Eni e la sua strategia in Africa secondo Descalzi


L’amministratore delegato illustra le scelte della società e dell’Italia in tema di forniture di gas, puntando sulla diversificazione finalizzata anche alla rinuncia completa della dipendenza dalla Russia.


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Eni e l’Africa

La parola d’ordine per Eni è ‘diversificazione’ delle forniture di gas all’Italia, puntando ad accordi in Africa, per arrivare ad affrancarsi da quelle provenienti dalla Russia.

Nel corso di un’intervista rilasciata ad alcuni quotidiani italiani, l’amministratore delegato, Claudio Descalzi, è tornato ieri sulla strategia di Eni in Africa, sottolineando le necessità per la società mentre sta proseguendo gli investimenti nell’area.

Il continente africano “non è come la Russia, la Norvegia o il Qatar”, sottolinea il manager, in quanto questi paesi “hanno società di Stato per l’estrazione”, che si occupano di vendere il gas.

Al contrario, in Africa è necessario “stringere legami con i paesi produttori, fare investimenti ed aiutarli nell’estrazione”.

L’accordo in Algeria

L’intervista rilasciata da Descalzi arrivava in occasione della firma di ieri con l’Amministratore delegato di Sonatrach, Toufik Hakkar, di alcuni accordi strategici per i futuri progetti congiunti in materia di approvvigionamento energetico, transizione energetica e decarbonizzazione.

Attraverso questi accordi, Eni e Sonatrach identificheranno opportunità per la riduzione delle emissioni di gas serra e di gas metano, definiranno iniziative di efficienza energetica, sviluppo di rinnovabili, produzione di idrogeno verde e progetti di cattura e stoccaggio di anidride carbonica, a supporto della sicurezza energetica e allo stesso tempo per una transizione energetica sostenibile.

Inoltre, le due società condurranno studi per individuare possibili misure di miglioramento della capacità di export di energia dall’Algeria verso l’Europa.

Gli accordi “testimoniano il nostro impegno nel garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di energia all’Italia, perseguendo al contempo i nostri obiettivi di decarbonizzazione” e “la partnership tra Italia e Algeria oggi è ulteriormente rafforzata ed è confermato il ruolo chiave dell’Algeria come uno dei principali fornitori di energia dell’Europa”.

L’Algeria

Il giorno dopo l’accordo con l’Algeria per la fornitura di gas all’Italia, Descalzi ricorda che Eni ha iniziato la “diversificazione geografica nel 2014 per essere pronti a fronteggiare eventuali difficoltà”, non attendendo la guerra in Ucraina in questo senso, oltre a puntare “sulla diversificazione tecnologica e sulla sostenibilità ambientale”, definita “importantissima” dall’ad.

Al giornalista che gli chiedeva sui rischi di “passare dalla padella russa alla brace algerina”, Descalzi rispondeva che “non ci sono né padelle né braci”, ma “c’è un cibo che va cucinato e se brucia dipende da chi lo sta cucinando. Quindi bisogna diversificare: non c’è solo l’Algeria, ci sono la Libia, l’Egitto, l’Angola, il Congo, il Mozambico, gli Stati Uniti”.

L’Italia è l’unico paese ad avere una connessione con l’Algeria, tramite il gasdotto TransMed, “che ha una capacità di circa 36 miliardi di metri cubi di gas, tuttora sottoutilizzata: ci sono ancora più di 10 miliardi che possono arrivare in Italia”, prosegue Descalzi.

Le forniture di gas italiane

“Abbiamo poi una connessione con la Libia che vale adesso circa 12-14 miliardi di metri cubi in termini di capacità, che può salire con adeguate aggiunte di compressione di parecchi miliardi” e “ci sono l’Egitto, l’Angola, il Congo e il Mozambico che possono portarci il gas liquido e il Tap che porta 7-8 miliardi dall’Azerbaigian e potrà essere ampliato”.

In Italia, conclude Desclazi, “abbiamo cinque punti di connessione oltre a Tarvisio” e “in più abbiamo tre rigassificatori che presto spero diventino cinque, se non sette”, anche se esiste il problema del “collo di bottiglia tra la Campania, Molise, Abruzzo. Questo comporta che da Sud possono arrivare al massimo 126 milioni di metri cubi al giorno”, mentre per questo “Snam ha già lanciato un piano di espansione per superare questo collo di bottiglia”.

Affrancarsi dalla Russia

La strategia italiana sul gas attualmente in corso porterà il paese ad affrancarsi dalle forniture russe nell’inverno 2024-2025, “se le cose continueranno ad andare nel verso giusto”,

L’Europa, spiega il manager, “è obbligata per ottenere gas ad andare dalla Russia, dalla Norvegia, dal Qatar... Noi invece abbiamo sempre fatto per tempo investimenti nei Paesi produttori, trovato tanto metano e lavorato alla diversificazione. Insomma, eravamo e siamo molto più avanti. Questo ci ha facilitato”.

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