FED: meglio aspettare a tagliare che poi tornare indietro

17/04/2024 07:30
FED: meglio aspettare a tagliare che poi tornare indietro

Mentre i mercati sono ansiosi per il primo taglio dei tassi, รจ molto piรน prudente che la Fed si prenda il suo tempo e si assicuri che l'inflazione scenda in modo sostenibile.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Inflazione dellโ€™Europa YoY di marzo in uscita oggi alle 11:00 (stima 2,4% contro 2,6% di febbraio).

Ieri i prezzi allโ€™ingrosso YoY di marzo della Germania รจ risultato superiore alle attese (0,2% contro 0,1% atteso) รจ in linea con la variazione di febbraio (0,2%). Meno elevata rispetto alle attese lโ€™inflazione YoY di marzo dellโ€™Italia (1,2% contro 1,3% atteso), ma in crescita rispetto allo 0,8% di febbraio. Lโ€™indice Zew di aprile รจ risultato decisamente migliore delle attese (42,9 punti contro 35,1 stimato) e del dato di marzo, pari a 31,7 punti.

Sul fronte USA segnaliamo la riduzione dei permessi edilizi di marzo sia rispetto alle attese (1,46 mln contro 1,51 mln), sia rispetto al dato di febbraio, par a 1,52 mln. Produzione industriale USA MoM di febbraio, pari al +0,4%, in linea con le attese e con la variazione di gennaio.

L'eclissi solare ha catturato un sacco di occhi (letteralmente), il che รจ logico considerando la raritร  dell'evento. Ma si sta verificando un altro evento apparentemente raro: il mercato azionario sta scendendo.

Ciรฒ solleva le seguenti domande: che succede con i prezzi al consumo? E questi ultimi dati sullโ€™inflazione stabiliscono un nuovo corso piรน debole per i prezzi delle azioni? Riteniamo che questo rally prima o poi si sarebbe dovuto fermare, anche se siamo convinti che in generale ci siano ancora buone ragioni affinchรฉ gli investitori guardino in alto.

Lโ€™elemento principale che ha tenuto banco negli ultimi giorni (oltre alla situazione geopolitica) รจ stato lโ€™ultimo rapporto dellโ€™indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense, che fornisce uno sguardo nuovo sullโ€™importantissima tendenza dellโ€™inflazione. I risultati non sono stati quelli sperati dai mercati, con un indice dei prezzi al consumo cresciuto piรน del previsto.

Uno sguardo ai fattori sottostanti dipinge comunque un quadro meno preoccupante, ma la conclusione rimane comunque che lโ€™inflazione non si stia moderando abbastanza velocemente da consentire alla Fed di tagliare immediatamente i tassi. Ci preme tuttavia sottolineare che la discesa dellโ€™inflazione, piรน lenta del previsto, รจ principalmente una funzione di unโ€™economia forte e di una domanda sana.

I prezzi dei servizi rimangono lโ€™unico neo, con aumenti particolarmente consistenti delle spese mediche e dei premi assicurativi che hanno avuto un ruolo importante lo scorso mese. Pur non essendo compreso nellโ€™inflazione core, il recente aumento dei prezzi del petrolio sta tuttavia alimentando anche i timori di una rinnovata pressione al rialzo sullโ€™IPC complessivo.

รˆ incoraggiante che i prezzi delle auto siano scesi e che il ritmo dellโ€™inflazione degli affitti si sia nuovamente moderato, toccando il livello piรน basso da giugno 2022. La deflazione dei beni di consumo negli ultimi 18 mesi รจ stato un fattore chiave della moderazione dellโ€™inflazione complessiva, cosรฌ come quella dei beni durevoli che rimangono in territorio deflazionistico. Riteniamo che questa tendenza rifletta il risanamento delle catene di approvvigionamento e un aumento della produzione manifatturiera.

La conclusione generale sulle prospettive di inflazione รจ che il CPI statunitense sta perdendo parte del suo slancio al ribasso. Il ritmo della moderazione si รจ stabilizzato negli ultimi mesi, in parte per il graduale esaurirsi dellโ€™aiuto derivante dal calo dei prezzi dei beni. Ciรฒ significa che la fase successiva richiederร  maggiore aiuto da parte degli alloggi e dei servizi in generale.

Gli ultimi dati sugli affitti suggeriscono che cโ€™รจ piรน spazio per migliorarne i prezzi il che sarebbe un gradito sollievo. I prezzi dei servizi potrebbero invece rimanere un poโ€™ vischiosi poichรฉ continuano a riflettere un contesto sano della domanda dei consumatori.

