Fed, JP Morgan vede un rialzo a dicembre: per David Kelly potrebbe essere l'ultimo del ciclo

Fed, JP Morgan vede un rialzo a dicembre: per David Kelly potrebbe essere l'ultimo del ciclo

Il capo strategist globale di JP Morgan Asset Management si aspetta un nuovo aumento dei tassi alla riunione dell'8-9 dicembre, ma ritiene che la debolezza del mercato immobiliare americano possa chiudere lì la stretta. I future prezzano la mossa con una probabilità intorno al 70-85%.

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La previsione di Kelly: stretta a dicembre, poi stop

David Kelly, chief global strategist di JP Morgan Asset Management, si aspetta che la Federal Reserve alzi i tassi alla riunione dell'8-9 dicembre. Lo ha detto a Fortune, che ha ripreso la sua nota di ricerca del 26 ottobre dedicata al mercato immobiliare americano.

La parte più interessante della previsione è la seconda: secondo Kelly la debolezza del settore delle costruzioni potrebbe rendere quello di dicembre l'ultimo rialzo del ciclo.

Lo strategist indica anche cosa lo farebbe cambiare idea. Due segnali in particolare:

  • un'accelerazione improvvisa della crescita dei salari;
  • un aumento significativo delle attese di inflazione incorporate nei titoli di Stato indicizzati (TIPS).

Il mercato immobiliare «infestato»: il freno alla Fed

Kelly descrive un mercato immobiliare «infestato» da più fantasmi: oltre un decennio di denaro troppo facile, dazi, politiche migratorie che alzano i costi di costruzione e una Fed i cui movimenti sui tassi colpiscono la casa più di qualsiasi altro settore.

Il punto centrale della sua analisi è demografico. Con una crescita della popolazione stimata in 800.000 persone l'anno e nuclei familiari di circa 2,5 persone, il fabbisogno scende a 320.000 nuove abitazioni l'anno, contro circa 1 milione nei primi due decenni del secolo.

I dati confermano il raffreddamento: il PIL del terzo trimestre, pubblicato giovedì scorso 29 ottobre, ha registrato l'ottavo calo degli investimenti residenziali negli ultimi dieci trimestri. Kelly prevede 1,32 milioni di cantieri avviati nel 2026, il dato più basso dal 2019, in discesa a 1,24 milioni nel 2027.

Il tasso dei mutui trentennali, al 7,32% la scorsa settimana secondo Freddie Mac, resta sotto la media cinquantennale del 7,68%. Per Kelly è stato il periodo 2008-2021, con una media del 4,15%, a essere l'anomalia: senza una recessione, non ci sono molti motivi per aspettarsi mutui molto sotto il 7%.

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Cosa ha deciso la Fed e cosa prezzano i mercati

Mercoledì scorso 28 ottobre il FOMC ha lasciato i tassi fermi al 3,75%-4% con un voto 10 a 2: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack avrebbero preferito un aumento immediato di un quarto di punto.

La pausa segue il rialzo di settembre, il primo in tre anni, deciso all'unanimità. Il presidente Kevin Warsh ha rifiutato di dare indicazioni sulla riunione di dicembre, ribadendo di non credere nella forward guidance in assenza di circostanze eccezionali, ma ha definito le condizioni finanziarie «più strette» senza volerle chiamare «strette».

I dati di giovedì scorso 29 ottobre hanno rafforzato il caso per una stretta: il PIL del terzo trimestre è cresciuto del 3,4% annualizzato, l'inflazione PCE è salita al 3,6% e quella core al 3,1%, il massimo da maggio.

Secondo lo strumento FedWatch di CME Group, la probabilità di un rialzo di 25 punti base a dicembre era al 73% una settimana prima della riunione, è salita fino all'84,6% dopo i dati sull'inflazione ed è poi scesa intorno al 70-73% venerdì 30 ottobre, con la forte vendita sui titoli tecnologici che ha spinto gli investitori verso i Treasury.

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Le altre case d'affari: da quattro rialzi a nessuno

La previsione di Kelly si colloca a metà strada tra le voci più aggressive e quelle più caute.

  • Robert Sockin, chief US economist di PGIM, giudica la pausa di ottobre «un errore di politica monetaria» e vede ancora quattro rialzi da 25 punti base, uno per trimestre, a partire da dicembre.
  • Morningstar prevede un solo rialzo a dicembre, seguito da tagli nella seconda metà del 2027 e nel 2028, con i tassi al 2,5%-2,75% entro fine 2028.
  • MUFG assegna al rialzo di dicembre una probabilità del 55%, ben sotto il mercato, e lo definisce «non un affare fatto».
  • Peter Boockvar, chief investment officer di One Point BFG Wealth Partners, ritiene che la Fed non alzerà i tassi a dicembre se i titoli tecnologici continueranno a scendere.
  • Vincent Reinhart, chief economist di BNY Investments, legge le parole di Warsh come la preparazione di un'ulteriore stretta, ma «non di molto».

Sul fronte del consenso sui prossimi passi, i future prezzavano a fine ottobre rialzi sia a dicembre sia a marzo, un percorso che riporterebbe i tassi sopra i livelli precedenti ai tagli di fine 2025.

Le implicazioni per gli investitori

Se Kelly ha ragione, il picco dei tassi sarebbe al 4%-4,25%, un livello che il mercato ha in buona parte già incorporato: il rendimento del Treasury a due anni viaggia intorno al 4,7% e il decennale ha toccato il 5%.

Un ciclo che si ferma a dicembre sarebbe una notizia relativamente favorevole per obbligazioni e settori sensibili ai tassi, a partire da costruttori e immobiliare, mentre uno scenario alla PGIM con quattro rialzi alzerebbe, per ammissione dello stesso Sockin, il rischio di recessione.

La strada verso l'8-9 dicembre passa da pochi appuntamenti chiave: le elezioni di metà mandato di domani martedì 3 novembre, i verbali della riunione di ottobre il 18 novembre, il rapporto sul lavoro e l'inflazione PCE di ottobre il 25 novembre. Proprio i salari e le attese di inflazione, i due indicatori citati da Kelly, saranno la cartina di tornasole per capire se dicembre sarà davvero l'ultimo passo.

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