Geopolitica in parziale distensione, ma lo shock energetico continua a guidare i mercati

08/04/2026 12:45
Geopolitica in parziale distensione, ma lo shock energetico continua a guidare i mercati

Le prime aperture diplomatiche tra Usa e Iran favoriscono un temporaneo ritorno del risk-on, con calo dei prezzi energetici. Il contesto resta tuttavia fragile, con rischio escalation ancora elevato e premio geopolitico incorporato nelle quotazioni. In Italia, l’inflazione si mantiene contenuta (+1,5% a marzo) grazie anche alle misure sui carburanti, ma emergono segnali di debolezza nel settore dei servizi, con il PMI sotto la soglia di espansione e pressioni sui costi legate a energia e carburanti.

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Geopolitica ed energia: primi segnali di distensione, ma rischio ancora elevato

Il contesto geopolitico in Medio Oriente resta il principale driver dei mercati finanziari, sebbene nelle ultime ore siano emersi i primi segnali di potenziale distensione. Lo si legge in un report a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte, che spiega come è tornato il "risk-on" sui mercati, con l’arrivo di un’intesa preliminare tra Usa e Iran per l’instaurazione di un cessate il fuoco della durata di due settimane grazie alla mediazione pakistana. L’accordo, giunto a ridosso della scadenza dell’ultimatum statunitense, prevederebbe la disponibilità da parte americana a discutere un piano in dieci punti proposto dall’Iran per la cessazione delle ostilità.

Tra gli elementi più rilevanti della proposta iraniana vi sarebbe, oltre all’interruzione degli attacchi verso la Repubblica Islamica e i suoi alleati regionali, anche il riconoscimento di una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz tra Iran e Oman, accompagnata dall’introduzione di una tariffa di transito (stimata intorno ai 2 milioni per passaggio), destinata a finanziare la ricostruzione iraniana.

La reazione di Teheran rimane tuttavia improntata alla cautela: le autorità iraniane hanno confermato la partecipazione ai negoziati, pur dichiarando una “completa sfiducia” nei confronti della controparte statunitense. I primi incontri diretti tra le parti sono attesi nei prossimi giorni in Pakistan.

Nel frattempo, sottolineano gli esperti di Intermonte, la situazione operativa nell’area resta estremamente delicata. Nel Golfo Persico risultano attualmente presenti circa 800 navi, di cui oltre la metà impegnate nel trasporto di greggio e prodotti raffinati. La ripresa regolare dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta una condizione necessaria per una stabilizzazione duratura dei mercati energetici, mentre eventuali segnali di escalation militare verrebbero interpretati negativamente dagli operatori. Nonostante le aperture diplomatiche, nella mattinata di oggi sono proseguiti attacchi iraniani verso diversi Paesi della regione, a conferma della fragilità del contesto.

Sul fronte dei mercati, osserva Intermonte, queste dinamiche si sono tradotte in un rapido riprezzamento del rischio: le quotazioni di Brent e WTI hanno registrato un calo a doppia cifra (tra il -13% e il -15%), riflettendo uno scenario percepito come meno estremo rispetto ai giorni precedenti, ma ancora caratterizzato da elevata incertezza. I prezzi dell’energia restano significativamente al di sopra dei livelli pre-conflitto, riflettendo un premio per il rischio geopolitico ancora incorporato nelle quotazioni.

Usa: lo shock energetico inizia a riflettersi sui prezzi, Fed in bilico

Le recenti dinamiche sui prezzi energetici hanno già iniziato a trasmettersi ai dati macroeconomici, evidenzia Intermonte, in particolare negli Stati Uniti. L’indice ISM manifatturiero di marzo (52,7 vs 52,3 atteso) segnala un’accelerazione significativa della componente relativa ai prezzi pagati dalle imprese (78,3 vs 70,5 a febbraio), ai massimi da metà 2022, evidenziando un aumento dei costi di produzione.

