Fed, analisti unanimi: pausa il 28 ottobre, ma il rialzo di dicembre è già scritto?

La Federal Reserve dovrebbe lasciare i tassi fermi al 3,75-4% nella riunione del 27-28 ottobre, dopo la stretta di settembre. Ma per alcuni analisti a pausa è solo tattica: il rialzo del 9 dicembre è dato quasi per certo e qualcuno vede un'ulteriore stretta a marzo.
Indice dei contenuti
- 1. Il quadro: tassi fermi mercoledì, ma il ciclo di rialzi non è finito
- 2. BBH: pausa tattica, non svolta dovish, e il dollaro resta sostenuto
- 3. TD Securities: due rialzi in arrivo, dicembre e marzo, e rischio di una mossa da 50 pb
- 4. Zandi (Moody's) e Swonk (KPMG): «ottobre è un salto, dicembre resta vivo»
- 5. Le altre case d'affari e cosa significa per gli investitori
Il quadro: tassi fermi mercoledì, ma il ciclo di rialzi non è finito
La riunione del FOMC di martedì e mercoledì si chiude il 28 ottobre con l'annuncio alle 14:00 di New York (le 19:00 in Italia). Il consenso è compatto: il tasso sui Fed funds resterà nell'intervallo 3,75-4,00%, dove è stato portato con il rialzo di 25 punti base di settembre, il primo dal luglio 2023.
I future sui Fed funds assegnano appena il 10% di probabilità a una stretta già questa settimana, mentre un aumento alla riunione dell'8-9 dicembre è considerato quasi pienamente prezzato.
Il sondaggio Reuters condotto tra il 16 e il 20 ottobre fotografa la stessa fiducia: 94 economisti su 100 prevedono la pausa a ottobre e tutti i 100 un rialzo a dicembre, contro meno della metà nel sondaggio di settembre.
A spingere le attese sono l'inflazione di settembre sopra le stime, il petrolio ai massimi da oltre quattro anni per la guerra in Iran e i rendimenti dei Treasury decennali sopra il 5%.
BBH: pausa tattica, non svolta dovish, e il dollaro resta sostenuto
Per Elias Haddad di Brown Brothers Harriman la Fed lascerà i tassi invariati in linea con gli inviti alla pazienza arrivati da diversi esponenti del board, ma non si tratta di un cambio di rotta.
I numeri in uscita giovedì 29 ottobre, secondo lo strategist, confermeranno la necessità di nuove strette:
- PIL del terzo trimestre atteso a +3,2% annualizzato, trainato da consumi e investimenti legati all'intelligenza artificiale;
- PCE headline di settembre visto a +0,5% mese su mese e in accelerazione al 3,6% annuo dal 3,4% di agosto;
- PCE core in salita al 3,1% dal 3,0%.
Il PMI composito di ottobre, aggiunge Haddad, segnala un settore privato in forte espansione e un balzo dei prezzi di vendita che alimenta i rischi al rialzo sull'inflazione. In questo scenario BBH vede il rialzo del 9 dicembre praticamente scontato e un dollaro che conserva il proprio vantaggio di rendimento sulle altre valute.
TD Securities: due rialzi in arrivo, dicembre e marzo, e rischio di una mossa da 50 pb
Oscar Munoz ed Eli Nir di TD Securities condividono l'attesa di una pausa, ma avvertono che la probabilità di un rialzo a sorpresa è più alta del normale dopo il dato sui prezzi al consumo di settembre.
La loro tesi è che fermarsi a ottobre renda la stretta di dicembre ancora più probabile e alzi l'asticella per evitarla: «salvo shock inaspettati, il rialzo di dicembre è praticamente blindato». La casa canadese mantiene un profilo decisamente hawkish:
- due ulteriori rialzi da 25 punti base, a dicembre e a marzo 2027;
- possibilità non trascurabile di una mossa da 50 punti base se i dati sull'inflazione resteranno caldi;
- poche indicazioni prospettiche dal presidente Kevin Warsh, che finora ha evitato di dare guidance.
TD sottolinea anche il rovescio della medaglia: basta un solo dato negativo sull'inflazione o una serie di numeri forti sul lavoro perché il mercato inizi a prezzare rialzi più ampi, con il rischio che la Fed appaia in ritardo rispetto alla curva.
Zandi (Moody's) e Swonk (KPMG): «ottobre è un salto, dicembre resta vivo»
Sul fronte degli economisti, Mark Zandi, capo economista di Moody's Analytics, ha spiegato al Detroit Free Press che la Fed sta ancora valutando l'impatto della stretta di settembre e non toccherà i tassi a ottobre, ma li alzerà di nuovo dopo la riunione dell'8-9 dicembre: con «la guerra in Iran che si intensifica e il petrolio in rialzo, l'inflazione resterà probabilmente elevata». Zandi spera però che petrolio e prezzi rallentino a inizio 2027, evitando ulteriori strette, e segnala un mercato del lavoro fragile, con assunzioni scarse e salari che crescono ormai meno dell'inflazione.
Diane Swonk, chief economist di KPMG, nel rapporto del 22 ottobre sintetizza: «October looks like a skip; December remains live», con un rialzo annunciato il 9 dicembre. I dati in arrivo, osserva, mostreranno un'inflazione più calda per il rincaro del diesel pagato dagli autotrasportatori. Ma la Fed non alzerà i tassi a ogni riunione: la pazienza è «gestione del rischio, non una ritirata dalla lotta all'inflazione», e la banca centrale «si muove con cautela, non con la convinzione del 2022», per non innescare un rallentamento più grave.
Le altre case d'affari e cosa significa per gli investitori
Il coro è ampio. ING prevede un rialzo di 25 punti base a dicembre, al 4,00-4,25%, seguito da una pausa prolungata fino a dicembre 2027, quando quella stretta verrebbe ritirata. Tiffany Wilding di PIMCO si aspetta una pausa con «bias restrittivo» e poi +25 pb a dicembre.
David Mericle di Goldman Sachs legge nei commenti di Bowman e Williams la preferenza per rialzi a riunioni alterne, cioè dicembre e marzo, mentre Michael Pearce di Oxford Economics vede nella pausa il tempo per misurare quanto il caro-carburante da Iran stia passando ai prezzi.
Le voci fuori dal coro sono due: Bank of America mantiene la previsione di un rialzo già a ottobre, con il PCE core al 3,4% a fine anno, e Alex Pelle di Mizuho Securities giudica un errore saltare questa riunione.
Per i mercati il vero appuntamento è dunque il tono del comunicato e della conferenza stampa di Warsh: una «pausa hawkish» terrebbe alti rendimenti e dollaro, pesando sui titoli tecnologici ad alta valutazione e sulle società che finanziano a debito gli investimenti in AI; un segnale più morbido farebbe ripiegare le scommesse su dicembre. Il banco di prova arriva subito dopo, giovedì 29 ottobre, con PIL del terzo trimestre e PCE di settembre, e il 6 novembre con il rapporto sull'occupazione di ottobre.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
