Fed: pausa obbligata nella riunione di oggi, inflazione vischiosa e margini di manovra ridotti

La decisione della Federal Reserve di questa sera sui tassi appare giร scritta, ma il vero snodo รจ altrove. In un contesto in cui la crescita rallenta senza crollare e lโinflazione resta troppo elevata per consentire un allentamento rapido, il mercato guarda soprattutto alla coerenza della banca centrale. Piรน che il livello dei tassi, saranno decisive la lettura dello shock energetico, le proiezioni sul 2026 e il linguaggio usato dal presidente Jerome Powell per orientare aspettative ormai piรน fragili.
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Tassi fermi, ma il vero test รจ sulla traiettoria
Il mercato guarda il tasso, ma la Federal Reserve (Fed) guarda la traiettoria. Ed รจ proprio qui che si concentra il vero significato della riunione di questa sera. Come si legge nel commento a cura di Gabriel Debach, market analyst di eToro per lโItalia, il punto non รจ stabilire se la Fed manterrร i tassi invariati, perchรฉ questo รจ giร ampiamente incorporato nelle attese. Il FedWatch prezza infatti questa ipotesi al 99%. Il nodo reale รจ un altro: capire se la banca centrale creda ancora nella narrativa costruita appena tre mesi fa, nel dicembre 2025, quando il quadro macroeconomico appariva meno instabile e molto piรน lineare.
Allora la Fed immaginava per il 2026 una crescita al 2,3%, una disoccupazione al 4,4%, unโinflazione headline al 2,4%, un core PCE al 2,5% e Fed Funds al 3,4% a fine anno. Era il profilo di un soft landing credibile, spiega Debach, con una traiettoria ordinata e un equilibrio ancora sostenibile tra rallentamento economico e stabilitร dei prezzi. Oggi, quel quadro non รจ stato ancora smentito in modo netto dai dati, ma si รจ incrinato nella percezione del rischio. Secondo Debach, lโequilibrio non si รจ rotto nelle statistiche, ma nel dubbio.
Le informazioni disponibili, infatti, non incorporano ancora pienamente lโeffetto del fattore Iran, mentre il mercato ha giร iniziato a prezzare il rischio di unโinflazione piรน vischiosa e di una Fed piรน bloccata. Nel frattempo, perรฒ, il mercato del lavoro ha giร raggiunto il livello che la banca centrale immaginava per il prossimo anno. La disoccupazione รจ al 4,4%, i payroll rallentano e a febbraio i non farm payrolls hanno segnato un dato negativo di 92 mila posti, accompagnato dalle consuete revisioni al ribasso dei mesi precedenti.
Anche il Pil del quarto trimestre 2025 รจ stato rivisto al ribasso, al +0,7% dal +1,4% della stima preliminare. Una parte importante della debolezza, rileva Debach, รจ perรฒ legata allo shutdown autunnale, che ha colpito soprattutto la spesa federale piรน che il motore privato dellโeconomia. Non a caso, i nowcast della Fed di Atlanta per il primo trimestre 2026 restano coerenti con una crescita positiva intorno al +2,7%. Il segnale che emerge non รจ quindi quello di una rottura strutturale, ma di unโAmerica meno lineare, piรน fragile ai bordi, ma non ancora piegata al centro. In questo contesto, per Debach il vero esame della Fed non riguarda la scelta immediata sui tassi, bensรฌ la capacitร di mantenere credibile la traiettoria che aveva indicato fino a pochi mesi fa.
Inflazione ostinata e politica monetaria nella zona piรน scomoda
Il problema centrale, perรฒ, รจ che mentre la crescita perde slancio, lโinflazione non sta rientrando con sufficiente rapiditร . Lโheadline PCE รจ ancora al 2,8%, mentre il core PCE si colloca al 3,1%. ร qui, secondo Debach, che si rompe la simmetria del quadro macroeconomico. Quando crescita e occupazione rallentano ma lโinflazione resta troppo elevata, la politica monetaria perde la sua linearitร . Non รจ facile tagliare, perchรฉ il target non รจ ancora stato raggiunto. Ma non รจ neppure semplice irrigidire ulteriormente, perchรฉ il ciclo economico mostra giร segnali di raffreddamento.
La Fed si ritrova cosรฌ in quella zona intermedia che tutte le banche centrali temono, una fase in cui non guida piรน il ciclo ma si limita a gestirlo con cautela, cercando soprattutto di evitare errori piรน che di imprimere una direzione netta. Ed รจ proprio in questa zona che, precisa Debach, cambia anche il ruolo dei tassi. Per anni, la politica monetaria รจ stata letta come uno strumento diretto per contrastare lโinflazione da domanda. Oggi, invece, lโinflazione ha una natura diversa. Debach la definisce inflazione da offerta, legata allโenergia, alla geopolitica, al quarto shock dal lato dellโofferta dopo Covid, guerra in Ucraina e dazi.
