gas è limitata
Dopo il 2026, si legge nel report di Schroders, sono previsti meno progetti confermati in grado di aggiungere nuova produzione in modo significativo. La crescita prevista al di fuori dell’OPEC nei prossimi anni è concentrata in Brasile, Guyana e Canada.
La crescita dello shale oil negli Stati Uniti sta rallentando e la produzione per pozzo non migliora più ai ritmi del passato. Nel ciclo precedente, evidenzia Schroders, lo shale oil garantiva una rapida risposta dell’offerta all’aumento dei prezzi, ma oggi questa flessibilità è più limitata, con un incremento della produzione che richiede investimenti sempre più elevati.
L’intelligenza artificiale e la decarbonizzazione guidano la domanda di elettricità
Schroders prevede che la domanda di elettricità negli Stati Uniti crescerà di circa il 2-3% all’anno per un periodo prolungato. Uno dei fattori è la decarbonizzazione di settori di grandi dimensioni, come i trasporti e il riscaldamento. Un altro elemento crescente della domanda proverrà dai data center che alimentano l’intelligenza artificiale generativa.
Molti data center per l’intelligenza artificiale (quelli non collegati alla rete elettrica) sono alimentati da turbine a gas, aumentando così la domanda nei principali mercati, compresi gli Stati Uniti, dove il consumo di gas naturale è già in crescita.
La sicurezza energetica diventa la massima priorità degli Stati
La sicurezza energetica era già una delle priorità principali dei paesi prima della crisi iraniana. Ciò significa per Schroders cose diverse per economie diverse: per alcune, le energie rinnovabili rappresenteranno una parte significativa della soluzione.
Questa crisi, sottolinea Schroders, non modifica il caso di investimento a lungo termine nelle energie alternative: il profilo dei costi delle energie alternative era competitivo prima del conflitto e lo resta anche ora. Altri fattori, come il miglioramento dello stoccaggio delle batterie, supportano la crescita di mercati energetici specifici.
Ma, come accade nelle industrie del petrolio e del gas, esistono vincoli di offerta anche per le forniture di energie alternative.
Le implicazioni per gli investitori
L’attuale prezzo del petrolio, secondo Schroders, riflette uno shock dell’offerta che si verifica in un mercato segnato da un prolungato periodo di sottoinvestimento. La domanda di elettricità e gas è in aumento, trainata dalla decarbonizzazione, dall’intelligenza artificiale e dalla crescente necessità di data center, mentre il reinvestimento in nuova offerta è rimasto indietro per oltre un decennio.
La nuova offerta richiede prezzi sostenuti e cicli di sviluppo pluriennali. Le scorte rimangono entro intervalli storici e la capacità disponibile è concentrata in un numero ridotto di produttori. Come si legge nel report di Schroders, il mercato ha quindi una flessibilità limitata, rendendo i prezzi più sensibili ai disservizi. Anche se i prezzi si stabilizzassero, i progetti approvati oggi impiegheranno diversi anni prima di entrare in produzione.
Per le azioni dei produttori di petrolio, questa combinazione di offerta limitata, minore reattività e domanda in crescita sostiene un contesto di prezzi più duraturo. Gli utili sono molto sensibili ai prezzi del petrolio; i bilanci sono più solidi e la leva finanziaria più bassa rispetto al ciclo precedente. Come accennato in precedenza da Schroders, le azioni energetiche restano sottorappresentate negli indici globali. Se l’allocazione di capitale al settore aumenterà durante un ciclo di investimento sostenuto, utili più forti e un sentiment migliorato potrebbero sostenere i prezzi delle azioni.
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