Gli investitori continueranno a richiedere debito USA?

La direzione dei tassi รจ importante anche per il muro di debito del governo statunitense la cui scadenza รจ prevista per quest'anno e oltre, visto che giร oggi gli USA spendono di piรน per gli interessi che per la difesa
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Settimana densa di spunti macro e decisiva per i mercati. Si comincia oggi con lโEmpire State Manufacturing, produzione industriale e capacity utilization di maggio degli Stati Uniti, mentre domani sono attesi le housing starts, i building permits e gli import prices. Questi indicatori arrivano alla vigilia del meeting FOMC del 16-17 giugno, il primo guidato dal nuovo presidente Kevin Warsh. Dati forti sullโattivitร manifatturiera, housing e consumi rafforzerebbero lโoutlook di inflazione persistente (soprattutto con pressioni energetiche), riducendo le aspettative di tagli e alimentando ipotesi di rialzi dei tassi entro fine 2026. I mercati si aspettano tassi fermi (attualmente 3,50 - 3,75%). Occorrerรฒ quindi porre la massima attenzione al tono di Warsh, al dot plot e alle proiezioni: uno shift verso neutralitร o bias hawkish potrebbe rafforzare il dollaro, pesare su bond (rendimenti in salita) e creare volatilitร sulle azioni.
Mix di dati interessanti venerdรฌ scorso, sia dagli USA che dallโEuropa, che danno un quadro abbastanza chiaro di due economie che tengono ma con qualche crepa visibile. Negli Stati Uniti lo University of Michigan Consumer Sentiment preliminare di giugno ha sorpreso positivamente, salendo a 48.9 punti contro un consensus di 46 punti e dal minimo storico recente di 44.8 di maggio. Un rimbalzo di quasi 4 punti, guidato soprattutto dal calo temporaneo dei prezzi della benzina allโinizio del mese. Le famiglie, specialmente quelle a reddito piรน basso che spendono di piรน sul pieno, hanno tirato un sospiro di sollievo. Anche le aspettative di inflazione a 5 anni sono scese al 3.4% dal 3.9%, segnale positivo. Perรฒ attenzione, il livello resta storicamente basso, quasi il 20% sotto lโanno scorso. Il consumatore americano รจ ancora preoccupato per i costi energetici, lโinflazione che non molla del tutto e le tensioni geopolitiche (soprattutto Medio Oriente). Insomma, un miglioramento ma niente di rivoluzionario. I consumi, che pesano il 70% del PIL, dovrebbero reggere, ma la cautela resta alta.
In Europa, Eurostat ha pubblicato i dati del Labour Force Survey del primo trimestre 2026. Il mercato del lavoro continua a mostrare resilienza, con il tasso di occupazione (20-64 anni) salito leggermente al 76.3% dal 76.2% del trimestre precedente. La disoccupazione รจ rimasta stabile su livelli bassi e il cosiddetto โlabour market slackโ (cioรจ chi vorrebbe lavorare ma non puรฒ o non cerca attivamente) รจ sceso ulteriormente. ร un segnale di unโeconomia europea che, pur crescendo poco, continua a creare posti di lavoro e a tenere il mercato piuttosto tonico. LโItalia, tra lโaltro, ha visto uno dei migliori miglioramenti dellโoccupazione nel trimestre. I
In altre parole, gli USA mostrano un consumatore ancora sotto pressione ma che respira un poโ meglio grazie ai prezzi della benzina, mentre lโEuropa conferma una tenuta solida sul fronte occupazionale. Due facce diverse della stessa medaglia, ovvero una resilienza con fragilitร sottostanti. Mercati che probabilmente la prossima settimana prenderanno questi numeri con moderato ottimismo, ma senza esagerare.
Dall'inizio del conflitto USA/Iran il 28 febbraio scorso, il mercato รจ passato dallo scontare 2 o 3 tagli dei tassi quest'anno a prendere seriamente in considerazione la possibilitร di un rialzo dei tassi. La direzione che prenderanno i tassi รจ importante non solo per le aree dell'economia sensibili ai tassi, come l'edilizia abitativa e le costruzioni, ma anche per il muro di debito del governo statunitense la cui scadenza รจ prevista per quest'anno e oltre. A causa del massiccio indebitamento dell'era pandemica a tassi di interesse prossimi allo zero, 9 trilioni di dollari di debito pubblico dovranno essere rifinanziati entro la fine dell'anno, ora a tassi piรน vicini al 3,5% - 4%.
Rifinanziare l'ampio debito in essere a tassi piรน elevati significa costi per interessi piรน alti, ben poco rassicurante quando gli Stati Uniti spendono giร piรน in pagamenti di interessi che nella difesa nazionale. Allo stesso tempo, la preferenza del Tesoro statunitense per le emissioni a piรน breve termine suggerisce che le esigenze di rifinanziamento saranno probabilmente orientate al rialzo negli anni a venire. Al momento, il 22% del debito in essere รจ costituito da Treasury bill (con scadenza pari o inferiore a un anno). Mica poco.
L'andamento dell'inflazione resta un fattore chiave da monitorare con l'avvicinarsi dei mesi estivi. La buona notizia รจ che le aspettative di inflazione a lungo termine restano ben ancorate, moderandosi nelle ultime settimane fino ai livelli pre-bellici. Nel frattempo, il mercato obbligazionario potrebbe aver giร svolto parte del lavoro piรน gravoso al posto della Fed. Alla fine di maggio Bloomberg Economics ha stimato che il movimento di circa 50 punti base del rendimento del Treasury decennale dall'inizio della guerra aveva determinato un inasprimento delle condizioni finanziarie equivalente a circa 75 pb di rialzi dei tassi.
La domanda piรน importante รจ se gli investitori continueranno a richiedere debito statunitense. La risposta, a nostro avviso, รจ ancora un netto sรฌ. Infatti, nonostante tutta la volatilitร e l'incertezza geopolitica dell'ultimo anno, la domanda di asset statunitensi รจ ben lungi dall'essere diminuita, grazie alla profonditร dei suoi mercati finanziari, allo status di valuta di riserva del dollaro e a solidi fondamentali economici. Le partecipazioni estere in Treasury statunitensi, solo uno dei tanti fattori trainanti della domanda e hanno raggiunto il livello record di 9,5 trilioni di dollari nel primo trimestre, secondo il Tesoro statunitense.
Guardando al futuro, un cambiamento significativo nella politica monetaria della Fed (ad esempio, rialzi dei tassi rapidi e inattesi) sarebbe motivo di preoccupazione, non solo per la crescita ma anche per l'onere effettivo degli interessi sul debito in essere, che รจ rimasto relativamente stabile grazie al debito piรน vecchio a tassi piรน bassi. Questo non sembra tuttavia essere lo scenario di base di gran parte degli analisti che restano vigili sui dati relativi all'inflazione e al mercato del lavoro nei mesi a venire.
Per gli investitori, riteniamo che le aspettative sui tassi, potenzialmente in evoluzione, non fanno che rafforzare ulteriormente l'importanza della diversificazione tra le diverse classi di attivitร e al loro interno nei portafogli.
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