Contro questo tipo di inflazione, per Debach i tassi sono uno strumento imperfetto. Alzare il costo del denaro non abbassa il prezzo del petrolio, non riapre le rotte nello Stretto di Hormuz e non riduce direttamente i costi energetici. Questo, perรฒ, non significa che i tassi siano irrilevanti. Il rischio piรน pericoloso non รจ il primo impatto dello shock inflazionistico, ma il secondo. ร il momento in cui imprese e lavoratori iniziano ad adattarsi. Quando i prezzi salgono non solo perchรฉ devono, ma perchรฉ possono. Quando i salari non recuperano semplicemente il potere dโacquisto perso, ma iniziano a rincorrere anticipando futuri aumenti. ร in quel passaggio, sottolinea Debach, che lโinflazione diventa persistente, comportamentale, radicata nelle aspettative.
La politica monetaria, oggi, non combatte direttamente lo shock iniziale. Combatte piuttosto il rischio che quello shock si trasformi in una componente stabile del comportamento economico degli operatori. Per farlo serve soprattutto credibilitร , evidenzia Debach, cioรจ la capacitร di ancorare le aspettative di inflazione al 2% anche in presenza di shock di offerta. In questo senso, la comunicazione conta tanto quanto il livello dei tassi. Debach ricorda che anche la BIS, proprio nelle ultime settimane, ha richiamato la necessitร di โguardare attraversoโ gli shock energetici. Per questo la riunione odierna non รจ solo una decisione tecnica: รจ soprattutto una riunione chiamata a spiegare come leggere ciรฒ che sta accadendo.
Proiezioni 2026, dot plot e linguaggio di Powell
Nel frattempo il mercato si รจ giร mosso e oggi prezza un solo taglio entro dicembre 2026. Le aspettative di allentamento sono state ridimensionate, ma non cancellate del tutto. Gli Stati Uniti restano relativamente piรน isolati rispetto allo shock energetico e beneficiano anche di un dollaro piรน forte, ma la tensione sottostante non รจ sparita.
Proprio per questo, osserva Debach, il vero focus della giornata non sarร sul tasso in sรฉ, ma su quello che definisce il triangolo delle proiezioni 2026.
Va ricordato che le rilevazioni macroeconomiche disponibili si fermano a febbraio, quindi prima dellโescalation in Medio Oriente. Questo significa che lo staff della Fed potrร incorporare solo revisioni marginali, probabilmente con unโinflazione 2026 leggermente piรน alta e una crescita un poโ piรน bassa, costruite su assunzioni giudiziali circa la persistenza dello shock. I numeri conteranno, puntualizza Debach, ma conterร ancora di piรน il modo in cui Powell descriverร la situazione, in particolare attraverso formule come โtoo early to judgeโ e attraverso la gestione dei rischi bilaterali. ร qui, per Debach, che si gioca davvero la credibilitร della traiettoria.
Il primo lato del triangolo รจ il core PCE. A dicembre era indicato al 2,5%. Se dovesse restare su quel livello o salire verso il 2,6%-2,7%, il messaggio sarebbe molto chiaro per Debach: la disinflazione รจ piรน lenta e piรน fragile del previsto, e non esiste spazio per accelerare i tagli. Il secondo lato รจ la disoccupazione. Sempre a dicembre, la Fed vedeva il 4,4% nel 2026. Oggi quel livello รจ giร stato raggiunto. Se questa previsione dovesse essere rivista al rialzo, secondo Debach la banca centrale riconoscerebbe che il mercato del lavoro si sta indebolendo piรน rapidamente del previsto. Il terzo lato รจ il dot plot. La mediana di dicembre era al 3,4%. Se restasse invariata, la Fed validerebbe il pricing attuale del mercato. Se invece salisse, rafforzerebbe lโidea di higher for longer.
ร dallโinterazione tra questi tre elementi che, sottolinea Debach, emerge il quadro piรน delicato. Core PCE piรน alto, crescita un poโ piรน bassa, disoccupazione un poโ piรน alta e dot plot invariato rappresentano la combinazione piรน scomoda. In quel caso, la Fed prenderebbe atto del rallentamento ma non potrebbe reagire perchรฉ lโinflazione non glielo consentirebbe. Debach descrive questo scenario come una stagflazione soft: non una recessione piena, non unโinflazione fuori controllo, ma una miscela sufficiente di entrambe da mettere sotto pressione sia i multipli azionari sia la duration obbligazionaria.
Eppure i numeri da soli non bastano. La seconda metร della riunione si gioca tutta nel linguaggio. Per Debach, oggi la comunicazione รจ politica monetaria. Ogni parola di Powell fungerร da segnale in un mercato che non cerca certezze assolute, ma una direzione. Il presidente della Fed si troverร davanti tre domande decisive: se lโinflazione sia ancora su un percorso credibile verso il 2%, se il rallentamento del lavoro sia semplice normalizzazione o giร indebolimento reale, e soprattutto quanta autonomia la banca centrale riesca ancora a proiettare in un contesto politico sempre piรน rumoroso, con Trump che preme e con Warsh in arrivo a maggio.
In questo passaggio, conclude Debach, non conta soltanto il contenuto, conta il tono. Perchรฉ il mercato non sta chiedendo alla Fed di offrire rassicurazioni definitive. Sta chiedendo di capire se esista ancora una linea coerente dentro un contesto che, nel giro di pochi mesi, รจ diventato molto piรน instabile e molto piรน ambiguo.
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