Focus del Pentagono su Alibaba, Baidu e BYD: segnale politico o rischio concreto per i titoli?

La temporanea comparsa dei tre gruppi cinesi nella lista del Dipartimento della Difesa Usa mette in allerta gli investitori. Le quotazioni scendono, mentre il mercato cerca di capire le reali intenzioni di Washington. Il precedente di altre società suggerisce cautela
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Pentagono, la lista prima pubblicata e poi ritirata scuote i mercati
Venerdì 20 febbraio il settore tecnologico cinese è finito sotto pressione dopo la temporanea pubblicazione di una lista aggiornata del Pentagono che includeva BYD, Alibaba e Baidu tra le aziende considerate controllate dall’esercito cinese o ad esso collegate. La lista, relativa alla cosiddetta classificazione 1260H, è stata rapidamente ritirata dal sito del Dipartimento della Difesa statunitense, ma tanto è bastato a innescare vendite diffuse.
A Hong Kong, Alibaba ha chiuso in ribasso del 5%, Baidu ha perso il 6,2% e BYD è arretrata dell’1,8%. Debole anche l’avvio delle contrattazioni negli Stati Uniti: Baidu cede il 3,5% nel pre-market a 132,3 dollari, Alibaba lascia sul terreno l’1,8%, mentre BYD resta sotto osservazione dopo la chiusura di ieri a Wall Street a 85 dollari.
Incertezza politica, rischio reale
Il nodo centrale resta l’incertezza sulle reali intenzioni dell’amministrazione Usa. Al momento non sono state annunciate sanzioni né restrizioni formali agli investimenti, ma l’episodio riporta in primo piano il rischio geopolitico che grava sui grandi gruppi cinesi quotati sui mercati internazionali. Il ritiro della lista suggerisce un possibile passo indietro tattico, forse legato alla fragile tregua commerciale tra Washington e Pechino, ma non elimina il problema di fondo.
Il precedente secondo l’esperto Jonathan Hillman
A offrire una chiave di lettura più ampia è Jonathan E. Hillman, senior fellow per la geoeconomia al Council on Foreign Relations. In un commento pubblicato su Barron’s, Hillman ricorda che l’inserimento di un’azienda cinese nella lista del Pentagono non equivale automaticamente a sanzioni, ma rappresenta un chiaro segnale politico, una sorta di “etichetta di rischio” che può essere utilizzata in fasi successive per giustificare misure più severe.
Secondo l’analista, il caso di Tencent è emblematico. Dopo l’inclusione nella lista 1260H, il titolo aveva inizialmente subito un calo, salvo poi recuperare terreno nei mesi successivi grazie alla crescita in Cina e al sostegno degli investitori cinesi. In quella fase, il mercato aveva interpretato la mossa del Pentagono più come un avvertimento che come un preludio a sanzioni immediate.
Prima giù, poi su: il ruolo degli acquisti cinesi
Hillman sottolinea come, in diversi casi analoghi, il primo impatto negativo sulle quotazioni sia stato poi compensato da acquisti di azioni provenienti dalla Cina, spesso alimentati da un mix di sostegno governativo implicito e di nazionalismo economico. Per aziende con un forte radicamento nel mercato domestico, come Alibaba e Baidu, questo meccanismo può attenuare gli effetti delle tensioni con gli Stati Uniti, almeno nel breve periodo.
Tuttavia, l’analista avverte che il contesto attuale è più fragile rispetto al passato. Le tecnologie coinvolte – cloud, intelligenza artificiale, gestione dei dati – sono oggi al centro dello scontro strategico tra Stati Uniti e Cina. In questo scenario, la lista del Pentagono può rapidamente trasformarsi da strumento simbolico a base giuridica per future restrizioni su investimenti, forniture tecnologiche o accesso ai capitali.
Fondamentali solidi, ma il rischio pesa
Dal punto di vista dei fondamentali, il giudizio degli analisti resta complessivamente positivo. Alibaba ha chiuso ieri al Nyse a 154 dollari: 38 analisti su 43 raccomandano l’acquisto e il target price medio di 197 dollari indica un potenziale di rialzo del 28%. Baidu raccoglie 27 raccomandazioni “Buy” su 34, con un prezzo obiettivo medio di 176 dollari (upside del 29% sulla quotazione attuale).BYD, infine, conta 23 giudizi positivi su 28, con un target medio di 108 dollari, anch’esso pari a un upside del 28%.
Il messaggio per gli investitori
Il messaggio che emerge è duplice. Da un lato, i fondamentali e il consenso degli analisti continuano a sostenere le valutazioni. Dall’altro, come osserva Hillman, il rapporto rischio-rendimento sta cambiando. Possedere titoli esposti in modo diretto alle tensioni geopolitiche tra Washington e Pechino implica oggi un grado di incertezza più elevato.
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