Euro, BNY cambia rotta: dati solidi e BCE vigile mettono un pavimento sotto EUR/USD

Euro, BNY cambia rotta: dati solidi e BCE vigile mettono un pavimento sotto EUR/USD

La banca statunitense ridimensiona la visione ribassista sulla moneta unica, che oggi risale sopra 1,12 contro un dollaro indebolito dalla vittoria democratica alle elezioni di metà mandato. Restano però i freni della Francia e di una BCE che potrebbe fermarsi dopo dicembre.

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La svolta di BNY: «un pavimento sotto l'euro»

Dopo due mesi di scetticismo, una delle grandi banche di custodia americane cambia idea sull'euro.

Geoff Yu, stratega macro per l'area EMEA di BNY, scrive in una nota di oggi mercoledì 4 novembre che i dati resilienti dell'Eurozona e una BCE vigile «dovrebbero mettere un pavimento sotto l'euro per ora», e che la banca sta «ridimensionando la visione di un euro che si indebolisce anche se l'economia si rafforza».

A settembre e a ottobre la stessa BNY aveva sostenuto che la ripresa europea «non giustifica un euro più forte» e consigliava di usare la moneta unica come valuta di finanziamento per i carry trade.

Ora tre elementi cambiano il quadro:

  • gli indici PMI manifatturieri di ottobre, che per Yu segnalano «la migliore fase della manifattura dell'Eurozona in quattro anni»;
  • l'inflazione dei costi di produzione, che resta vischiosa, con il rischio di effetti di seconda battuta su prezzi e salari;
  • il possibile smontamento dei carry trade finanziati in euro, che costringerebbe gli investitori a ricomprare la valuta.

Secondo Yu, «gli effetti di seconda battuta decideranno la politica monetaria»: ulteriori revisioni al rialzo porterebbero l'inflazione core 2027 verso il 3%, contro il 2,5% delle proiezioni di settembre, che per di più assumevano un euro più forte ed energia più a buon mercato di oggi.

Il cambio oggi: il dollaro paga il voto di metà mandato

La nota arriva in una giornata favorevole alla moneta unica.

Alle 14:37 di oggi mercoledì 4 novembre EUR/USD scambia a 1,1269, in rialzo dello 0,7% rispetto alla chiusura di ieri a 1,119, dopo un massimo intraday a 1,1275. Lunedì 2 novembre il cambio si muoveva ancora vicino ai minimi da 17 mesi.

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Il rimbalzo nasce soprattutto dalla debolezza del dollaro: i democratici hanno conquistato entrambe le camere del Congresso nelle elezioni di ieri martedì 3 novembre, e il mercato teme un freno alla spesa federale e una vigilanza più stretta sul boom degli investimenti in intelligenza artificiale.

Il cambio è tornato sopra la media mobile a 21 giorni, a 1,1195, e si avvicina alla resistenza di 1,1275 indicata dagli strategist di Scotiabank. Anche la sterlina ne approfitta, a 1,3498 contro il dollaro (+0,6%), mentre lo yen resta indietro, con USD/JPY a 158,33.

Inflazione al 4% e BCE: un rialzo a dicembre, poi?

Il sostegno interno all'euro viene dai prezzi, che restano alti.

L'inflazione dell'Eurozona di ottobre, diffusa oggi, è salita al 4%, massimo da tre anni, trainata da energia e rimbalzo degli alimentari; l'inflazione core è ferma al 2,5%. Il PMI manifatturiero di ottobre è sceso leggermente a 52,7 da 52,9, con i costi operativi in aumento al ritmo più rapido da cinque mesi.

La BCE ha lasciato i tassi invariati giovedì 29 ottobre scorso, ribadendo che l'energia più cara porta rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita, senza impegnarsi su un percorso prefissato.

Sulle prossime mosse le case d'affari si dividono:

  • Nordea si attende due ulteriori rialzi dei tassi, pur segnalando i rischi di condizioni finanziarie più strette e di un'attività più debole;
  • Carsten Brzeski, responsabile macro globale di ING, legge nella core stabile la conferma che il rialzo di dicembre «potrebbe anche essere l'ultimo»;
  • Rabobank vede EUR/USD intorno a 1,12 fra un mese e in calo a 1,10 a tre mesi, con la pressione che cresce verso le presidenziali francesi.

Francia e posizionamento: cosa guardare per chi investe

Il rimbalzo poggia su basi tecniche più che su una svolta di fiducia nell'euro.

I dati della CFTC mostrano le posizioni nette corte degli speculatori sull'euro ai massimi dal 2016: una ricopertura delle posizioni può spingere il cambio rapidamente, ma è una forza che si esaurisce una volta chiuse le scommesse. Societe Generale ricorda che novembre è storicamente un mese favorevole alla moneta unica, con un guadagno medio dello 0,4%, mentre CIBC mantiene un orientamento a vendere sui rimbalzi.

Il freno di medio periodo resta la Francia: venerdì 30 ottobre scorso Fitch ha portato a negativo l'outlook sul rating A+ del paese, dopo una contrazione del PIL dello 0,1% nel terzo trimestre. Per ING la notizia limita la capacità di EUR/USD di rimbalzare, con venditori attesi fra 1,12 e 1,125.

Per gli investitori il messaggio di BNY è che il rischio di un ulteriore scivolone dell'euro si riduce, non che si apra una fase di apprezzamento: i prossimi test saranno la decisione della Bank of England di domani giovedì 5 novembre e l'evoluzione dei rendimenti europei, che per Yu decideranno se i flussi tornano a favorire la moneta unica.

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