Questo avviene in un contesto in cui la componente occupazionale rimane debole (48,7 vs 48,8 precedente), indicando una domanda di lavoro ancora incerta nel settore industriale. Un quadro simile si osserva anche nell’ISM servizi (54,0, inferiore al 54,9 atteso), in calo per la prima volta negli ultimi sei mesi, nonostante la componente nuovi ordini (60,6 vs 56,8) sostenga il dato. Anche in questo caso, spiega Intermonte, la componente dei prezzi pagati (70,7 vs 67,0 atteso) evidenzia un’accelerazione superiore alle aspettative, mentre quella occupazionale risulta particolarmente debole (45,2 vs 51,0 atteso).

Sul fronte del mercato del lavoro, osserva Intermonte, il dato più recente evidenzia la creazione di 178.000 nuovi posti di lavoro (attesi 65.000), seppur accompagnata da una revisione al ribasso del dato di febbraio (da -92.000 a -133.000), con segnali di fragilità sottostante. Il tasso di disoccupazione si attesta al 4,3% (vs 4,4% atteso), ma con un tasso di partecipazione in calo. Il quadro è, secondo Intermonte, quello di un mercato del lavoro stabile e per certi versi tendente alla debolezza (l’ultimo JOLTS evidenzia 0,91 offerte di lavoro per disoccupato), situazione che permette di ipotizzare una minor pressione inflazionistica sui salari a tendere.

In ambito di politica monetaria rimarrà quindi centrale la differente priorità che la Fed darà ai suoi due mandati (piena occupazione e stabilità dei prezzi) e che guiderà le prossime mosse, con l’incognita del possibile nuovo governatore Kevin Warsh a partire da maggio. Come si legge nel report di Intermonte, il dato sull’inflazione statunitense atteso per venerdì sarà determinante per valutare l’entità della trasmissione dello shock energetico all’economia.

Europa: inflazione trainata dall’energia, Bce prudente

In Europa, le letture preliminari dei dati sull’inflazione di marzo hanno mostrato una prima accelerazione sui dati generali (+2,5% a livello di Eurozona, vs +1,9% a febbraio), come da attese guidati pressoché interamente dalle componenti energetiche. Più positive invece, secondo Intermonte, le letture dei dati core, con quello per l’Eurozona che si è attestato al +2,3% (vs +2,4% atteso), in lieve calo su febbraio, grazie alla debolezza della componente relativa ai servizi.

Il messaggio della Bce è stato di prudenza, invitando i mercati a non reagire eccessivamente prezzando un rialzo già ad aprile, eventualità sul tavolo ma relegata a scenari più estremi e scomposti. Secondo Intermonte, l’intenzione sembra quindi quella di voler guidare i mercati più a parole che con atti concreti, visto anche il profilo di crescita debole (con alcune recenti revisioni al ribasso) per l’area, su cui una politica monetaria più restrittiva graverebbe ulteriormente.

Italia: inflazione contenuta e segnali di debolezza nei servizi

In Italia, sottolinea Intermonte, il dato armonizzato sull’inflazione di marzo si è attestato a +1,5% (leggermente inferiore alle attese), beneficiando da un lato delle misure introdotte dal governo per il contenimento dei prezzi del carburante dal 19 marzo, dall’altro dalla fine delle olimpiadi che ha contribuito ad un’inflazione sui servizi in marcato rallentamento (dal +3,9% di febbraio al +2,9% di marzo).

In calo anche l’indice PMI italiano relativo ai servizi di marzo (48,8 vs 50,9 atteso), che ha mostrato una pressione sui costi principalmente legata a carburante ed energia, sebbene con alcune differenze tra i vari comparti.

Outlook: inflazione e geopolitica al centro dell’attenzione

Guardando alla settimana corrente, oltre al chiaro focus sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, secondo Intermonte il dato sull’inflazione Usa di venerdì rimane l’evento macroeconomico più osservato per meglio comprendere gli impatti di trasmissione dello shock energetico all’economia statunitense.

Prima di questa, conclude Intermonte, questa sera la pubblicazione dei verbali Fed relativi alla riunione di marzo da cui potrebbero emergere spunti sulle priorità e sul dibattito interno dell’istituto. Da monitorare anche le aste a 10 e 30 anni dei Treasury, recentemente sotto pressione per i timori inflazionistici.

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