I dati sullโ€™inflazione vengono esaminati attentamente dalla Fed che tuttavia vede complicarsi i propri piani di tagliare i tassi, ma non elimina perรฒ la prospettiva piรน ampia di un allentamento della politica monetaria entro la fine dell'anno.

Guardando al 2024, piรน volte abbiamo evidenziato che la nostra opinione era che i mercati fossero fin troppo ottimisti riguardo ai tempi e allโ€™entitร  dei tagli. I mercati prevedevano sei tagli dei tassi nel 2024, di cui il primo a marzo. La nostra aspettativa era che il primo taglio sarebbe avvenuto probabilmente a giugno, con qualcosa di piรน vicino a tre tagli dei tassi nella seconda metร  dellโ€™anno.

Considerata la serie di rapporti sullโ€™indice dei prezzi al consumo piรน solidi del previsto allโ€™inizio dellโ€™anno, riteniamo che i dati di marzo eliminino del tutto la possibilitร  di un taglio a giugno. Inoltre, crediamo che a questo punto la Fed avrร  bisogno di diversi mesi di prove del fatto che lโ€™inflazione rimane in una tendenza al ribasso prima di iniziare ad allentare la politica monetaria.

Crediamo che ci siano almeno due elementi importanti da evidenziare:

  • la prossima mossa della Fed sarร  un taglio: dovremo solo aspettare ancora un po'. Il quadro generale prevede ancora un allentamento della politica monetaria questโ€™anno, una forza utile per lโ€™economia e i mercati finanziari;
  • mentre i mercati sono ansiosi per il primo taglio dei tassi, รจ molto piรน prudente che la Fed si prenda il suo tempo e si assicuri che l'inflazione scenda in modo sostenibile. Lโ€™esito peggiore per i mercati, a nostro avviso, sarebbe che la Fed agisse prematuramente, rischiando di alimentare lโ€™inflazione, per poi tornare ad aumentare i tassi. Abbiamo giร  visto quel film (anni '70) e non รจ andato bene.

Sembra che le azioni abbiano perso un poโ€™ di slancio finora nel mese di aprile, ma la recente debolezza รจ appena percettibile se paragonata anche alle normali flessioni del mercato. Non saremmo sorpresi se gli investitori utilizzassero questa ricalibrazione delle aspettative sui tassi della Fed come scusa per prendere una pausa, ma per noi i fondamenti del piรน ampio trend rialzista dei titoli azionari rimangono intatti.

I cali del mercato, anche quelli modesti, non sono mai piacevoli. Ma รจ importante sottolineare che, tutto considerato, le azioni si stanno comportando abbastanza bene, dato il considerevole aggiustamento nelle aspettative di taglio dei tassi.

Negli ultimi due anni, abbiamo visto il mercato azionario reagire bruscamente al ribasso quando i dati o i commenti indicavano che la Fed avrebbe dovuto inasprire ulteriormente la politica o mantenerla restrittiva piรน a lungo. Riteniamo che sia un segnale positivo che finora nel 2024 i mercati abbiano ridotto significativamente le aspettative di tagli dei tassi della Fed โ€“ da sei allโ€™inizio dellโ€™anno a due a partire dalla scorsa settimana โ€“ senza drammatici capricci.

Il motore principale รจ chiaramente unโ€™economia che continua a mostrare segnali di forza, supportando le prospettive di crescita degli utili aziendali, nonostante la politica monetaria sia destinata a rimanere restrittiva ancora per un poโ€™.

L'adagio del mercato โ€œsell in may and go awayโ€ puรฒ suonare bene, ma รจ molto piรน una rima che una ragione. L'antiquato detto si basa sull'idea che il mercato azionario รจ piรน debole durante l'estate. Detto questo, con lโ€™avvicinarsi di maggio, prossimo alla soglia di un terzo per il 2024, riteniamo che la prospettiva storica sia istruttiva.

L'estate porta con sรฉ lo spostamento verso i viaggi e il tempo libero, ma il mercato non fa le valigie. Negli ultimi quattro decenni, il rendimento medio del mercato azionario da maggio ad agosto รจ stato un rispettabile 3,4%. Il mercato รจ stato piรน alto in piรน di tre quarti di quei periodi estivi, con i migliori guadagni da maggio ad agosto avvenuti nel 1987 (+16%), 2009 (+18%) e 2020 (+21%). I periodi peggiori sono stati nel 1998 (-14%), 2002 (-14%) e 2010 (-11%).

L'esperienza storica del mercato non supporta quindi nรฉ il "sell in may" nรฉ il "go away". I cali dellโ€™estate scorsa non sono stati semplicemente cali stagionali, ma sono stati spesso parte di fasi piรน ampie di debolezza del mercato, come รจ avvenuto nel 2022.

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